STIAMO SCIVOLANDO VERSO UNA DITTATURA

Titolo altisonante, direte voi; cerchiamo di non procurare allarme, e di vedere le cose in maniera positiva…ci pare di sentire l’obiezione di molti.

Ebbene, non è facile rimanere ottimisti sulla attuale limitazione delle libertà, con il clima che si sta facendo ogni giorno più pesante. Quello che si sta prefigurando, e molti segnali ce lo confermano, è una vera e propria dittatura, Oddio, solo i più anziani ce lo potrebbero confermare cosa sia una dittatura…

Ma in questa preoccupazione non siamo soli, anzi, ci sentiamo appoggiati da numerosi intellettuali che, almeno finora si può, stanno cercando di metterci in guardia. È di pochi giorni fa la pubblicazione di un intervento sconvolgente del giurista Ugo Mattei che ci ha svelato della installazione di un miliardo e quattrocento milioni di sensori, solo nel mondo occidentale. 1.400.000.000 sensori, così ci capiamo meglio. A cosa mai potrebbero servire tutti questi sensori ce lo spiega ironicamente un pezzo pubblicato da pandoratv.it , in questi giorni.

Vi proponiamo un acuto articolo di Marcello Foa, uno dei maggiori esperti di comunicazione, cui certe cose non stanno passando certo inosservate.

Aprite gli occhi sulle fake news! Sono solo un pretesto per imporre la censura. Ve lo dimostro qui

di Marcello Foa

Non è un caso. E’ un metodo. Con un pretesto, le fake news, e uno scopo finale: mettere a tacere le voci davvero libere. Attenzione, non si tratta di una questione meramente italiana bensì di quella che definirei una “corale internazionale”. Il là lo hanno dato gli Stati Uniti, dove, dopo la vittoria di Trump, è partita una massiccia campagna ispirata dagli ambienti legati al partito democratico con l’entusiastico consenso di quello repubblicano, nella consapevolezza che la prima grande e inaspettata sconfitta dell’establishment che governa gli Usa da decenni non sarebbe avvenuta senza la spinta decisiva dell’informazione non mainstream. A seguire si sono mobilitati diversi Paesi europei, la Germania in primis, ma anche la Gran Bretagna del post Brexit e, ovviamente, l’Italia, del post referendum.

Sia chiaro: il problema delle fake news esiste; soprattutto quando a diffonderle sono società o singoli a fini di lucro. Gli esempi, anche recenti, abbondano. O quando vengono usate dagli haters, gli odiatori, ovviamente senza mai esporsi in prima persona. Ma le soluzioni vanno trovate nel rispetto della libertà d’opinione e nell’ambito del sistema giudiziario del singolo Paese. La diffusione sistematica di notizie false al solo fine di generare visualizzazioni è semplicemente una truffa e in quanto tale va trattata. Il problema degli haters è più complesso. Io da sempre sostengo che bisogna avere il coraggio di mettere la faccia e che l’anonimato assoluto per chi si esprime pubblicamente non sia salutare in una vera democrazia. Anche in questo ambito si possono trovare soluzioni intelligenti ad hoc.

Le proposte che sono state formulate negli ultimi tempi – e guarda caso tutte su iniziativa del Pd – si caratterizzano, invece, per la tendenza da un lato a delegare il giudizio a organismi extragiudiziali – talvolta anche extraterritoriali – dall’altro per l’intenzione di colpire arbitrariamente le parole e dunque, facilmente, anche le idee.

Non mi credete? Eppure è così. Ricordate il decreto Gentiloni sulla schedatura di massa degli utenti web e telefonici e la misura che autorizzava una censura di fatto e contro cui ho condotto una battaglia furibonda su questo blog? La prima misura è da regime autoritario, senza precedenti in democrazia; la seconda delega all’Agcom la facoltà di valutare se un sito viola il diritto di autore e, un caso affermativo, di oscurarlo. Ovvero appropriandosi di funzioni che spettano normalmente alla magistratura.

