SILENZIO! NESSUNO DEVE SAPERE CHE L’ISLANDA È IN PIENO BOOM ECONOMICO SENZA EURO!

Esemplare articolo tratto da STOPEURO. A riprova che l’economia non è una scienza astrusa e che chiunque, con piccolo sforzo, può capirla. Dunque, leggere come si sviluppa rapidamente un paese con sovranità monetaria, ossia senza i vincoli della moneta unica, l’Euro (cambio fisso) e senza i vincoli della Unione Europea.

unireipunti 12 dicembre 2017

La storia recente dell’Islanda è semplice quanto interessante. In Islanda è arrivato il salvataggio del Fondo monetario internazionale: un piccolo prestito, ma a condizioni molto severe. Gli islandesi non hanno accettato tali condizioni e il paese non ha ripagato il debito estero. Così l’Islanda è uscita dalla crisi facendo pagare i costi ai responsabili della crisi stessa.

Vi riassumiamo questa storia di seguito:

C’era un paese che aveva nei confronti delle potenti banche estere un debito di diversi miliardi, pari a decine di migliaia di euro di debito a carico di ciascun cittadino! Le banche creditrici, appoggiate dal governo, hanno proposto misure drastiche a carico dei cittadini, che ciascun cittadino avrebbe dovuto pagare con tasse e/o minori servizi, qualcosa come 100 euro al mese per 15 anni!

I cittadini sfiduciarono il governo e nel frattempo si fece strada l’idea che non era giusto che tutti dovessero pagare per errori e ruberie commessi da un manipolo di banchieri e politici. Decisero poi di fare un referendum, che con oltre il 90% dei consensi, stabilì che non si dovesse pagare il debito.

Nazionalizzarono quindi le banche (prima private) che avevano portato a questo disastro economico e, tramite Internet, decisero di riscrivere la Costituzione (prevedendo anche che l’economia fosse al servizio del cittadino e non viceversa). Per riscrivere la nuova costituzione vennero scelti dei cittadini che dovevano essere maggiorenni, avere l’appoggio di almeno 30 persone e NON AVERE LA TESSERA di ALCUN PARTITO!

Chiunque poteva seguire i progressi della Costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. Sembra una favola vero?

Islanda: boom economico fuori dall UE e senza Euro

Nel frattempo l’Islanda ha ripreso a crescere. Una crescita definita “impressionante” dal giornalista Maurizio Gustinicchi che su ‘Scenari Economici’ scrive: “Il tutto pur avendo una monetuccia piccola e debole (la Corona Islandese) che, per inciso, è bastato svalutare una sola volta negli ultimi 10 anni per garantire il recupero della capacità competitiva del paese (ed avere la conseguente ripresa lavorativa ed occupazionale)”.

Dalla fine del 2012, l’Islanda è considerata come un esempio di come si possa risolvere una gravissima crisi economica. Da allora il prodotto interno lordo è in crescita, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3% e il paese attrae immigrazione in cerca di lavoro. La svalutazione della corona islandese nei confronti delle altre monete ha dimezzato il potere d’acquisto del salario medio, ma ha anche reso più competitivi i prodotti islandesi sui mercati internazionali. Le obbligazioni islandesi a 10 anni hanno ormai tassi d’interesse inferiori al 6%.

Fonte: http://www.stopeuro.news/silenzio-nessuno-deve-sapere-che-lislanda-e-in-pieno-boom-economico-senza-euro/amp/?__twitter_impression=true




Privatizzazioni – Così ci siamo fatti rubare tutto!

Ci hanno talmente martellato con il fatto che lo Stato sperpera tutto e che l’unica soluzione ragionevole è privatizzare che, potete fare una prova, chiedendo a chiunque un parere vi risponderà che privatizzare tutto è l’unica soluzione.

Peccato che i fatti smentiscano questa tesi, e un vero peccato che, grazie alla propaganda 24/24 per anni e anni sono riusciti quasi a cambiarci il cervello e così, ignari, continuiamo a farci ingannare.

