“La verità ha sempre una sua bellezza”. Alberto Bagnai cita il nostro blog!

Riportiamo con orgoglio il frame in cui Alberto Bagnai cita il nostro blog, anche se con una piccola inesattezza, infatti parla di “unire i puntini” invece di “unire i punti”, ma al Nostro si perdona questo ed altro…

 

Con l’occasione vi raccomandiamo vivamente di ascoltare per intero la conferenza in occasione della presentazione della seconda edizione del libro di Marcello Foa “Gli stregoni della notizia” cui ha partecipato anche Vladimiro Giacché.

Fondamentale ascoltare gli interventi dei nostri tre eroi della dissidenza, in quanto ognuno di essi apporta un contributo assolutamente ineludibile per interpretare in maniera corretta i gravi processi di censura dell’informazione in atto. Inoltre è importante soffermarsi sul fatto che partecipino alla stessa conferenza, con grande armonia, “un comunista, un liberale ed un keynesiano” (Bagnai dixit); questo ci deve far riflettere sul fatto che l’approccio all’attuale situazione da “destra” o da “sinistra”, cioè prettamente ideologico, sia semplicemente obsoleto.

La sfida che abbiamo dinanzi oggi è se capiamo che l’Unione Europea sia una colossale trappola ad opera delle élites finanziarie (dei “padroni universali” – definizione di Giulietto Chiesa) oppure se continuiamo a considerarla pedissequamente come ce la vorrebbero vendere; un altissimo valore, una realtà metafisica, dunque ineluttabile, da accettare in ogni caso.

In un altro intervento il professor Bagnai notava che in presenza di forti compressioni sui diritti dei lavoratori l’unica strada per mantenere una qualche stabilità del sistema fosse una proporzionale manipolazione del sistema dell’informazione. Questo è il nodo centrale attorno al quale si dipanano gli acutissimi interventi dei nostri tre intellettuali cui va tutto il nostro plauso.

Fonte: byoblu.com




Attenti, Twitter prepara la censura invisibile

Ancora un importante articolo di Marcello Foa, apparso sul suo seguitissimo blog, riguardante la grave situazione della censura che sta avanzando ovunque, che sta avanzando in Italia. La cosa ci riguarda, da vicino. Chiaro che quando i diritti della maggioranza (i lavoratori dipendenti) vengono calpestati il dissenso nella società aumenta, e il conflitto sociale si accende. Come fare a governare la situazione?

Esiste solo una soluzione: silenziare il dissenso, e costruire una informazione preconfezioata, da un lato distraendo l’opinione pubblica con scandali dati per essere di grandissima importanza e dall’altra diffondendo notizie rigorosamente false; in tal modo la popolazione si divide e si accapiglia su questioni di poco conto, e poi non riesce ad individuare l’avversario. “Sono corrotti, hanno stipendi altissimi, e vitalizzi…”

Divide et impera, dice il vecchio adagio.

Sulla censura avevamo già parlato, su questo blog, sempre postando un articolo di Foa, con all’interno alcuni importanti link, e a proposito della proposta legge di Gentiloni.

La situazione purtroppo è in evoluzione, nel senso peggiorativo del termine; Twitter, un mezzo che finora è servito alla dissidenza per rendere virali importanti notizie accuratamente nascosteci dai media mainstream (di regime),  adesso si organizza per una scrupolosa censura dei contenuti scomodi.

Leggere per credere.

di Marcello Foa

Attenti, Twitter prepara la censura invisibile

twitterMissione compiuta: ieri ho consegnato all’editore Guerini il testo completo del secondo atto de Gli Stregoni della notizia, che è risultato molto più ampio e completo di quanto ipotizzassi quando ho iniziato a scriverlo. Che estenuante e splendida esperienza, scrivere un libro. Giorno dopo giorno la penna migliora: dapprima avanza faticosa, un po’ arruginita, com’è inevitabile quando hai perso l’abitudine, poi inizia a scorrere, sempre più veloce, sempre più incisiva. Alla fine sei esausto e ti dici: che follia, mai più. Ma menti a te stesso e ricordi lo scrittore Giovanni Arpino il quale diceva che dopo ogni opera aveva l’impressione di non sentire più le mani e provava un senso di nausea alla vista della tastiera, ma dopo poche ora non poteva esimersi dal riprendere a scrivere.

