Come si fabbrica informazione al servizio dei Governi – Marcello Foa

Abbiamo bisogno di recuperare una informazione corretta. L’opinione pubblica è manipolata e il senso critico fra la popolazione sta diventando merce rara.

Provate a iniziare una discussione esprimendo dubbi sulla versione ufficiale di tutto e non caverete un ragno dal buco. Moltissimi italiani hanno ferree convinzioni su ogni argomento; le scie chimiche non esistono, dodici vaccini obbligatori per i bambini sono il bene assoluto, Assad continua a massacrare la sua popolazione con gas, uscire dall’Euro sarebbe una catastrofe, eppure essi non saprebbero spiegare quasi nulla del perché abbiano tali convinzioni, salvo poi rispondere con frasi fatte, con slogan. Tutto ok, è esattamente quello che si voleva ottenere.

Su come funzionino i sofisticati meccanismi che portano le masse a tali reazioni  ci erudisce Marcello Foa in una intervista su byoblu di Claudio Messora.

Il testo di riferimento della conferenza, di cui ne è una ampia presentazione, il libro dello stesso Foa, “Gli stregoni della notizia” pubblicato da poco in una versione aggiornata agli ultimi fatti accaduti.

Da non perdere, se vogliamo essere al corrente di quello che sta accadendo in Italia, e non solo, sul piano dell’informazione.

 

SiamoUna lezione di giornalismo tenuta Marcello Foa intervistato da Claudio Messora su byoblu.com




Il contatore sulla montagna di euro che regaliamo all’Europa

Avete senz’altro notato, sotto la testata di questo blog, il contatore (ideato da Il Pedante) dei soldi che regaliamo all’Europa dal 2000.  Abbiamo apposto questo (in realtà) controcontatore per rispondere all’iniziativa dell’Istituto Bruno Leoni (una delle tante think tank neoliberiste) che ha fatto installare, nelle stazioni di Roma, di Napoli, e di altre importanti città italiane, un cartellone a display dove si indica il debito pubblico italiano, con l’intento di diffondere allarme rispetto a una delle più grandi menzogne che ci hanno propalato negli ultimi 40 anni, appunto il debito pubblico come problema.  

Ecco dunque un esempio a cosa servano queste istituzioni; a creare, plasmare la nostra percezione della realtà. Vero che molto si fa con slogan ripetuti ossessivamente – uno di questi, “ci vuole più Europa” è addirittura divenuto un partito, ma il lavoro di questi “serbatoi di pensiero” è stato molto, molto complesso, per portare  moltissime persone, con questa sottile forma di depressione e di qualunquismo, a trovare senza senso questo appuntamento elettorale.

Ecco l’articolo del Pedante, che spiega bene la questione, perfetto per chiarezza e sintesi.

IL CONTROCONTATORE

14 febbraio, 2018

In questi giorni i viaggiatori di alcune grandi stazioni ferroviarie italiane, già ridotte a Sodoma pubblicitarie e suk in franchising, sono accolti da un contatore su maxi-schermo che li aggiorna «in tempo reale» sull’incremento del debito pubblico italiano. L’idea è dell’Istituto Bruno Leoni, già autore di un widget sul tema.

Il senso di angoscia che questa inesorabile caduta nel gorgo dell’indebitamento genera in coloro che, tra l’obliterazione di un biglietto e un caffè, si scoprono vieppiù schiacciati dal «macigno» dei soldi dovuti, si spiega solo omettendo ciò che nei maxi-schermi non è spiegato. Cioè, che ad esempio:

  1. il’Italia si indebita perché è obbligata a farlo. Diversamente da quanto accade nei Paesi che hanno una banca centrale di Stato (quasi tutti), il Trattato di Maastricht (artt. 7 e 21.1) non prevede altri strumenti per immettere liquidità nell’economia pubblica;
  2. spende regolarmente meno di ciò che incassa (saldo primario positivo), sicché si indebita solo per pagare i debiti non potendoli onorare in altro modo (vedi punto precedente);
  3. ha il debito pubblico più sostenibile d’Europa;
  4. il debito pubblico italiano è un credito, cioè ricchezza, per due terzi in mano a imprese e cittadini italiani.