E quando le cose non vanno, quando ci scontriamo con i problemi, tutto si risolve ancora con la propaganda stessa, che ci offre anche gli argomenti da usare per lamentarsi; i politici rubano, prendono stipendi troppo alti, prendono ingiusti vitalizi, eppoi la mafia, eppoi la corruzione.

Scriviamo il nostro bel commento su twitter, mettiamo in fila una serie di parolacce su facebook e torniamo a lavorare; e continuiamo a non capire PERCHÉ le cose non vanno.

Intanto qui cominciamo a mettere in fila le date, i dati e i fatti, senza filtri, senza i commenti fake dei giornali; insomma, conserviamo un poco di punti fermi per cercare di capire chi ha tradito i nostri interessi.

Valerio Lo monaco ci ha già regalato altre tessere del mosaico, in questo blog quella della moneta; conservatele tutte.

Grazie a Claudio Messora che scova le menti più brillanti e le mette a nostra disposizione.




L’Italia non è più uno stato indipendente!

Il 20 novembre scorso Antonio Socci ha commentato un agghiacciante articolo di Sergio Fabbrini sul Sole 24 ore.

Nell’articolo in questione si afferma semplicemente, come fosse normale e accettabile che l’Italia non è più uno stato indipendente, e cioè che l’Italia non ha più sovranità nazionale e che di questo la classe politica, almeno nella sua maggioranza, sembra proprio non accorgersene.

Un momento; “la sovranità appartiene al popolo”. Così recita l’art.1 della Costituzione italiana!

Eppure un giornalista su un quotidiano nazionale scrive ciò che ha scritto sicuro che non ci sarà nessuna reazione, men che meno nessuna rivolta…

La perdita di sovranità è sempre stato un evento traumatico, causato dalle guerre; adesso, da 70 anni a questa parte, ciò è accaduto a colpi di trattati, di leggi internazionali, e grazie alla assoluta incompetenza, a volte ignavia, a volte complicità dei nostri politici. I quali, non importa nemmeno per quale motivo, non hanno ascoltato il parere degli economisti che prevedevano guai, per esempio riguardo all’adozione di una moneta unica per l’Eurozona; gli stessi politici adesso parlano e parlano senza capire che oramai siamo in una situazione talmente compromessa da rendere insulsa ogni loro promessa, ogni loro previsione.

Ci pare molto interessante che la chiarezza che ha Socci in realtà sia condivisa da una sempre più numerosa e organizzata dissidenza, che in vista delle (speriamo) prossime elezioni ha dato vita a veri e propri strutturati movimenti politici, come quello di Giulietto Chiesa, La “Lista del popolo”.

Ecco l’articolo di Socci, assolutamente da non perdere:

SE PERFINO “IL SOLE 24 ORE” CI DICE CHE NON SIAMO PIU’ “UNO STATO SOVRANO INDIPENDENTE” COME POSSONO ACCUSARE CHI CI AVVERTE DA TEMPO CHE SIAMO DIVENTATI SUDDITI? IL PRIMO “SOVRANISTA” FU ENRICO MATTEI

 

 




LA SVALUTAZIONE SPIEGATA A UN TESTONE (A. Greco)

Riportiamo un gustoso pezzo concernente una serie di tweet che Alessandro Greco scrive a Beppe Severgnini del Corriere della Sera, risalente al 20 aprile 2014 con i quali Greco spiega in parole povere quale sia il guaio principale della moneta unica. Significativo il silenzio del noto giornalista del Corriere della Sera, normalmente loquace nei talk show che rimane letteralmente senza parole.

Impressionante notare l’estrema chiarezza di Greco rispetto alle farraginose analisi che leggiamo sui giornali (quasi tutti) o che ascoltiamo dai più strenui europeisti-fideisti che, con “ci vuole più Europa”, o “ce lo chiede l’Europa”, sono convinti di spiegarci tutto, tanto ci credono un branco di somari.

Punto fondamentale anche per noi, non solo per lo sbeffeggiato Severgnini. Se non sappiamo niente di questo semplice argomento – la moneta, abbiamo bisogno di studiare un poco (v. questo post)

Alessandro Greco regala una storica lezione di “Macroeconomia spicciola” (cit.) sui cambi delle valute a Beppe Severgnini, che ovviamente si dà alla fuga e non risponde. Da leggere.