E leggete la proposta di legge contro le Fake News annunciata da Renzi. Cito una fonte insospettabile, la Repubblica, che la definisce una legge sulle fake news che non parla di fake news. Scrive Andrea Iannuzzi:

Nel ddl elaborato dai senatori Zanda e Filippin si impone ai social network con oltre un milione di utenti la rimozione di contenuti che configurano reati che vanno dalla diffamazione alla pedopornografia, dallo stalking al terrorismo. La valutazione dei reati viene demandata ai gestori delle piattaforme, che di fatto sostituiscono il giudice: la libertà di espressione potrebbe essere a rischio. Previste sanzioni pesanti per chi non rispetta una serie di adempimenti burocratici

Persino la Repubblica – sì proprio il giornale che ha amplificato le denunce di Renzi contro le Fake News – non ha potuto esimersi dall’ammettere che così i giudici non servirebbero più, violando uno dei principi fondanti della nostra civiltà, e dal riconoscere che la libertà di opinione è in pericolo.

E non finisce qui. Sentite cosa dice Marco Carrai, amico e consigliere di Renzi, che in un’intervista al Corriere della Sera rivela:

Stiamo lavorando con uno scienziato di fama internazionale alla creazione di un “algoritmo verità”, che tramite artificial intelligence riesca a capire se una notizia è falsa. L’altra idea è creare una piattaforma di natural language processing che analizzi le fonti giornalistiche e gli articoli correlandoli e, attraverso un grafico, segnali le anomalie. A mio avviso ciò dovrebbe essere fatto anche a livello istituzionale.

Traduco: significa che un algoritmo e meccanismi di analisi semantica stabiliranno se un singolo articolo è vero o è una fake news. Scusate, ma io rabbrividisco. Queste sono tecniche da Grande Fratello, e non solo perché i criteri rimarranno inevitabilmente segreti (per impedire che vengano aggirati), ma soprattutto perché così si potranno discriminare le idee, i concetti, bannando quelli che un’autorità esterna (il gestore dei social!) riterrà inappropriati. D’altronde sta già avvenendo su Facebook e su Twitter, dove opinionisti anche conosciuti si sono visti cancellare gli account da un amministratore che, nel migliore dei casi, si presenta con un nome di battesimo (Marco, Jeff o Bill) e che decide che si sono “violate le regole della comunità”. Oggi sono ancora incidenti episodici, ma domani – sotto la minaccia di sanzioni milionarie già ventilate da Renzi – i gestori sboscheranno con l’accetta. E basterà un’”esuberanza semantica”, ad esempio scrivere zingari anziché rom, o accusare un’istituzione di diffondere dati falsi o incompleti per sparire dalla faccia del web.

Perché per gente come Renzi e Carrai e Gentiloni, tutti veri splendidi progressisti, evidentemente non può che esistere una sola Verità. Quella Ufficiale, quella certificata da loro e difesa dagli implacabili gestori dei social media, novelli guardiani dell’ordine costituito.

Cose che possono esistere solo in una “Fake Democracy”. Quella a cui ci vogliono portare.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/11/28/aprite-gli-occhi-sulle-fake-news-sono-solo-un-pretesto-per-imporre-la-censura-ve-lo-dimostro-qui/

 




UE come URSS! Vladimir Bukovskij: “Io sono già stato nel vostro futuro, e vi assicuro che non c’è niente di buono”

Riusciremo ad aprire gli occhi su quello che sta succedendo con la Unione Europea?

Sarà prudente continuare a vivere correndo e distrattamente formare le nostre opinioni senza ricorrere a qualche fonte alternativa di informazioni? Nessuno avverte la stridente contraddizione fra quello che ci dicono, parlando continuamente di libertà, di democrazia e contemporaneamente ciò che accade in termini di restrizioni delle libertà, compressioni dei più elementari diritti, ostracizzazione delle voci discordanti? Pensiamo soltanto al decreto sugli obblighi vaccinali, alla proposta di legge di Gentiloni sulla censura, alla campagna “contro le fake news” della Boldrini, a come vengano trattati dai media quelli di CitizenGO e ‘Generazione famiglia’…

Il noto dissidente sovietico Vladimir Bukovskij  prova a metterci in guardia, e dopo la sua amara esperienza (12 anni di gulag) è molto preoccupato del fatto che qui nessuno si preoccupa.

“Io sono già stato nel vostro futuro, e vi assicuro che non c’è niente di buono”. 