I numerini che dovrebbero ossessionare pendolari e capitreno non sono quindi altro che la conferma sintetica e pacchiana di un sistema di finanza pubblica disfunzionale. E del fatto che, nonostante quel sistema e nonostante gli appelli di chi indica la «virtù» nella serenità degli speculatori di borsa, il nostro Paese si sforza ancora di mantenere livelli di spesa compatibili con la propria civiltà. A ciascuno scatto del contatore dell’Istituo Bruno Leoni corrisponde infatti un mancato «taglio» a cure mediche, scuole, forze dell’ordine, strade, ricerca e altri servizi pubblici già drammaticamente sottofinanziati.

Ogni aumento del contatore leonino, ferme restando le attuali norme di finanza pubblica, è quindi un’ottima notizia.

Fonte: http://ilpedante.org/blog/post/il-controcontatore

 




GEOINGEGNERIA E DISINFORMAZIONE

Ancora 50 minuti da investire, per segnarsi un punto importante riguardante il problema delle chemtrails, le cosiddette scie chimiche di cui abbiamo già trattato su questo blog pubblicando un estratto della conferenza di un professore americano, il dr. Dietrich  Klinghardt. L’argomento è stato talmente demolito dalla informazione convenzionale e da una miriade di troll su internet, che oramai sembra quasi impossibile farsi una opinione plausibile, in moltissimi oramai ci hanno rinunciato. Siamo invece convinti che con un piccolo sforzo sia possibile farsi una idea abbastanza chiara di tutta una serie di fatti che stanno accadendo, davanti ai nostri occhi, e coglierne alcune correlazioni.

Se, invece di semplici correlazioni, qualcuno volesse una soluzione definitiva al problema e le ragioni esatte per cui tutto ciò accade allora meglio lasciar perdere, perché come sempre dobbiamo convenire, la realtà è complessa.

Il contributo che vi proponiamo è tratto dal convegno “Geoingegneria e disinformazione,” tenutosi all’Istituto di Santa Maria in Aquiro, presso il Senato della Repubblica. I relatori: Giulietto Chiesa (direttore di Pandora tv, da cui abbiamo tratto il materiale), Serena Pellegrino (deputata), Bartolomeo Pepe (senatore), Paolo De Santis (fisico, venuto a mancare recentemente, e di cui abbiamo pubblicato recentemente un importante articolo), Gherardo Rossi (medico), Maria Heibel (pedagogista e blogger).

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=WqNZpL0SA3g




Attenti, Twitter prepara la censura invisibile

Ancora un importante articolo di Marcello Foa, apparso sul suo seguitissimo blog, riguardante la grave situazione della censura che sta avanzando ovunque, che sta avanzando in Italia. La cosa ci riguarda, da vicino. Chiaro che quando i diritti della maggioranza (i lavoratori dipendenti) vengono calpestati il dissenso nella società aumenta, e il conflitto sociale si accende. Come fare a governare la situazione?

Esiste solo una soluzione: silenziare il dissenso, e costruire una informazione preconfezioata, da un lato distraendo l’opinione pubblica con scandali dati per essere di grandissima importanza e dall’altra diffondendo notizie rigorosamente false; in tal modo la popolazione si divide e si accapiglia su questioni di poco conto, e poi non riesce ad individuare l’avversario. “Sono corrotti, hanno stipendi altissimi, e vitalizzi…”

Divide et impera, dice il vecchio adagio.

Sulla censura avevamo già parlato, su questo blog, sempre postando un articolo di Foa, con all’interno alcuni importanti link, e a proposito della proposta legge di Gentiloni.

La situazione purtroppo è in evoluzione, nel senso peggiorativo del termine; Twitter, un mezzo che finora è servito alla dissidenza per rendere virali importanti notizie accuratamente nascosteci dai media mainstream (di regime),  adesso si organizza per una scrupolosa censura dei contenuti scomodi.