Di questo mio nuovo saggio vi parlerò più a lungo nei prossimi giorni. Oggi voglio rendervi attenti a una notizia che pochissime testate hanno dato e che, invece, è tanto importante quanto inquietanze. Pochi giorni fa un’inchiesta di Project Veritas ha rivelato che Twitter sta lavorando alacremente a misure che, una volta introdotte, limiteranno la vostra libertà di esprimervi. A confessarlo sono stati alcuni ingegneri della società, captando le loro confidenze con una camera nascosta durante le feste natalizie. Un po’ come fa Report, per intenderci. Non immaginando di essere registrati si sono lasciati andare. Pochi ne hanno parlato in Italia e chi lo ha fatto  (come Repubblica) si è soffermato sulle indiscrezioni riguardo la violazione della privacy: Twitter scandaglierebbe i messaggi per raccogliere informazioni private e archivierebbe tutti i messaggi diretti, anche quelli cancellati, per poterli consegnare al Dipartimento di Giustizia qualora li richieda, anche a distanza di anni. Naturalmente alla vostra e alla nostra insaputa. Esploso lo scandalo, la società naturalmente ha negato sostenendo  di” far rispettare le nostre regole senza pregiudizi e responsabilizzando ogni voce sulla nostra piattaforma“.

Ma ben più inquietante è un altro progetto: quello del cosiddetto “shadow banning” ovvero una “censura ombra” o, più propriamente, invisibile, che permetterà di escludere un utente senza che egli se ne accorga ovvero: voi continuerete a twittare ma nessuno vedrà più  i vostri cinguettii. Progetto a cui si accompagna l’algoritmo che consente di individuare e di schedare gli utenti in base alle idee politiche , con le conseguenze che potrete facilmente immaginare: quelle gradite all’establishment avranno visibilità, quelle sgradite e anticonformiste saranno confinate in una bolla, private della virtù di Twitter: la viralità.

E’ improbabile che gli ingegneri si siano inventati tutto. E’ un segnale inquietante che, purtroppo, conferma la tendenza in atto. Quella parola “shadow banning” suona sinistramente profetica del mondo che stanno cercando di costruire, in cui la libertà d’opinione sarà più apparente che reale. E in cui prevarrà,  e di gran lunga, la verità omologata, che non morde, che non fa male, che acquieta le coscienze. Un mondo che bisogna denunciare adesso, con coraggio, per impedire che si realizzi.  Io non mi tiro indietro.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2018/01/17/ebbene-si-twitter-prepara-la-censura-invisibile/

 




STIAMO SCIVOLANDO VERSO UNA DITTATURA

Titolo altisonante, direte voi; cerchiamo di non procurare allarme, e di vedere le cose in maniera positiva…ci pare di sentire l’obiezione di molti.

Ebbene, non è facile rimanere ottimisti sulla attuale limitazione delle libertà, con il clima che si sta facendo ogni giorno più pesante. Quello che si sta prefigurando, e molti segnali ce lo confermano, è una vera e propria dittatura, Oddio, solo i più anziani ce lo potrebbero confermare cosa sia una dittatura…

Ma in questa preoccupazione non siamo soli, anzi, ci sentiamo appoggiati da numerosi intellettuali che, almeno finora si può, stanno cercando di metterci in guardia. È di pochi giorni fa la pubblicazione di un intervento sconvolgente del giurista Ugo Mattei che ci ha svelato della installazione di un miliardo e quattrocento milioni di sensori, solo nel mondo occidentale. 1.400.000.000 sensori, così ci capiamo meglio. A cosa mai potrebbero servire tutti questi sensori ce lo spiega ironicamente un pezzo pubblicato da pandoratv.it , in questi giorni.

Vi proponiamo un acuto articolo di Marcello Foa, uno dei maggiori esperti di comunicazione, cui certe cose non stanno passando certo inosservate.