I sottotitoli sono a cura di byoblu.com

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=Dzw59dK0PA8




CONTINUA IL GENOCIDIO IN YEMEN A OPERA DEL REGIME SAUDITA

VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!…

Da lantidiplomatico.it

Basterebbe questo video per inorridire. Ma nell’occidente della libera informazione l’Arabia Saudita è un alleato prezioso, perché il luogotenente degli Stati Uniti nel Golfo. E quindi queste immagini non le vedrete. Le urla di questi bambini da una scuola dello Yemen non passeranno mai nel mainstream europeo.

Noi ve le mostriamo, sconsigliando la visione ad un pubblico particolarmente sensibile. Nella giornata di sabato il regime saudita ha bombardato un’accademia di polizia a Sana’a vicina a tre scuole. Le scuole erano piene, l’edificio della polizia vuoto.

Quella dell’Arabia Saudita è un vero e proprio genocidio. Per citare solo l’ultimo dei dati: secondo l’UNICEF ci sono circa 400.000 bambini nello Yemen che rischiano di morire per malnutrizione a causa del blocco terrestre, aereo e marittimo imposto dall’Arabia Saudita. Non si può dire ad alta voce per il blocco mediatico imposto. Passate parola voi.

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-immagini_forti_le_urla_dei_bambini_dello_yemen_mentre_il_regime_saudita_bombarda/82_22119/

Notizia del:

 



TWITTER HA CENSURATO TRUMP: ADESSO ABBIAMO LE PROVE

Se alcuno aveva ancora qualche dubbio che stiamo vivendo non la realtà, ma la realtà che qualcuno decide che noi viviamo, con questo ottimo articolo di Giampaolo Rossi abbiamo le dimensioni del problema; addirittura si è arrivati a censurare lo stesso presidente Trump, durante la campagna elettorale. Cadono miseramente le ipotesi di ingerenza russa (peraltro mai provate con un minimo di riscontri) e appare la realtà, senza tante storie.

Per favore, ragioniamo; se addirittura una delle persone più potenti del mondo viene censurata senza tanti problemi allora non sarebbe meglio avere un risveglio di senso critico e, come ha detto Alberto Bagnai, moltiplicare per -1 ogni notizia che ci viene propinata semplicemente pensando che la verità, sarà, con molte probabilità, l’esatto contrario di ciò che ci viene detto?

Dunque diffidare di tutte le notizie che non riportano a chiare lettere le date, i nomi, le fonti, ciò che potete vedere qui di seguito, e cominciare a ragionare con la propria testa.

Almeno proviamoci.

 

Twitter ha censurato Trump. Ecco le prove

trump-the-hashSHADOW BANNING SU TRUMP
All’inizio sembrava essere solo una voce: Twitter, uno dei più importanti social network del mondo, era entrato a gamba tesa nella campagna elettorale americana danneggiando volutamente Donald Trump e favorendo la sinistra liberal di Hillary Clinton.

I primi sospetti sorsero nel Luglio 2016, quando una serie di tweet pubblicati da Trump sul suo profilo, non erano comparsi sui feed dei follower; come se quei tweet non fossero mai esistiti. Qualcuno sospettò che Twitter avesse messo in atto un’azione di “shadow banning” tecnicamente un “gettare nell’ombra” alcuni contenuti da lui pubblicati così da non farli vedere sulle bacheche dei suoi supporter.

Qualche mese prima la rivista BuzzFeed anticipò il progetto di Twitter di introdurre una timeline algoritmica per ordinare i contenuti; cosa che preoccupò molti per il rischio che un filtro definito a monte (e non più il naturale ordine cronologico) avrebbe deciso quali tweet rendere visibili ai follower e quali no.
In altre parole, gli utenti che avrebbero pubblicato i loro contenuti non avrebbero avuto più la certezza che tutti i loro follower sarebbero stati in grado di leggerli.

Milo Yiannopoulos, eretico pensatore della destra anglo-americana ed esperto dell’universo digital, svelò come Twitter stesse creando proprio una blacklist di account non graditi a cui l’algoritmo avrebbe oscurato i messaggi impedendone la divulgazione; e tra questi, nel settore della politica, gli account conservatori e di destra.