Leggere per credere.

di Marcello Foa

Attenti, Twitter prepara la censura invisibile

twitterMissione compiuta: ieri ho consegnato all’editore Guerini il testo completo del secondo atto de Gli Stregoni della notizia, che è risultato molto più ampio e completo di quanto ipotizzassi quando ho iniziato a scriverlo. Che estenuante e splendida esperienza, scrivere un libro. Giorno dopo giorno la penna migliora: dapprima avanza faticosa, un po’ arruginita, com’è inevitabile quando hai perso l’abitudine, poi inizia a scorrere, sempre più veloce, sempre più incisiva. Alla fine sei esausto e ti dici: che follia, mai più. Ma menti a te stesso e ricordi lo scrittore Giovanni Arpino il quale diceva che dopo ogni opera aveva l’impressione di non sentire più le mani e provava un senso di nausea alla vista della tastiera, ma dopo poche ora non poteva esimersi dal riprendere a scrivere.

Di questo mio nuovo saggio vi parlerò più a lungo nei prossimi giorni. Oggi voglio rendervi attenti a una notizia che pochissime testate hanno dato e che, invece, è tanto importante quanto inquietanze. Pochi giorni fa un’inchiesta di Project Veritas ha rivelato che Twitter sta lavorando alacremente a misure che, una volta introdotte, limiteranno la vostra libertà di esprimervi. A confessarlo sono stati alcuni ingegneri della società, captando le loro confidenze con una camera nascosta durante le feste natalizie. Un po’ come fa Report, per intenderci. Non immaginando di essere registrati si sono lasciati andare. Pochi ne hanno parlato in Italia e chi lo ha fatto  (come Repubblica) si è soffermato sulle indiscrezioni riguardo la violazione della privacy: Twitter scandaglierebbe i messaggi per raccogliere informazioni private e archivierebbe tutti i messaggi diretti, anche quelli cancellati, per poterli consegnare al Dipartimento di Giustizia qualora li richieda, anche a distanza di anni. Naturalmente alla vostra e alla nostra insaputa. Esploso lo scandalo, la società naturalmente ha negato sostenendo  di” far rispettare le nostre regole senza pregiudizi e responsabilizzando ogni voce sulla nostra piattaforma“.

Ma ben più inquietante è un altro progetto: quello del cosiddetto “shadow banning” ovvero una “censura ombra” o, più propriamente, invisibile, che permetterà di escludere un utente senza che egli se ne accorga ovvero: voi continuerete a twittare ma nessuno vedrà più  i vostri cinguettii. Progetto a cui si accompagna l’algoritmo che consente di individuare e di schedare gli utenti in base alle idee politiche , con le conseguenze che potrete facilmente immaginare: quelle gradite all’establishment avranno visibilità, quelle sgradite e anticonformiste saranno confinate in una bolla, private della virtù di Twitter: la viralità.

E’ improbabile che gli ingegneri si siano inventati tutto. E’ un segnale inquietante che, purtroppo, conferma la tendenza in atto. Quella parola “shadow banning” suona sinistramente profetica del mondo che stanno cercando di costruire, in cui la libertà d’opinione sarà più apparente che reale. E in cui prevarrà,  e di gran lunga, la verità omologata, che non morde, che non fa male, che acquieta le coscienze. Un mondo che bisogna denunciare adesso, con coraggio, per impedire che si realizzi.  Io non mi tiro indietro.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2018/01/17/ebbene-si-twitter-prepara-la-censura-invisibile/

 




UCRAINA; le verità nascoste emergono.

Stamani abbiamo trovato su ilgiornale.it e su pandoratv.it lo stesso lavoro (eccellente) di Gian Micalessin che, grazie a Dio, non si è accontentato della versione preconfezionata che hanno cercato di farci inghiottire nei giorni della “rivoluzione arancione” ucraina, nei giorni della rivolta di piazza Maidan a Kiev. Tutti i maggiori quotidiani titolavano compatti che Ianukovich aveva compiuto l’orrendo crimine e che i suoi corpi speciali avevano fatto fuoco sulla folla inerme.