Aprite gli occhi sulle fake news! Sono solo un pretesto per imporre la censura. Ve lo dimostro qui

di Marcello Foa

Non è un caso. E’ un metodo. Con un pretesto, le fake news, e uno scopo finale: mettere a tacere le voci davvero libere. Attenzione, non si tratta di una questione meramente italiana bensì di quella che definirei una “corale internazionale”. Il là lo hanno dato gli Stati Uniti, dove, dopo la vittoria di Trump, è partita una massiccia campagna ispirata dagli ambienti legati al partito democratico con l’entusiastico consenso di quello repubblicano, nella consapevolezza che la prima grande e inaspettata sconfitta dell’establishment che governa gli Usa da decenni non sarebbe avvenuta senza la spinta decisiva dell’informazione non mainstream. A seguire si sono mobilitati diversi Paesi europei, la Germania in primis, ma anche la Gran Bretagna del post Brexit e, ovviamente, l’Italia, del post referendum.

Sia chiaro: il problema delle fake news esiste; soprattutto quando a diffonderle sono società o singoli a fini di lucro. Gli esempi, anche recenti, abbondano. O quando vengono usate dagli haters, gli odiatori, ovviamente senza mai esporsi in prima persona. Ma le soluzioni vanno trovate nel rispetto della libertà d’opinione e nell’ambito del sistema giudiziario del singolo Paese. La diffusione sistematica di notizie false al solo fine di generare visualizzazioni è semplicemente una truffa e in quanto tale va trattata. Il problema degli haters è più complesso. Io da sempre sostengo che bisogna avere il coraggio di mettere la faccia e che l’anonimato assoluto per chi si esprime pubblicamente non sia salutare in una vera democrazia. Anche in questo ambito si possono trovare soluzioni intelligenti ad hoc.

Le proposte che sono state formulate negli ultimi tempi – e guarda caso tutte su iniziativa del Pd – si caratterizzano, invece, per la tendenza da un lato a delegare il giudizio a organismi extragiudiziali – talvolta anche extraterritoriali – dall’altro per l’intenzione di colpire arbitrariamente le parole e dunque, facilmente, anche le idee.

Non mi credete? Eppure è così. Ricordate il decreto Gentiloni sulla schedatura di massa degli utenti web e telefonici e la misura che autorizzava una censura di fatto e contro cui ho condotto una battaglia furibonda su questo blog? La prima misura è da regime autoritario, senza precedenti in democrazia; la seconda delega all’Agcom la facoltà di valutare se un sito viola il diritto di autore e, un caso affermativo, di oscurarlo. Ovvero appropriandosi di funzioni che spettano normalmente alla magistratura.

E leggete la proposta di legge contro le Fake News annunciata da Renzi. Cito una fonte insospettabile, la Repubblica, che la definisce una legge sulle fake news che non parla di fake news. Scrive Andrea Iannuzzi:

Nel ddl elaborato dai senatori Zanda e Filippin si impone ai social network con oltre un milione di utenti la rimozione di contenuti che configurano reati che vanno dalla diffamazione alla pedopornografia, dallo stalking al terrorismo. La valutazione dei reati viene demandata ai gestori delle piattaforme, che di fatto sostituiscono il giudice: la libertà di espressione potrebbe essere a rischio. Previste sanzioni pesanti per chi non rispetta una serie di adempimenti burocratici

Persino la Repubblica – sì proprio il giornale che ha amplificato le denunce di Renzi contro le Fake News – non ha potuto esimersi dall’ammettere che così i giudici non servirebbero più, violando uno dei principi fondanti della nostra civiltà, e dal riconoscere che la libertà di opinione è in pericolo.

E non finisce qui. Sentite cosa dice Marco Carrai, amico e consigliere di Renzi, che in un’intervista al Corriere della Sera rivela:

Stiamo lavorando con uno scienziato di fama internazionale alla creazione di un “algoritmo verità”, che tramite artificial intelligence riesca a capire se una notizia è falsa. L’altra idea è creare una piattaforma di natural language processing che analizzi le fonti giornalistiche e gli articoli correlandoli e, attraverso un grafico, segnali le anomalie. A mio avviso ciò dovrebbe essere fatto anche a livello istituzionale.