 

@beppesevergnini le ricambio con lezioni di macroeconomia spicciola sui cambi delle valute. Titolo: LA SVALUTAZIONE SPIEGATA A UN TESTONE.9:33 PM – Apr 20, 2014

@beppesevergnini Pronto? Via.
Ci sono due Paesi. Italia e Germania. Ognuno ha la sua economia e la sua valuta. Producono +o- le stesse cose

@beppesevergnini ogni tanto un tedesco va a Rimini ogni tanto un Italiano a Berlino. Gli italiani comprano italiano i tedeschi tedesco. Ok?

@beppesevergnini se un italiano vuole acquistare un prodotto tedesco deve prima acquistare la valuta tedesca. Viceversa per il tedesco. Ok?

@beppesevergnini se un prodotto tedesco è molto richiesto in Italia, per la famosa legge domanda/offerta la valuta tedesca “si apprezza”.

@beppesevergnini quella italiana quindi “si svaluta”. Il prodotto tedesco sale di prezzo e quindi meno italiani cominciano a comprarlo. Ok?

@beppesevergnini la conseguenza è il riequilibrio del cambio. Si chiama mercato e più o meno da sempre funziona così. (Se lo si lascia fare)

@beppesevergnini mi segui Beppe? Diciamo per semplificare che Italia e Germania hanno un cambio in equilibrio. 1 £ira vale 1 Marco.

@beppesevergnini equilibrio dovuto al fatto che (sempre semplificando) l’Italia importa dalla Germania tanto quanto la stessa importa da noi

@beppesevergnini i tedeschi aprono negozi in Italia per venderci le loro cosd e ci prestano pure i soldi per acquistarli! Non è una figata?

@beppesevergnini sì. È una figata. Per loro. Non potendo il “mercato” (la famosa domanda/offerta) riequilibrare le cose agendo sulle valute

@beppesevergnini sai che si fa? Si riproduce artificialmente una svalutazione della moneta tagliando… Indovina? I salari Beppe! I salari!

@beppesevergnini si tagliano gli stipendi agli operai affinché il prezzo dei prodotti italiani torni competitivo con i tedeschi. Che figata!

20 apr 2014

ora mi fermo. Se hai dubbi chiedi a Merkel che vorresti come Baby Sitter. Ti saprà guidare come guida=manovra

21 apr 2014

Vedi ? Da Lilly Schickl-Gruber puoi dire qualunque stronzata. Qui no. Buona Pasquetta anche a te e a presto per il seguito.

Fonte: https://storify.com/MaxxMono/la-svalutazione-spiegata-a-un-testone

 

 



RIPRENDIAMO BANCA D’ITALIA?

 

 

 

 

 

 

 

Sembra un segnale estremamente incoraggiante. Alberto Micalizzi, economista, ex broker finanziario, altre volte ci ha dato l’impressione di un pessimismo invincibile, dovuto a nient’altro che alla sua grande esperienza e alla conoscenza, dall’interno, di come funziona la finanza speculativa. Nelle sue conferenze ha messo spesso in risalto l’assurdità del sistema finanziario di questi ultimi anni e messo a nudo i perversi meccanismi che stanno contribuendo alla distruzione delle economie e anche degli stati europei – molto significativo l’esempio greco.

In questo breve articolo, dati alla mano, fa un assist perfetto a Claudio Borghi, facendo sperare in un appoggio al progetto economico-politico della Lega; la cosa è tanto interessante in quanto Micalizzi è membro attivo del comitato scientifico del FSI di Paolo Maddalena.

Se ascoltare Micalizzi è sempre un piacere, questo breve ma denso articolo non è certo da lasciar perdere, anzi da diffondere massimamente.

RIPRENDIAMO BANCA D’ITALIA?

Uno dei grandi equivoci che si annidano nell’universo sovranista riguarda la riconquista di Banca d’Italia. Una valutazione romantica più che economica, che impedisce al tempo stesso di interpretare dinamicamente quanto accaduto negli ultimi 20 anni e di comprendere che esistono invece strumenti più facili da utilizzare e più adatti all’esercizio di una rinnovata sovranità monetaria e industriale, e tra questi c’è soprattutto la Cassa Depositi e Prestiti.