Dunque Micalessin è andato sul posto, e poi girando per l’Europa dell’est ha trovato i protagonisti della vicenda, ha parlato con loro e ha ricostruito minuziosamente gli eventi per andare a scoprire ciò che già sapeva chi non aveva creduto alla versione ufficiale già pronta il giorno stesso degli eventi. La “spontanea rivolta popolare di piazza Maidan” era stata organizzata minuziosamente da qualcun altro, che ha fornito migliaia di magliette, gadget, tende, volantini, tutto dello stesso identico arancione, e che ha orchestrato quella odiosa sparatoria che causò decine di morti e il giorno dopo la fuga di Ianukovich.

Una ultima considerazione sul fatto che il reportage raccolto da Michele Porro su MATRIX viene ripreso da pandoratv.it ; è d’obbligo notare la diversa estrazione culturale delle due fonti di informazione e sottolineare che oramai non dobbiamo più fissarci sulla provenienza politica di chi parla, da destra o da sinistra, ma su chi vuole fare informazione e invece chi le notizie vere le vuole nascondere o semplicemente si occupa di fare propaganda. Di regime.

 

 




TWITTER HA CENSURATO TRUMP: ADESSO ABBIAMO LE PROVE

Se alcuno aveva ancora qualche dubbio che stiamo vivendo non la realtà, ma la realtà che qualcuno decide che noi viviamo, con questo ottimo articolo di Giampaolo Rossi abbiamo le dimensioni del problema; addirittura si è arrivati a censurare lo stesso presidente Trump, durante la campagna elettorale. Cadono miseramente le ipotesi di ingerenza russa (peraltro mai provate con un minimo di riscontri) e appare la realtà, senza tante storie.

Per favore, ragioniamo; se addirittura una delle persone più potenti del mondo viene censurata senza tanti problemi allora non sarebbe meglio avere un risveglio di senso critico e, come ha detto Alberto Bagnai, moltiplicare per -1 ogni notizia che ci viene propinata semplicemente pensando che la verità, sarà, con molte probabilità, l’esatto contrario di ciò che ci viene detto?

Dunque diffidare di tutte le notizie che non riportano a chiare lettere le date, i nomi, le fonti, ciò che potete vedere qui di seguito, e cominciare a ragionare con la propria testa.

Almeno proviamoci.

 

Twitter ha censurato Trump. Ecco le prove

trump-the-hashSHADOW BANNING SU TRUMP
All’inizio sembrava essere solo una voce: Twitter, uno dei più importanti social network del mondo, era entrato a gamba tesa nella campagna elettorale americana danneggiando volutamente Donald Trump e favorendo la sinistra liberal di Hillary Clinton.

I primi sospetti sorsero nel Luglio 2016, quando una serie di tweet pubblicati da Trump sul suo profilo, non erano comparsi sui feed dei follower; come se quei tweet non fossero mai esistiti. Qualcuno sospettò che Twitter avesse messo in atto un’azione di “shadow banning” tecnicamente un “gettare nell’ombra” alcuni contenuti da lui pubblicati così da non farli vedere sulle bacheche dei suoi supporter.

Qualche mese prima la rivista BuzzFeed anticipò il progetto di Twitter di introdurre una timeline algoritmica per ordinare i contenuti; cosa che preoccupò molti per il rischio che un filtro definito a monte (e non più il naturale ordine cronologico) avrebbe deciso quali tweet rendere visibili ai follower e quali no.
In altre parole, gli utenti che avrebbero pubblicato i loro contenuti non avrebbero avuto più la certezza che tutti i loro follower sarebbero stati in grado di leggerli.

Milo Yiannopoulos, eretico pensatore della destra anglo-americana ed esperto dell’universo digital, svelò come Twitter stesse creando proprio una blacklist di account non graditi a cui l’algoritmo avrebbe oscurato i messaggi impedendone la divulgazione; e tra questi, nel settore della politica, gli account conservatori e di destra.