Traduco: significa che un algoritmo e meccanismi di analisi semantica stabiliranno se un singolo articolo è vero o è una fake news. Scusate, ma io rabbrividisco. Queste sono tecniche da Grande Fratello, e non solo perché i criteri rimarranno inevitabilmente segreti (per impedire che vengano aggirati), ma soprattutto perché così si potranno discriminare le idee, i concetti, bannando quelli che un’autorità esterna (il gestore dei social!) riterrà inappropriati. D’altronde sta già avvenendo su Facebook e su Twitter, dove opinionisti anche conosciuti si sono visti cancellare gli account da un amministratore che, nel migliore dei casi, si presenta con un nome di battesimo (Marco, Jeff o Bill) e che decide che si sono “violate le regole della comunità”. Oggi sono ancora incidenti episodici, ma domani – sotto la minaccia di sanzioni milionarie già ventilate da Renzi – i gestori sboscheranno con l’accetta. E basterà un’”esuberanza semantica”, ad esempio scrivere zingari anziché rom, o accusare un’istituzione di diffondere dati falsi o incompleti per sparire dalla faccia del web.

Perché per gente come Renzi e Carrai e Gentiloni, tutti veri splendidi progressisti, evidentemente non può che esistere una sola Verità. Quella Ufficiale, quella certificata da loro e difesa dagli implacabili gestori dei social media, novelli guardiani dell’ordine costituito.

Cose che possono esistere solo in una “Fake Democracy”. Quella a cui ci vogliono portare.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/11/28/aprite-gli-occhi-sulle-fake-news-sono-solo-un-pretesto-per-imporre-la-censura-ve-lo-dimostro-qui/

 




UE come URSS! Vladimir Bukovskij: “Io sono già stato nel vostro futuro, e vi assicuro che non c’è niente di buono”

Riusciremo ad aprire gli occhi su quello che sta succedendo con la Unione Europea?

Sarà prudente continuare a vivere correndo e distrattamente formare le nostre opinioni senza ricorrere a qualche fonte alternativa di informazioni? Nessuno avverte la stridente contraddizione fra quello che ci dicono, parlando continuamente di libertà, di democrazia e contemporaneamente ciò che accade in termini di restrizioni delle libertà, compressioni dei più elementari diritti, ostracizzazione delle voci discordanti? Pensiamo soltanto al decreto sugli obblighi vaccinali, alla proposta di legge di Gentiloni sulla censura, alla campagna “contro le fake news” della Boldrini, a come vengano trattati dai media quelli di CitizenGO e ‘Generazione famiglia’…

Il noto dissidente sovietico Vladimir Bukovskij  prova a metterci in guardia, e dopo la sua amara esperienza (12 anni di gulag) è molto preoccupato del fatto che qui nessuno si preoccupa.

“Io sono già stato nel vostro futuro, e vi assicuro che non c’è niente di buono”. 

I sottotitoli sono a cura di byoblu.com

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=Dzw59dK0PA8




CONTINUA IL GENOCIDIO IN YEMEN A OPERA DEL REGIME SAUDITA

VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!…

Da lantidiplomatico.it

Basterebbe questo video per inorridire. Ma nell’occidente della libera informazione l’Arabia Saudita è un alleato prezioso, perché il luogotenente degli Stati Uniti nel Golfo. E quindi queste immagini non le vedrete. Le urla di questi bambini da una scuola dello Yemen non passeranno mai nel mainstream europeo.

Noi ve le mostriamo, sconsigliando la visione ad un pubblico particolarmente sensibile. Nella giornata di sabato il regime saudita ha bombardato un’accademia di polizia a Sana’a vicina a tre scuole. Le scuole erano piene, l’edificio della polizia vuoto.

Quella dell’Arabia Saudita è un vero e proprio genocidio. Per citare solo l’ultimo dei dati: secondo l’UNICEF ci sono circa 400.000 bambini nello Yemen che rischiano di morire per malnutrizione a causa del blocco terrestre, aereo e marittimo imposto dall’Arabia Saudita. Non si può dire ad alta voce per il blocco mediatico imposto. Passate parola voi.

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-immagini_forti_le_urla_dei_bambini_dello_yemen_mentre_il_regime_saudita_bombarda/82_22119/

Notizia del:

 



TWITTER HA CENSURATO TRUMP: ADESSO ABBIAMO LE PROVE

Se alcuno aveva ancora qualche dubbio che stiamo vivendo non la realtà, ma la realtà che qualcuno decide che noi viviamo, con questo ottimo articolo di Giampaolo Rossi abbiamo le dimensioni del problema; addirittura si è arrivati a censurare lo stesso presidente Trump, durante la campagna elettorale. Cadono miseramente le ipotesi di ingerenza russa (peraltro mai provate con un minimo di riscontri) e appare la realtà, senza tante storie.