Quella di Banca d’Italia è una rivendicazione impulsiva, antropologica, quasi nostalgica, legata all’idea che si possa tornare ad un regime monetario da anni ’90 se non precedente, quindi restaurare la Lira, la politica delle svalutazioni competitive del cambio, l’uso dei tassi di interesse come stimolo all’economia… Bene, la cattiva notizia è che questo mondo non c’è più, ma la buona notizia è che non ne abbiamo bisogno.

confronto tabella

GLI ASSETTI PROPRIETARI

Banca d’Italia rappresenta un’immagine romantica che serbiamo nella mente, che oggi è stata letteralmente fusa all’interno di un blocco granitico che si chiama Eurosistema, fatto di BCE, ex banche centrali nazionali e banche commerciali, tutti soggetti privati e/o regolati dal diritto internazionale, e legati da un intreccio inestricabile di partecipazioni incrociate. Peraltro, il decreto Imu-Bankitalia ha chiuso ogni speranza al dibattito sulla proprietà di banca d’Italia, consentendo alle banche private che ne sono proprietarie una rivalutazione della propria quota capitale che equivale alla distribuzione di dividendi, il che sancisce inequivocabilmente un accorpamento dell’ex banca centrale in seno al blocco euro-bancario.

Di fronte a questa (triste) evidenza, si dimentica spesso che la Cassa Depositi e Prestiti è invece posseduta all’82% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ed è paragonabile ad una banca pubblica, sebbene non impiegata pienamente come tale. Dunque, la banca pubblica dalla quale partire esiste già…

CREDITO ALLE IMPRESE E POLITICA INDUSTRIALE

Ma supponiamo che Banca d’Italia ci venisse regalata…Essa, nella situazione attuale, sarebbe comunque inutilizzabile per fare politica monetaria e industriale. Non ha alcun legame con il mondo industriale, non possiede industrie né può fare credito ad alcun tipo di impresa che non sia bancaria, ed è semplicemente una stanza di compensazione per i trasferimenti di fondi e titoli tra banche commerciali italiane e banche dell’Eurozona inclusa la BCE.

Invece, la Cassa Depositi e Prestiti è oggi il principale strumento di credito alle piccole e medie imprese, con oltre €100 miliardi di finanziamenti prestati a fine 2016, e possiede importantissime partecipazioni industriali e strategichecome Posteitaliane, Eni, Saipem, Acciaitalia, Ansaldo, Fincantieri, e tutta una serie di altre imprese strategiche che potrebbero diventare un nuovo braccio operativo per il governo dell’economia, esattamente ciò di cui abbiamo disperatamente bisogno.

ORO E DIVISE

Veniamo alla questione del fatidico oro e del patrimonio netto della banca d’Italia, equivoco principale ed elemento emotivo della questione: ai valori del 2016, il valore di mercato dell’oro e delle valute estere posseduti da Banca d’Italia ammontava a €86,5 miliardi a fronte di un patrimonio netto di €28 miliardi, più o meno quanto era, ai valori di allora, nel 1999, prima dell’entrata dell’Euro. Cosa ci dice questo? Che la Banca d’Italia che molti hanno in mente e soprattutto nel cuore è cessata di esistere nel 1999, anno al quale sono state congelate le proprie riserve, cioè le “armi” che in quei tempi le consentivano di svolgere le proprie funzioni. Nel frattempo, in quasi 20 anni, le altre banche centrali si sono sviluppate e si sono dotate di riserve gigantesche: Nel 2016 la Banca Centrale Giapponese ha riportato attivi per oltre $12.000 miliardi mentre la BCE per $8.000! Messo a fuoco il problema numerico? Volendo stare nella stanza dei bottoni delle grandi banche centrali mondiali, oggi Banca d’Italia potrebbe al più servire ai tavoli, non certo giocare alcuna partita!

VERSO CHI SONO INDEBITATE?