LA CONFESSIONE DI TWITTER
Il sospetto che Twitter abbia manipolato la campagna elettorale Usa, è ora una certezza, per ammissione diretta di Sean Edgett, Consigliere generale della società di San Francisco.
Qualche giorno fa, in audizione alla Commissione Giustizia del Senato americano, il manager ha ammesso che Twitter ha svolto un’azione di censura su alcuni contenuti vitali nella campagna elettorale, ufficialmente per arginare le azioni di spam.

Dopo aver spiegato che Twitter è impegnato a fornire un servizio che favorisce e facilita il dibattito democratico libero e aperto, per promuovere un cambiamento positivo nel mondo”ha spiegato che durante la campagna elettorale  i tecnici della piattaforma social  hanno contribuito a mitigare l’impatto dei Tweets automatizzati che pomuovevano l’hashtag #PodestaEmails, nato dalla pubblicazione di migliaia di email da parte di Wikileaks” relative a John Podesta il potente capo della campagna elettorale della Clinton.
In altre parole Twitter (dietro la scusa degli spam) ha censurato molti tweet di Wikileaks che trattavano lo scandalo di intrighi e illegalità in cui è stata coinvolta Hillary Clinton ed il suo potente collaboratore.

“Dei circa 426.000 tweet pubblicati in due mesi da 57.000 utenti” ha dichiarato Edgett , “il 25% di quelli che usavano l’hashtag #PodestaEmails e il 48% di quelli che usavano l’hashtag DNCLeaks” sono stati oscurati.

LA BALLA DEI RUSSI
Il manager di Twitter ha rivelato anche che “meno del 4% dei Tweets contenenti l’hashtag #PodestaEmails è venuto da account con potenziali collegamenti con la Russia”; e solo il 2% di quelli con #DNCLeaks.

Se si mostrasse il dato degli account italiani o inglesi che hanno utilizzato questi hashtag, probabilmente ci troveremo percentuali più alte; dimostrazione ennesima che la famosa ingerenza russa nella campagna elettorale di Trump è una balla colossale.

twitter-jail-AP-640x480E LA NEUTRALITÀ?
Questa è la prova che Twitter spesso non svolge una funzione neutra nel processo di comunicazione globale; ma entra in campo, si schiera, prende posizioni politiche a favore o contro candidati o battaglie politiche.

D’altro canto Adam Sharp uno dei capi di Twitter e già consulente strategico del Partito Democratico, lo anticipò in un’intervista nel Gennaio 2016; in quell’occasione disse che soldi, endorsement o strutture territoriali “sono ormai secondarie per fornire un messaggio convincente alla base degli elettori” e che strumenti come Twitter avrebbero consentito di “bypassare” gli strumenti tradizionali delle campagne elettorali.

Trump l’ha capito, per questo è stato il candidato presidenziale che ha meno investito in campagne sul mainstream (pur avendo la maggiore disponibilità economica) e ha più lavorato sui social network. Anche Twitter l’ha capito, per questo ha cercato di boicottarlo.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/11/05/twitter-ha-censurato-trump-ecco-le-prove/?mobile_detect=false


Su Twitter: @GiampaoloRossi




Putin stringe le maglie della rete, ma in Italia andiamo peggio, molto peggio.

Il fattore di pericolo più grande da noi in Italia non è che stiamo scivolando in una dittatura, ma il fatto che nessuno dice niente. Oggi sta per essere approvata una delle peggiori leggi bavaglio della libera espressione dei cittadini e la notizia passa del tutto inosservata; tuttavia veniamo a sapere che “Putin il terribile” in Russia vuole limitare la libertà – e con che enfasi ce lo dice Repubblica.