Per favore, ragioniamo; se addirittura una delle persone più potenti del mondo viene censurata senza tanti problemi allora non sarebbe meglio avere un risveglio di senso critico e, come ha detto Alberto Bagnai, moltiplicare per -1 ogni notizia che ci viene propinata semplicemente pensando che la verità, sarà, con molte probabilità, l’esatto contrario di ciò che ci viene detto?

Dunque diffidare di tutte le notizie che non riportano a chiare lettere le date, i nomi, le fonti, ciò che potete vedere qui di seguito, e cominciare a ragionare con la propria testa.

Almeno proviamoci.

 

Twitter ha censurato Trump. Ecco le prove

trump-the-hashSHADOW BANNING SU TRUMP
All’inizio sembrava essere solo una voce: Twitter, uno dei più importanti social network del mondo, era entrato a gamba tesa nella campagna elettorale americana danneggiando volutamente Donald Trump e favorendo la sinistra liberal di Hillary Clinton.

I primi sospetti sorsero nel Luglio 2016, quando una serie di tweet pubblicati da Trump sul suo profilo, non erano comparsi sui feed dei follower; come se quei tweet non fossero mai esistiti. Qualcuno sospettò che Twitter avesse messo in atto un’azione di “shadow banning” tecnicamente un “gettare nell’ombra” alcuni contenuti da lui pubblicati così da non farli vedere sulle bacheche dei suoi supporter.

Qualche mese prima la rivista BuzzFeed anticipò il progetto di Twitter di introdurre una timeline algoritmica per ordinare i contenuti; cosa che preoccupò molti per il rischio che un filtro definito a monte (e non più il naturale ordine cronologico) avrebbe deciso quali tweet rendere visibili ai follower e quali no.
In altre parole, gli utenti che avrebbero pubblicato i loro contenuti non avrebbero avuto più la certezza che tutti i loro follower sarebbero stati in grado di leggerli.

Milo Yiannopoulos, eretico pensatore della destra anglo-americana ed esperto dell’universo digital, svelò come Twitter stesse creando proprio una blacklist di account non graditi a cui l’algoritmo avrebbe oscurato i messaggi impedendone la divulgazione; e tra questi, nel settore della politica, gli account conservatori e di destra.

LA CONFESSIONE DI TWITTER
Il sospetto che Twitter abbia manipolato la campagna elettorale Usa, è ora una certezza, per ammissione diretta di Sean Edgett, Consigliere generale della società di San Francisco.
Qualche giorno fa, in audizione alla Commissione Giustizia del Senato americano, il manager ha ammesso che Twitter ha svolto un’azione di censura su alcuni contenuti vitali nella campagna elettorale, ufficialmente per arginare le azioni di spam.

Dopo aver spiegato che Twitter è impegnato a fornire un servizio che favorisce e facilita il dibattito democratico libero e aperto, per promuovere un cambiamento positivo nel mondo”ha spiegato che durante la campagna elettorale  i tecnici della piattaforma social  hanno contribuito a mitigare l’impatto dei Tweets automatizzati che pomuovevano l’hashtag #PodestaEmails, nato dalla pubblicazione di migliaia di email da parte di Wikileaks” relative a John Podesta il potente capo della campagna elettorale della Clinton.
In altre parole Twitter (dietro la scusa degli spam) ha censurato molti tweet di Wikileaks che trattavano lo scandalo di intrighi e illegalità in cui è stata coinvolta Hillary Clinton ed il suo potente collaboratore.

“Dei circa 426.000 tweet pubblicati in due mesi da 57.000 utenti” ha dichiarato Edgett , “il 25% di quelli che usavano l’hashtag #PodestaEmails e il 48% di quelli che usavano l’hashtag DNCLeaks” sono stati oscurati.

LA BALLA DEI RUSSI
Il manager di Twitter ha rivelato anche che “meno del 4% dei Tweets contenenti l’hashtag #PodestaEmails è venuto da account con potenziali collegamenti con la Russia”; e solo il 2% di quelli con #DNCLeaks.