LA CONFESSIONE DI TWITTER
Il sospetto che Twitter abbia manipolato la campagna elettorale Usa, è ora una certezza, per ammissione diretta di Sean Edgett, Consigliere generale della società di San Francisco.
Qualche giorno fa, in audizione alla Commissione Giustizia del Senato americano, il manager ha ammesso che Twitter ha svolto un’azione di censura su alcuni contenuti vitali nella campagna elettorale, ufficialmente per arginare le azioni di spam.

Dopo aver spiegato che Twitter è impegnato a fornire un servizio che favorisce e facilita il dibattito democratico libero e aperto, per promuovere un cambiamento positivo nel mondo”ha spiegato che durante la campagna elettorale  i tecnici della piattaforma social  hanno contribuito a mitigare l’impatto dei Tweets automatizzati che pomuovevano l’hashtag #PodestaEmails, nato dalla pubblicazione di migliaia di email da parte di Wikileaks” relative a John Podesta il potente capo della campagna elettorale della Clinton.
In altre parole Twitter (dietro la scusa degli spam) ha censurato molti tweet di Wikileaks che trattavano lo scandalo di intrighi e illegalità in cui è stata coinvolta Hillary Clinton ed il suo potente collaboratore.

“Dei circa 426.000 tweet pubblicati in due mesi da 57.000 utenti” ha dichiarato Edgett , “il 25% di quelli che usavano l’hashtag #PodestaEmails e il 48% di quelli che usavano l’hashtag DNCLeaks” sono stati oscurati.

LA BALLA DEI RUSSI
Il manager di Twitter ha rivelato anche che “meno del 4% dei Tweets contenenti l’hashtag #PodestaEmails è venuto da account con potenziali collegamenti con la Russia”; e solo il 2% di quelli con #DNCLeaks.

Se si mostrasse il dato degli account italiani o inglesi che hanno utilizzato questi hashtag, probabilmente ci troveremo percentuali più alte; dimostrazione ennesima che la famosa ingerenza russa nella campagna elettorale di Trump è una balla colossale.

twitter-jail-AP-640x480E LA NEUTRALITÀ?
Questa è la prova che Twitter spesso non svolge una funzione neutra nel processo di comunicazione globale; ma entra in campo, si schiera, prende posizioni politiche a favore o contro candidati o battaglie politiche.

D’altro canto Adam Sharp uno dei capi di Twitter e già consulente strategico del Partito Democratico, lo anticipò in un’intervista nel Gennaio 2016; in quell’occasione disse che soldi, endorsement o strutture territoriali “sono ormai secondarie per fornire un messaggio convincente alla base degli elettori” e che strumenti come Twitter avrebbero consentito di “bypassare” gli strumenti tradizionali delle campagne elettorali.

Trump l’ha capito, per questo è stato il candidato presidenziale che ha meno investito in campagne sul mainstream (pur avendo la maggiore disponibilità economica) e ha più lavorato sui social network. Anche Twitter l’ha capito, per questo ha cercato di boicottarlo.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/11/05/twitter-ha-censurato-trump-ecco-le-prove/?mobile_detect=false


Su Twitter: @GiampaoloRossi




Putin stringe le maglie della rete, ma in Italia andiamo peggio, molto peggio.

Il fattore di pericolo più grande da noi in Italia non è che stiamo scivolando in una dittatura, ma il fatto che nessuno dice niente. Oggi sta per essere approvata una delle peggiori leggi bavaglio della libera espressione dei cittadini e la notizia passa del tutto inosservata; tuttavia veniamo a sapere che “Putin il terribile” in Russia vuole limitare la libertà – e con che enfasi ce lo dice Repubblica.

I principali periodici oramai possiamo chiamarli collaborazionisti del potere, perché l’unica cosa che fanno è sviare le nostre percezioni verso  scenari inesistenti semplicemente per nasconderci la realtà. Postiamo questo video per tutti quelli che non sono ancora arrivati a byoblu.com di Claudio Messora che sta facendo un lavoro di primaria importanza, specialmente nel deprimente panorama italiano dell’informazione, anzi, della disinformazione.