I principali periodici oramai possiamo chiamarli collaborazionisti del potere, perché l’unica cosa che fanno è sviare le nostre percezioni verso  scenari inesistenti semplicemente per nasconderci la realtà. Postiamo questo video per tutti quelli che non sono ancora arrivati a byoblu.com di Claudio Messora che sta facendo un lavoro di primaria importanza, specialmente nel deprimente panorama italiano dell’informazione, anzi, della disinformazione.

Fonte: http://www.byoblu.com/post/video-dal-web/stretta-di-putin-sulla-rete-ma-i-media-non-vi-dicono-che




Ancora sulle scie chimiche: e la CIA comincia a parlare, dall’agosto 2016!

Sappiamo che in molti continuano superficialmente a considerare la questione “scie chimiche” solo una delle solite leggende metropolitane. Tutto consiste nel fatto che non ci informano; e che molti, purtroppo, prendono per buono il normale sistema informativo, detto “media mainstream”.

Dunque, oramai siamo a un tale punto di apatia che anche se le cose ce le dicono non abbiamo nessuna reazione e accettiamo tutto con rassegnazione; infatti è così, più di un anno fa, non potendo più nascondere la cosa, il direttore della CIA John Brennon dichiarava che in effetti stanno nebulizzando nell’atmosfera nanoparticelle metalliche, naturalmente per il nostro bene.

La (ridicola) giustificazione è che siccome abbiamo un eccessivo riscaldamento del pianeta (che si tratti di una conseguenza del CO2 per attività umane non è dimostrato) allora dobbiamo correre ai ripari schermando la Terra in modo da impedire ai raggi del sole di scaldarla troppo; a una bufala del genere avrebbe potuto crederci un bambino delle elementari, non un adulto, eppure un personaggio del genere ci informa, parlando seriamente, che gli USA pensano di spendere, per questo progetto 10 miliardi di dollari.

Fermiamoci qui, senza trarre conclusioni su possibili complotti; stanno avvelenandoci.

Le nanoparticelle presenti sia in quota che, naturalmente, sul suolo e nelle acque, come da numerosi rilevamenti, sono cancerogene e causano alcune malattie neurodegenerative.

Se prima volavano aerei con serbatoi supplementari adesso si ha il (fondato) sospetto che oramai queste sostanze neurotossiche, cancerogene e teratogene siano direttamente contenute nel kerosene aereonautico per cui bastava raccontare che si trattasse di scie di condensazione e il gioco pareva fatto. Certo che questo tipo di nebulizzazione porti notevoli vantaggi ai droni che la NASA usa per i “bombardamenti intelligenti”, ottimizzando le immagini sugli schermi di questi ragazzotti che come in un videogioco bombardano le basi dei cattivi, in realtà uccidendo vittime innocenti, ma se questo portasse conseguenze cosi terribili sulla popolazione non sarebbe forse il caso di farlo notare a chi ci dovrebbe difendere? Già, qualcuno ci difende da qualcosa?

Di questo argomento abbiamo già parlato, riportando un estratto di una conferenza di un ricercatore tedesco, Dietrich Klinghardt, e oggi postiamo l’intervento di Paolo De Santis durante il convegno “Geoingegneria e disinformazione”, svoltosi lo scorso 3 marzo presso l’Istituto di Santa Maria in Aquiro, che Pandoratv.it aveva postato qualche tempo fa ma che in questi giorni ha riproposto. Le considerazioni che ascolterete sono, a nostro avviso, da valutare attentamente.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?time_continue=924&v=DY5z2QMnCqk




USA: il vero Russiagate scoppierà adesso. E travolgerà i Clinton

Su uno scandalo di dimensioni colossali, tanto da far tremare le basi stesse dell’establishment americano nessun accenno sui quotidiani nazionali. Postiamo dunque con piacere questo approfondimento di Maria Giovanna Maglie apparso su Dagospia che ci rivela retroscena inquietanti; tutto ciò ci dovrebbe far riflettere su come abbiamo maturato tutta una serie di convincimenti sulla Hillary Clinton ed il suo entourage, che parevano essere più rassicuranti di Donald Trump. Meglio cercare sicurezze da altre parti. Unireipunti please.