Se si mostrasse il dato degli account italiani o inglesi che hanno utilizzato questi hashtag, probabilmente ci troveremo percentuali più alte; dimostrazione ennesima che la famosa ingerenza russa nella campagna elettorale di Trump è una balla colossale.

twitter-jail-AP-640x480E LA NEUTRALITÀ?
Questa è la prova che Twitter spesso non svolge una funzione neutra nel processo di comunicazione globale; ma entra in campo, si schiera, prende posizioni politiche a favore o contro candidati o battaglie politiche.

D’altro canto Adam Sharp uno dei capi di Twitter e già consulente strategico del Partito Democratico, lo anticipò in un’intervista nel Gennaio 2016; in quell’occasione disse che soldi, endorsement o strutture territoriali “sono ormai secondarie per fornire un messaggio convincente alla base degli elettori” e che strumenti come Twitter avrebbero consentito di “bypassare” gli strumenti tradizionali delle campagne elettorali.

Trump l’ha capito, per questo è stato il candidato presidenziale che ha meno investito in campagne sul mainstream (pur avendo la maggiore disponibilità economica) e ha più lavorato sui social network. Anche Twitter l’ha capito, per questo ha cercato di boicottarlo.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/11/05/twitter-ha-censurato-trump-ecco-le-prove/?mobile_detect=false


Su Twitter: @GiampaoloRossi




Putin stringe le maglie della rete, ma in Italia andiamo peggio, molto peggio.

Il fattore di pericolo più grande da noi in Italia non è che stiamo scivolando in una dittatura, ma il fatto che nessuno dice niente. Oggi sta per essere approvata una delle peggiori leggi bavaglio della libera espressione dei cittadini e la notizia passa del tutto inosservata; tuttavia veniamo a sapere che “Putin il terribile” in Russia vuole limitare la libertà – e con che enfasi ce lo dice Repubblica.

I principali periodici oramai possiamo chiamarli collaborazionisti del potere, perché l’unica cosa che fanno è sviare le nostre percezioni verso  scenari inesistenti semplicemente per nasconderci la realtà. Postiamo questo video per tutti quelli che non sono ancora arrivati a byoblu.com di Claudio Messora che sta facendo un lavoro di primaria importanza, specialmente nel deprimente panorama italiano dell’informazione, anzi, della disinformazione.

Fonte: http://www.byoblu.com/post/video-dal-web/stretta-di-putin-sulla-rete-ma-i-media-non-vi-dicono-che




Pandora TV, un’altra visione del mondo




Orrore! Gentiloni ce l’ha quasi fatta: potrete essere censurati e schedati sul web

Finora siamo stati abbastanza equidistanti e neutrali, ma ciò che sta accadendo in Italia ha raggiunto livelli effettivamente preoccupanti. Marcello Foa aveva già scritto sull’argomento e noi lo avevamo puntualmente postato. Ma l’incubo della censura Orwelliana sembra passare dalla fantasia alla realtà, almeno che qualcuno non si muova, nella prossima legislatura…

Ci facciamo interpreti dell’appello accorato da parte di molti cittadini: CI FATE VOTARE PER FAVORE???

Orrore! Gentiloni ce l’ha quasi fatta: potrete essere censurati e schedati sul web

 

pd censuraI lettori di questo blog ricordano la battaglia condotta, all’inizio del mese, contro l’approvazione del disegno di legge del premier Gentiloni che introduceva due provvedimenti gravissimi, all’articolo 2:

– i dati internet e telefonici potranno essere conservati per 6 anni, il che significa autorizzare la schedatura di massa

– l’Agcom, ovvero l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, avrà il potere di intervenire sulle comunicazioni elettroniche dei cittadini italiani a tutela del diritto di autore, impedendo, all’occorrenza, l’accesso ai siti “in infrazione”; il che significa spalancare di fatto le porte alla censura sul web con il pretesto di infrazioni marginali, come la pubblicazione di una foto scaricata da un motore di ricerca.

Notate bene: nessun Paese democratico contempla misure così severe. Lo scorso 5 ottobre, il Senato avrebbe dovuto votare il disegno di legge, infilato furbescamente nel decreto mille proroghe, per non dare nell’occhio. Da notare che era già stato approvato alla Camera e dunque si trattava del voto definitivo, contro il quale il sottoscritto e altri opinionisti hanno lanciato impellenti e drammatici appelli.