Ma non basta. Da dove proviene la raccolta fondi della Banca d’Italia? In gran parte da debiti verso le altre banche dell’Eurozona e da organismi internazionali, tant’è che la banca riporta un gigantesco debito di €355 miliardi verso banche non italiane, che rappresenta il cosiddetto “Target 2” (vedi mio articolo: “le banche paghino il target 2“). La Cassa Depositi e Prestiti, al contrario, è finanziata dai cittadini italiani, e raccoglie ben €300 miliardi dai risparmiatori soprattutto attraverso il risparmio postale. Per chi non ha ancora afferrato a chi appartiene Banca d’Italia sul piano giuridico, dovrebbe schiarirsi le idee guardando ai suoi debiti: Banca d’Italia è pesantemente indebitata verso il sistema bancario Europeo (neanche italiano, basti pensare chi possiede le banche italiane che possiedono Banca d’Italia…), quindi ne è strumento funzionale, mentre la Cassa Depositi e Prestiti è a tutti gli effetti, anche dal punto di vista del debito, una banca degli italiani.

bankitecdp

E qui si apre una grande chance: data la quasi totale assenza di debito verso l’estero, la Cassa Depositi e Prestiti, se usata pienamente come banca pubblica, potrebbe accedere ai finanziamenti della BCE a tasso zero, secondo l’art. 123 del TUE: “il divieto di scoperto bancario e di altre forme di facilitazione creditizia in favore dei governi non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che…devono ricevere … dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati”. Lo fanno già la Kfw tedesca, banca pubblica posseduta dalle regioni e dal Governo Federale, che raccoglie circa il 20% del debito pubblico federale tedesco a tassi zero, e la BPI francese, posseduta dal Governo, anch’essa attiva sulla raccolta internazionale a tassi vicini allo zero. Per approfondimento si veda il mio articolo “Una banca pubblica per rilanciare l’economia“.

 

UNA NUOVA MONETA INTERNA

Qualcuno si chiederà: e se volessimo emettere una nuova moneta interna? Domanda legittima, quanto semplice da rispondere. Qualsiasi strumento si decidesse di emettere con una ipotetica nuova Banca d’Italia, strappata all’Eurosistema (come?), ricapitalizzata (con cosa?) e rilanciata come soggetto di politica monetaria nei club finanziaria internazionali (…) si potrebbe egualmente emetterlo attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Così è per le principali proposte di moneta parallela o complementare delle quali si sta discutendo: i certificati di credito fiscale ed i Minibot, entrambe buone idee, e totalmente gestibili dalla Cassa Depositi e Prestiti, ristrutturata come banca pubblica a tutti gli effetti.

Sarà forse anche per questo che Padoan sta facendo del tutto per cedere quote della Cassa Depositi e Prestiti, distruggendo l’ultimo baluardo che potrebbe consentirci di ricostruire le basi per l’esercizio della sovranità monetaria ed industriale … (vedi il mio articolo: “La Cassa Depositi e Prestititi sotto attacco: partono le privatizzazioni“). Ho detto “le basi” perchè naturalmente la storia inizia da qui, ma evidentemente ammette diversi scenari…

C’è solo una strategia pragmatica dalla quale partire oggi: rilanciare la Cassa Depositi e Prestiti su tre piani strategici paralleli: come istituto di credito alle imprese, come strumento di politica industriale nel Paese e come piattaforma di gestione di una nuova moneta domestica complementare. Pensare tutto questo in seno alla Banca d’Italia, nelle condizioni di oggi, è pura utopia.

E’ certamente un punto di partenza, ma imprescindibile se si vuole restare con i piedi saldi a terra.

Fonte: https://albertomicalizzi.com/2017/11/15/riprendiamo-banca-ditalia/




FONDAMENTALE. La sovranità perduta. Intervista live a Marco Mori.

Preziosa intervista di Claudio Messora, di byoblu.com a Marco Mori. Molti sono rimasti perplessi dalle dimissioni dell’avvocato ligure Marco Mori da Riscossa Italia, il partito da lui stesso fondato, appartenente alla sovrappopolata galassia di movimenti e partiti che si prefiggono di rendere all’Italia la sovranità scippata dai trattati europei. Adesso Mori ha scelto un’altra strada, quella di una lotta giuridica, semplicemente fondata sulla nostra costituzione, che da sola contiene una ricetta perfetta per uscire dalla situazione in cui ci troviamo e riacquistare sovranità e dignità.