Furono la macchina elettorale dei Clinton e il Comitato Democratico a pagare il dossier bufala su Trump che innescò il Russiagate. Una crisi politica colossale sta per esplodere in seno agli USA

 26 ottobre 2017 dagospia.com

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

bill e hillary clinton Bill e Hillary Clinton

Bye bye Clintons. Scommettete che gli stessi che li hanno vezzeggiati e coperti per decenni stanno per farli fuori esattamente come hanno fatto col maiale Weinstein? Il dossier farlocco su Trump e la Russia l’hanno pagato i democratici, e tutti, FBI compreso, sono stati complici. Uranium One è stata una svendita di patrimonio nazionale e materiale nucleare ai russi, pagata ai Clinton con denaro riciclato.

Le due storiacce si intersecano e si intrecciano, partono da lontano, da un accordo di affari in Kazakistan siglato da Bill Clinton, passano per le famose email fatte sparire da Hillary, infangano niente male l’immacolato Barack Obama, il suo consigliere nazionale e il suo attorney-general. Avete letto qualcosa in proposito sui giornali italiani? Sarebbe una notizia.

Eppure lo scandalo sta per esplodere, Hillary Clinton ha un bel dichiarare che è tutto un baloney, tutte cazzate, ma la prova del contrario sta nel fatto che ora i giornali suoi alleati e amici si affrettano a pubblicare notizie compromettenti e a ribadire la certezza delle fonti, nel fatto che il Congresso si è deciso a indagare, che persino il superprocuratore dell’inchiesta sul Russia Gate sta cambiando direzione di indagini.

 Tenetevi forte, e’ proprio vero che a forza di tentare di fregare qualcuno, magari ricorrendo a fake news, arrivano le notizie vere e investono in pieno l’accusatore, in questo caso la candidata trombata Hillary Clinton, l’ex presidente Barack Obama, la sua Amministrazione, l’agenzia federale di investigazione, FBI. 

Naturalmente l’affare si complica se uno dei collusi del passato, Robert Mueller, già direttore dell’ FBI, adesso è a capo dell’investigazione sull’avversario, ovvero su Donald Trump e la sua campagna, accusati pesantemente con campagna mediatica oltre che nomina di procuratore speciale, di collusioni con la Russia di Vladimir Putin tali da falsare il risultato elettorale.

Ma invece e’ tutto il contrario, sono stati la campagna Clinton e il Comitato Democratico a pagare il dossier bufala su Trump che innescò il Russiagate. A questa operazione ha lavorato per i democratici proprio Paul Manafort, ovvero l’ex consigliere di Donald Trump, principale accusato dell’inchiesta di oggi. 

Seguono una serie di domande, alcune delle quali ormai praticamente retoriche. L’FBI di James Comey ha utilizzato quel dossier pagato dalla campagna Clinton e dal Comitato democratico, e non verificato, per ottenere dalla Corte FISA un mandato a sorvegliare il team Trump durante e dopo la Campagna elettorale?

I dati raccolti illegalmente sui componenti del team sono stati comunicati senza necessaria autorizzazione ad almeno due ministri dell’amministrazione Obama? L’operazione truffaldina è stata fatta non solo per danneggiare prima il candidato, poi il presidente, ma anche per coprire le collusioni passate con la Russia, arrivate fino a venderle un quinto dell’ uranio, materiale nucleare, americano in cambio di denaro sporco a Bill Clinton e alla fondazione Clinton? 

L’intera operazione è stata scoperta dall’FBI e non comunicata al Congresso su ordine del governo Obama? Il capo di allora dell’FBI che tacque colpevolmente è lo stesso che ora presiede la commissione di inchiesta sul Russiagate? Il tutto cominciò con un viaggio di Bill Clinton nel 2005 assieme al socio canadese della Fondazione, Frank Giustra, in Kazakistan a fare accordi con un pericoloso autocrate filorusso, Nursultan A. Nazarbayev, mentre la moglie Hillary era senatore e si preparava a candidarsi alle presidenziali? Frank Giustra era anche il titolare della UrAsia Energy, venduta ad Uranium One nel 2007. 