Nei giorni successivi ho cercato di sapere com’era andata. Sui giornali neanche una riga e come poteva essere diversamente? A parte il Fatto Quotidiano, che ha svelato la vicenda, e ilgiornale.it, nessuno ne ha parlato. Tutti zitti, tutti, forse, inconsapevoli.

E allora mi sono attivato da solo. Non avendo mai fatto il giornalista parlamentare e non possedendo la necessaria dimestichezza con tali atti, mi sono rivolto al portavoce del Senato, Alessio Pasquini, mettendo in copia la segreteria. Di solito queste richieste vengono trattate dall’Ufficio stampa.  E  quello di un Parlamento, di solito, risponde. E invece… sì, lo avete capito. Sto ancora aspettando la risposta.

Allora mi sono rivolto alla senatrice Ornella Bertorotta, del Movimento 5 Stelle, che un paio di anni fa mi aveva invitato a parlare a un convegno di politica internazionale a Palazzo Madama. Molto cortesemente la senatrice Bertorotta, che ringrazio, mi ha risposto inviandomi lo stenografico di quella seduta, che trovate qui. Vorrei tanto sbagliarmi ma leggendo questo resoconto risulta che gli emendamenti presentati per togliere o correggere quei due passaggi sono stati bocciati, mentre l’articolo 2 è stato approvato.

E allora è legge? Non ancora, per fortuna. Il disegno 2886 non è ancora stato approvato perché su un articolo, il numero 5, è mancato il numero legale. Dunque l’approvazione definitiva è stata rinviata ad altre sedute.

Insomma, si è guadagnato tempo e l’unica speranza è che, nell’imminenza dello scioglimento della Camere, il provvedimento venga rinviato alla prossima legislatura. E chissà che una nuova maggioranza… Insomma, ci vorrebbe un miracolo.

Resta, purtroppo, che l’articolo 2 sia stato approvato ovvero  il premier Gentiloni e il suo Partito il PD sono a un passo dall’ottenere quel che si prefiggevano: predisporre misure da Grande Fratello Orwelliano per schedare le opinioni di tutti gli italiani e poter censurare i siti davvero scomodi, magari col pretesto sempre molto di moda delle Fake News.

Indovinate un po’ quali siti saranno oggetto di premurose attenzioni?

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/10/22/orrore-gentiloni-ce-lha-quasi-fatta-potrete-essere-censurati-e-schedati-sul-web/

 

 




You Tube cede! Ha tolto la censura a Rinaldi. Il merito è anche vostro, cari lettori

You tube che torna sui suoi passi fa un certo effetto. Lo nota Marcello Foa che il 9 ottobre aveva scritto sul suo blog un commento sulla censura operata dal gigante della rete, a quanto pare abbastanza sensibile alle proteste, che, dobbiamo convenirne, non sono del tutto inutili.

Congratulations!

 

 

You Tube cede! Ha tolto la censura a Rinaldi.

Il merito è anche vostro, cari lettori

 

la-libertà-non-è-un-bavaglioOgni tanto una buona notizia: You Tube, che aveva rimosso senza spiegazioni il canale di Scenari Economici, respingendo il ricorso di Antonio Rinaldi, ha fatto marcia indietro e lo ha ripristinato.

Lo ha annunciato la redazione , ringraziando tutti coloro che lo hanno sostenuto. Sono citato anch’io ed è citato anche il giornale.it, che ospita questo blog e che aveva dato spazio al mio post. Evidentemente anche un colosso come You Tube non ha potuto ignorare le proteste della Rete. E’una bella vittoria ed è una nostra vittoria: di tutti i pensatori liberi e di voi, cari lettori, grazie al vostro splendido, intenso contributo a questa battaglia.

Approfitto per segnalare che il disegno di legge sulla sorveglianza di massa e sulla censura sul web non è ancora entrato in vigore. La votazione di venerdì scorso in Senato è fallita per mancanza del numero legale. Il governo pare che ci stia riprovando in queste ore: vi aggiorno appena ho informazioni sicure. Anche qui non è detta l’ultima parola…

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/10/11/you-tube-cede-ha-tolto-la-censura-a-rinaldi-il-merito-e-anche-vostro-cari-lettori/