Una strada diversa, senza dubbio, da quella iper pragmatica scelta da Claudio Borghi Aquilini col quale le strade si sono divise. Che sia stata una mossa conveniente lo dimostreranno solo i fatti; a noi sarebbe piaciuto di più vederli impegnati insieme perché i due partono esattamente dagli stessi presupposti e ambedue hanno una forte passione per i destini del popolo italiano che vedono vilipeso e umiliato. Speriamo solo che al momento della verità – le prossime elezioni politiche –  i due trovino il modo di lavorare almeno sinergicamente.

Fonte: http://www.byoblu.com/post/minipost/sovranita-perduta-for-dummies-live-domande-e-risposte-con-marco-mori




L’INTERESSE NAZIONALE; silenzio, parla Claudio Borghi Aquilini

Un intervento a nostro avviso strepitoso di Claudio Borghi Aquilini, uno degli economisti più interessanti nel (triste) panorama europeo. Non asservito né a poteri, né a ideologie, Borghi espone cosa si potrebbe fare, realisticamente, per dare una risposta concreta ai problemi che ci affliggono. Nessun approccio ideologico, nessuna accusa agli altri, niente retorica, né discorsi altisonanti. Una rigorosa analisi del presente con la speranza di riuscire a imprimere una cambiamento con pazienza ma con la determinazione di chi ha capito i meccanismi dell’economia dei trattati europei, e di come essi ci abbiano portato all’impasse presente.

Tutto il discorso è incentrato su quale debba essere l’interesse nazionale, e come esso debba essere il primo problema su cui concentrarsi, più importante delle differenze fra i vari partiti, fra i vari approcci politico-economici possibili.

La sovranità nazionale (economica e politica) come intesa nella nostra costituzione, sembra essere il tema principale di chi voglia veramente fare qualcosa per la nostra così vessata Italia.

Se non avete ancora capito come possiamo uscire dall’Euro forse questo breve intervento vi potrebbe essere di grande aiuto.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=gqqH0vPFX4g




Stiamo uscendo dall’Euro

In nemmeno dieci minuti Nino Galloni analizza l’attuale situazione italiana, e non solo, e accende di speranza la platea per una ripresa dalla (falsa) crisi che ci attanaglia. Niente politichese, ma solo qualche parola tecnica di economia che però tutti possono imparare.

Per i noti intellettuali che affollano i talk show sono parole troppo semplici, troppo comprensibili, ma noi le preferiamo ai loro vuoti tecnicismi che hanno creato solo confusione, e che aumentano negli italiani solo frustrazione. Al posto di “più Europa”, “più riforme strutturali” abbiamo argomentazioni stringenti e documentate da una persona che ha vissuto da protagonista i momenti dei cruciali cambiamenti del nostro paese, e che indica una concreta via di uscita dall’attuale situazione.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=JMR7N58h8XI&feature=youtu.be




La prossima crisi finanziaria in USA. Che ci coinvolgerà.

Ci hanno abituato a credere che la finanza e l’economia in generale siano discipline non adatte a noi comuni mortali. Il linguaggio volutamente paludato ci ha fatto convenire che se non siamo economisti di certi argomenti meglio non occuparsene. I problemi ci angosciano, calano gli stipendi, il lavoro non si trova, crescono i debiti? Non dipenderà dal sistema Euro?

Ma no, sciocchini, l’Euro è solo una moneta. Ci vuole solo più competitività, più Europa e tutto si risolverà, lasciate fare a noi…mentre voi potete occupare il vostro tempo libero con i serial, il calcio, Zelig; e poi non serve perdiate tempo su internet, così pieno di menzogne, tanto che adesso facciamo chiudere i siti più pericolosi per le vostre semplici menti.

In questo articolo di Simon Black abbiamo una breve sintesi di quello che sta accadendo in USA e, se non siamo del tutto smemorati, abbiamo visto che disastro ha creato (a noi) la crisi economica degli USA negli anni 2007-2008. Adesso siamo al simpatico momento in cui tutto sta per ripetersi, mentre la nostra situazione nel frattempo è anche peggiorata, come previsto nel piano del progetto “integrazione europea”.