Fonte: http://www.byoblu.com/post/video-dal-web/stretta-di-putin-sulla-rete-ma-i-media-non-vi-dicono-che




Pandora TV, un’altra visione del mondo




Orrore! Gentiloni ce l’ha quasi fatta: potrete essere censurati e schedati sul web

Finora siamo stati abbastanza equidistanti e neutrali, ma ciò che sta accadendo in Italia ha raggiunto livelli effettivamente preoccupanti. Marcello Foa aveva già scritto sull’argomento e noi lo avevamo puntualmente postato. Ma l’incubo della censura Orwelliana sembra passare dalla fantasia alla realtà, almeno che qualcuno non si muova, nella prossima legislatura…

Ci facciamo interpreti dell’appello accorato da parte di molti cittadini: CI FATE VOTARE PER FAVORE???

Orrore! Gentiloni ce l’ha quasi fatta: potrete essere censurati e schedati sul web

 

pd censuraI lettori di questo blog ricordano la battaglia condotta, all’inizio del mese, contro l’approvazione del disegno di legge del premier Gentiloni che introduceva due provvedimenti gravissimi, all’articolo 2:

– i dati internet e telefonici potranno essere conservati per 6 anni, il che significa autorizzare la schedatura di massa

– l’Agcom, ovvero l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, avrà il potere di intervenire sulle comunicazioni elettroniche dei cittadini italiani a tutela del diritto di autore, impedendo, all’occorrenza, l’accesso ai siti “in infrazione”; il che significa spalancare di fatto le porte alla censura sul web con il pretesto di infrazioni marginali, come la pubblicazione di una foto scaricata da un motore di ricerca.

Notate bene: nessun Paese democratico contempla misure così severe. Lo scorso 5 ottobre, il Senato avrebbe dovuto votare il disegno di legge, infilato furbescamente nel decreto mille proroghe, per non dare nell’occhio. Da notare che era già stato approvato alla Camera e dunque si trattava del voto definitivo, contro il quale il sottoscritto e altri opinionisti hanno lanciato impellenti e drammatici appelli.

Nei giorni successivi ho cercato di sapere com’era andata. Sui giornali neanche una riga e come poteva essere diversamente? A parte il Fatto Quotidiano, che ha svelato la vicenda, e ilgiornale.it, nessuno ne ha parlato. Tutti zitti, tutti, forse, inconsapevoli.

E allora mi sono attivato da solo. Non avendo mai fatto il giornalista parlamentare e non possedendo la necessaria dimestichezza con tali atti, mi sono rivolto al portavoce del Senato, Alessio Pasquini, mettendo in copia la segreteria. Di solito queste richieste vengono trattate dall’Ufficio stampa.  E  quello di un Parlamento, di solito, risponde. E invece… sì, lo avete capito. Sto ancora aspettando la risposta.

Allora mi sono rivolto alla senatrice Ornella Bertorotta, del Movimento 5 Stelle, che un paio di anni fa mi aveva invitato a parlare a un convegno di politica internazionale a Palazzo Madama. Molto cortesemente la senatrice Bertorotta, che ringrazio, mi ha risposto inviandomi lo stenografico di quella seduta, che trovate qui. Vorrei tanto sbagliarmi ma leggendo questo resoconto risulta che gli emendamenti presentati per togliere o correggere quei due passaggi sono stati bocciati, mentre l’articolo 2 è stato approvato.

E allora è legge? Non ancora, per fortuna. Il disegno 2886 non è ancora stato approvato perché su un articolo, il numero 5, è mancato il numero legale. Dunque l’approvazione definitiva è stata rinviata ad altre sedute.

Insomma, si è guadagnato tempo e l’unica speranza è che, nell’imminenza dello scioglimento della Camere, il provvedimento venga rinviato alla prossima legislatura. E chissà che una nuova maggioranza… Insomma, ci vorrebbe un miracolo.

Resta, purtroppo, che l’articolo 2 sia stato approvato ovvero  il premier Gentiloni e il suo Partito il PD sono a un passo dall’ottenere quel che si prefiggevano: predisporre misure da Grande Fratello Orwelliano per schedare le opinioni di tutti gli italiani e poter censurare i siti davvero scomodi, magari col pretesto sempre molto di moda delle Fake News.

Indovinate un po’ quali siti saranno oggetto di premurose attenzioni?

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/10/22/orrore-gentiloni-ce-lha-quasi-fatta-potrete-essere-censurati-e-schedati-sul-web/

 

 




You Tube cede! Ha tolto la censura a Rinaldi. Il merito è anche vostro, cari lettori

You tube che torna sui suoi passi fa un certo effetto. Lo nota Marcello Foa che il 9 ottobre aveva scritto sul suo blog un commento sulla censura operata dal gigante della rete, a quanto pare abbastanza sensibile alle proteste, che, dobbiamo convenirne, non sono del tutto inutili.