Buona lettura.

Di Simon Black, 11 ottobre 2017

Il motivo per cui c’è stata la grande crisi finanziaria è che Wall Street stava concedendo mutui per comprare la casa anche a persone che non potevano permetterseli.

Fino alla esplosione della crisi, gli investitori erano voracemente affamati di debito garantito da ipoteche immobiliari con rating “AAA”. E così le società finanziarie concedevano molti prestiti anche a mutuatari a rischio (“subprime”) per poi rivenderli a Wall Street. Wall Street ne impacchettava tanti insieme e una delle agenzie di rating più importanti (come Moody’s o Standard & Poor’s) certificava questi mucchi di rifiuti fumanti con una AAA.

AAA secondo la definizione di Moody significa che l’investimento “dovrebbe sopravvivere all’equivalente della Grande Depressione degli Stati Uniti”. In altre parole, è solido come la roccia.

Il ragionamento era questo: un singolo mutuo subprime è in effetti rischioso. Ma se si mettono insieme i mutui di migliaia di persone, a questo punto il pacchetto può ottenere un rating AAA. Perché non è possibile che non rimborsino il prestito tutti quanti. E poi, bè, sul mercato immobiliare i soldi non vanno mai perduti…

In realtà però le agenzie di rating non erano così stupide come sembravano … Le indagini effettuate dopo la crisi hanno mostrato una quantità di email incriminanti, come questa, di un dirigente di Standard & Poor’s:

“Signore aiuta la nostra fottuta truffa… questo deve essere il posto più stupido in cui ho mai lavorato “.

Come tutti gli altri, stavano al gioco perché volevano fare soldi.

Per generare ipoteche sufficienti per soddisfare la domanda, i finanziatori avrebbero fatto di tutto…

– Vendere una casa senza chiedere il minimo anticipo in contanti.

– Offrire tassi di ingresso trappola (con rate mensili temporaneamente più basse, che nel giro di qualche tempo però si adeguano alle tariffe di mercato).

– E persino offrirsi di pagare parte del mutuo per un paio di mesi (la maggior parte dei piccoli istituti di credito era in grado di rivendere il prestito a Wall Street nel giro di un mese o due, cancellando così la loro responsabilità: se le commissioni sul prestito erano superiori alle loro spese, ci guadagnavano comunque).

I peggiori prestiti subprime erano soprannominati “NINJAs”, che stava per “No income, No job, No assets” (Nessuna entrata, nessuno stipendio, nessuna garanzia).

Quando non furono più in grado di emettere sufficienti mutui per soddisfare la richiesta, a Wall Street sono diventati creativi. Hanno cominciato a impacchettare pacchetti di ipoteche, che venivano chiamati ”CDO (Collateralized Debt Obligation) al quadrato” (CDO aventi come garanzia altri CDO, ndVdE). Quindi hanno creato “CDO sintetici”, che erano solo derivati ​​di altri mutui subprime e di altri CDO (essenzialmente un
modo per le persone di giocare sul mercato dei mutui senza che ci fossero dietro nuovi mutui reali).

Come tutti sappiamo, è finita a disastro… perché le persone che avevano sottoscritto i mutui benché non potessero permettersi di acquistare case costose hanno smesso di pagare le rate. E i CDO, i CDO al quadrato e i CDO sintetici (che erano stati diffusi in tutto il mondo) hanno fatto bancarotta.

Ma ricordiamolo: tutto è iniziato con la vendita di case a persone che non potevano permettersele. 

Il che mi riporta a oggi…

Negli Stati Uniti il debito contratto dagli studenti ha raggiunto un livello record, pari a 1,4 trilioni di dollari. E i millennials stanno facendo fatica a pagarli.

L’Associazione Nazionale degli Agenti immobiliari ha svolto un sondaggio tra 2.000 millennials tra i 22 e i 35 anni sul debito contratto per studiare e la proprietà della casa… Solo il 20% degli intervistati possedeva una casa… Degli 8 su 10 che non la possedevano, l’83% ha affermato che la ragione era il debito contratto per studiare. E l’84% ha risposto che avrebbe dovuto rinviare l’acquisto della casa per diversi anni (la mediana era sette anni).