Congratulations!

 

 

You Tube cede! Ha tolto la censura a Rinaldi.

Il merito è anche vostro, cari lettori

 

la-libertà-non-è-un-bavaglioOgni tanto una buona notizia: You Tube, che aveva rimosso senza spiegazioni il canale di Scenari Economici, respingendo il ricorso di Antonio Rinaldi, ha fatto marcia indietro e lo ha ripristinato.

Lo ha annunciato la redazione , ringraziando tutti coloro che lo hanno sostenuto. Sono citato anch’io ed è citato anche il giornale.it, che ospita questo blog e che aveva dato spazio al mio post. Evidentemente anche un colosso come You Tube non ha potuto ignorare le proteste della Rete. E’una bella vittoria ed è una nostra vittoria: di tutti i pensatori liberi e di voi, cari lettori, grazie al vostro splendido, intenso contributo a questa battaglia.

Approfitto per segnalare che il disegno di legge sulla sorveglianza di massa e sulla censura sul web non è ancora entrato in vigore. La votazione di venerdì scorso in Senato è fallita per mancanza del numero legale. Il governo pare che ci stia riprovando in queste ore: vi aggiorno appena ho informazioni sicure. Anche qui non è detta l’ultima parola…

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/10/11/you-tube-cede-ha-tolto-la-censura-a-rinaldi-il-merito-e-anche-vostro-cari-lettori/




In un’immagine, il motivo per cui i media fanno schifo

Ci associamo alla nota di Claudio Messora, senza commenti.

In un’immagine, il motivo per cui i media fanno schifo

Questa è piazza Montecitorio in questo momento, 11 ottobre 2017:

Piazza Montecitorio 11 ottobre 2017

Parliamo del Parlamento italiano, e degli italiani che protestano per la fiducia su una legge elettorale cucita su misura dei banditi che hanno sequestrato la politica da decine di anni. E insieme alla politica, tutti gli italiani onesti.

Aiutami a continuare a fare informazione libera

Nello stesso momento, mentre migliaia di connazionali si riversano fuori dalla Camera dei Deputati (non fuori dal consiglio comunale dell’ultimo dei paesini di un comune di montagna), prendiamo due redazioni di telegiornali a caso, SkyTG24 e TGCom, e vediamo di cosa si occupano.

Ecco una schermata tratta da SkyTg24:

SKyTg24 Spagna

SkyTg24 si occupa della Catalogna mentre a Roma infiamma la protesta contro un Parlamento di nominati che sta per rubare altri 5 anni di potere.

Ecco una schermata tratta da TgCom24

TgCom24 si occupa della Catalogna mentre a Roma infiamma la protesta contro un Parlamento di nominati che sta per rubare altri 5 anni di potere.

TgCom24 si occupa della Catalogna mentre a Roma infiamma la protesta contro un Parlamento di nominati che sta per rubare altri 5 anni di potere.

Quello che sta succedendo in Spagna, intendiamoci, è pur importante, ma quello che sta succedendo in Italia lo è di più. Lo è perché investe direttamente il nostro futuro. È come se i media spagnoli, in questo momento, anziché occuparsi di Rajoi e del suo discorso, stessero facendo dirette e servizi su Piazza Montecitorio. Sarebbe mai pensabile?

Ebbene, il motivo per cui lo fanno è chiaro: i media sono l’espressione diretta di quel potere che viene garantito, ogni volta, da leggi elettorali incostituzionali, che riempiono i parlamenti di parlamentari illegittimi, che usurpano la democrazia senza nessuna corrispondenza con la volontà popolare, di cui il voto dovrebbe essere espressione.

Questa legge elettorale, e la fiducia che viene posta dal Governo per blindarla, è la loro unica possibilità di continuare ad esistere e giustificare strutture, stipendi, poltrone e quell’influenza necessaria per dipingere una realtà che gli italiani possano guardare, comodamente sdraiati sul divano, e credere a illusioni e miraggi, mentre il poterificio che tritura e sminuzza i loro diritti continua ad agire indisturbato, sotto al loro naso.