E questo è un guaio per l’attività di vendita immobiliare. Ma, di nuovo, i finanziatori stanno diventando creativi …

L’impresa edilizia di Miami Lennar Homes ha recentemente annunciato che avrebbe pagato una grande parte del prestito studentesco per qualsiasi mutuatario che comprasse una casa da loro.

Attraverso la sua controllata Eagle Home Mortgage, l’azienda si farà carico di una quota del prestito studentesco dell’acquirente, pari a ben il 3% del prezzo di acquisto della casa, fino a 13.000 dollari.

Il debito è diventato a tal punto la chiave di volta della nostra società, che l’unico modo in cui possiamo permetterci qualcosa è scambiando un tipo di debito che non possiamo permetterci, con un altro tipo di debito.

Un recente studio della Pew Charitable Trust ha mostrato che il 41% delle famiglie americane ha meno di 2.000 dollari di risparmi: un buon terzo ha zero risparmi (tra cui una su dieci delle famiglie con oltre 100.000 dollari di reddito). Un altro studio ha mostrato che il 70% degli americani ha meno di 1.000 dollari di risparmi.

Il punto è che l’America è sul lastrico… Una singola spesa imprevista come un pneumatico che esplode o una visita del medico manderebbe a gambe all’aria la maggior parte delle persone.

E sta solo peggiorando.

Nel mese di agosto, ho calcolato l’ammontare del conto medio delle famiglie nella Bank of America (che ha 592 miliardi di dollari in depositi di cittadini privati, 46 milioni di famiglie) … È di solo 12.870 dollari per famiglia… E questo include risparmi, investimenti, piani di pensionamento… TUTTO.

E bisogna anche tenere a mente che questa è la media… resa più alta dai titolari di conti con saldi  enormi.

Non c’è da meravigliarsi che gli americani abbiano 1.021 trilioni di dollari di debiti contratti con la carta di credito – la somma più alta della storia.

Anche i finanziamenti per l’acquisto di auto hanno toccato il record di 1,2 trilioni di dollari.

E non dimentichiamo il governo americano, che è sotto di più di 20 trilioni di dollari. 

Il debito statunitense è ora del 104% del PIL … E il debito totale è cresciuto del 48% dal 2010.

Nel bilancio economico la colonna dei debiti continua ad allungarsi. Nel frattempo, gli attivi e la produttività non stanno tenendo il passo.

Ma la gente continua a comprare case, automobili, televisioni e pagare le tasse dell’Università indebitandosi sempre di più… E ora, scambiando un tipo di debito con un altro.

La ricchezza è basata sul risparmio e sulla produzione. Non sul fabbricare trucchetti con le carte e sprofondare sempre di più nei debiti.

Non posso dirti quando questo castello di carte crollerà. Ma ti assicuro che precipiterà.

Fonte: http://vocidallestero.it/2017/10/17/il-sistema-di-mutui-piu-folle-che-ho-mai-visto/




L’inganno del sistema bancario, di cui siamo ignare vittime

Il video che postiamo è datato, ha più di cinque anni, eppure molti degli italiani non sanno niente di come funzioni il sistema bancario e di come mai il sistema Italia sia “in crisi”.

La bambina parla del Canada, la cui situazione però è, per molti aspetti, del tutto simile a quella dell’Italia e dell’Eurozona in generale.

La Banca d’Italia è statale? NO, appartiene a privati. Almeno la BCE, Banca Centrale Europea, è istituzionale, ovvero controllata dal Parlamento Europeo, o almeno dalla Commissione Europea? NO, appartiene a privati i quali prendono decisioni sulla nostra vita, come fossero lo Stato, il quale dovrebbe essere diretta emanazione del potere popolare, almeno dovrebbe.

Possibile che una bambina di 12 anni, a dire il vero molto intelligente, capisca più di molti di noi adulti? Pare proprio di si.

Ecco i video con sottotitoli in italiano. Su youtube trovate una versione con doppiaggio automatico, inquietante; ma forse sarebbe più consona alla situazione in cui ci troviamo, non meno inquietante…

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=6YqnUp0crHw