Il vero nemico, oggi, è il controllo totalitario dell’informazione. Aperto un varco in questa fortezza che appare inespugnabile, il resto si sgretolerebbe come un castello di sabbia sotto ai piedi di un bambino.

Fonte: http://www.byoblu.com/post/2017/10/11/unimmagine-motivo-cui-media-fanno-schifo.aspx#more-45433




YOU TUBE TAPPA LA BOCCA AD ANTONIO RINALDI. È GRAVISSIMO

Ci sentiamo autorizzati a dire che stiamo avviando verso un regime di tipo dittatoriale seppure sotto le sembianze di un regime democratico che ancora si mette a legiferare con velleità antifasciste (legge Fiano).
 
DIFFONDETE QUESTO ARTICOLO DI MARCELLO FOA, apparso sul suo blog e ripreso anche da Megachip Globalist.
 

LA CENSURA AVANZA:

You Tube tappa la bocca ad Antonio Rinaldi. E’ gravissimo!

FreedomQualcuno nei giorni scorsi ha accolto con incredulità la notizia del disegno di legge voluto dal piccolo Grande Fratello Paolo Gentiloni per imporre la sorveglianza di massa sul web – da oggi lo Stato italiano monitorerà per 6 anni tutta la vostra attività sul web, incluse le chat! – e la censura, impedendo ai singoli utenti di accedere a siti scomodi (leggi qui e qui). Il pretesto è quello della violazione del copyright, che in internet significa poter censurare praticamente qualunque sito. Basterà che appaia una foto scaricata dai motori di ricerca e non autorizzata per venire “bannati”.

Lo ripeto da settimane: il disegno, a livello internazionale, è di mettere a tacere le voci davvero libere e, soprattutto, quelle che promuovono idee contrarie al mainstream. Ad esempio quelle di chi si oppone all’euro.

L’opera di normalizzazione avanza rapidamente. In Francia nei giorni scorsi hanno chiuso il blog di un economista del calibro di Jacques Sapir, colpevole di essere troppo eretico, di smontare da tempo i falsi miti della moneta unica e di non essere allineato all’establishment, men che meno al piccolo Napoleone Emmanuel Macron.

Schermata 2017-10-08 alle 19.09.44Ora vengo a scoprire che You Tube ha chiuso il canale video di Scenarieconomici.it , il sito di Antonio Rinaldi, un altro esponente del fronte no euro. La colpa? Misteriosa. Nella notifica ricevuta da Rinaldi si parla di “ripetute e gravi violazioni delle regole della community” ma non si precisa quali. Come un vero Grande Fratello, You Tube decide di censurare un canale, vestendo al contempo i panni dell’inquisitore e del giudice. Già perché a vagliare il ricorso presentato da Rinaldi è stata la stessa You Tube, respingendolo ovviamente.

Io non posso che esprimere la mia totale, indignata solidarietà ad Antonio Rinaldi, rilevando con rabbia il silenzio dei giornalisti, che non hanno scritto nulla sul disegno di legge Gentiloni e nemmeno sulla censura a Rinaldi. In un caso e nell’altro, siamo stati Claudio Messora (qui l’intervista di Byoblu a Rinaldi) ed io a urlare la nostra indignazione. In perfetta solitudine mediatica.

I miei due post contro il gravissimo disegno di legge del finto buonista Gentiloni sono stati letti in poche ore da oltre 100 mila persone. Numeri impressionanti per un blog. Incoraggianti. Ma quel che sta avvenendo è gravissimo. Chi sarà il prossimo a venire censurato?

La battaglia di Antonio Rinaldi, di Alberto Bagnai, di Claudio Messora, di Enrica Perrucchietti, di Pino Cabras,  degli anticonformisti de Gli Occhi della Guerra,  mia e di altri pensatori liberi, di qualunque orientamento politico, continuerà; cambiando piattaforme e canali all’occorrenza.

Ma mai come ora abbiamo bisogno di voi. Unite le vostre voci al nostro dissenso!  Dimostrate che siamo tanti, tantissimi e che non vi lascerete intimidire!

Difendete, come noi e con noi, la libertà e la democrazia!

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Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/10/09/la-censura-avanza-you-tube-tappa-la-bocca-a-claudio-rinaldi-e-gravissimo/