 Queste notizie sono state tenute accuratamente nascoste per mesi, ipotesi avanzate solo dai pochi media vicini al presidente, come New York Post, Fox news, fino a Breitbart news, ma ora pubblicano scoop e ricostruzioni un giornale progressista come the Hill, l’arci avversario Washington Post, Seattle Times e Los Angeles Times, e persino il New York Times comincia a ricordarsi di accurate inchieste del passato poi sepolte. Probabilmente vuol dire che la realtà incalza e tocca correre.

Viene la confusione a me, figuriamoci a voi. Proviamo ad andare per ordine. Questa vicenda è gravissima, altro che Watergate, lo dico da mesi e lo ribadisco oggi. 

Naturalmente potete decidere che preferite leggervi sui giornaloni importanti come il Corriere racconti puntuti su quanto non sia in realta’ ricco Trump, evidentemente ne sanno più di Forbes, su come sia stata fondamentale la campagna su Facebook per far vincere le elezioni a Trump, evidentemente con 6500 dollari – tanti su 100mila ne sono stati dedicati al candidato repubblicano – si influenza una campagna presidenziale, sul fatto che Trump tenga appeso sul suo aereo privato, non nella Trump Tower giudicata dal Corriere troppo cafona per accettare di viverci, un Renoir che è una crosta perché l’originale sta al museo di Chicago, probabilmente ha ragione il museo, ma ricordare di quanti falsi siano pieni i musei, magari la storia del falsario Mark Landis, non guasterebbe.

le donazioni alla fondazione clinton dal business dell uranio Le donazioni alla fondazione Clinton dal business dell’uranio

Se invece decidete che lo scandalo che presto potrebbe fare impallidire Watergate vi interessa, ecco i primi elementi certi.

Il famoso dossier che conteneva immagini e racconti di uno scandaletto sessuale protagonista Donald Trump in un albergo di una città dell’Est europeo, e che suggeriva pesanti connections con Mosca e Putin, è stato finanziato e commissionato dalla campagna presidenziale di Hillary Clinton e dal comitato Nazionale Democratico alla Fusion GPS, il cui presidente e vicepresidente in questi giorni si rifiutano di rispondere alla commissione di Intelligence, invocando il Quinto emendamento, ovvero il diritto a non autoincriminarsi.

l inchiesta del ny times su uranium one

l’inchiesta del NY Times su Uranium one

La Fusion GPS fa capo dal 2016 a Marc Elias, un avvocato che rappresenta la campagna Clinton e il comitato democratico. Fu assoldato un ex agente segreto inglese, Christopher Steele, che aveva mantenuto dei rapporti con FBI e servizi segreti degli Stati Uniti, che aveva a lungo lavorato in Russia.

Confezionò un insieme di pezzi di dossier vecchi in un unico falso, anche piuttosto sfacciato, come poi è risultato essere. Trump in quella città non c’è neanche mai stato. Il tutto è stato pagato circa 9 milioni di dollari. Steele fu tanto preso sul serio che quando incominciò l’indagine sul presunto Russia gate, l’Fbi lo assoldò sia pure per poco tempo. Il famoso dossier ha poi fatto il giro del mondo per alcuni mesi, dopo l’elezione del presidente, al Congresso ci ha pensato il repubblicano John McCain a farlo distribuire, dovrebbe spiegare perché, i giornali lo avevano tutti ma nessuno aveva il coraggio di pubblicarlo perché smaccatamente fasullo, finché non lo fece una piccola pubblicazione, e da lì si parte per il Russia gate.

Due parole in più sullo scandalo invece di Uranium One, partendo da alcune precisazioni che finalmente si fanno strada. Basterebbe il mezzo milione di dollari che in una sola volta Putin ha fatto avere per una conferenza a Bill Clinton a suscitare un sospetto di connivenza. Invece tutti concentrati su centomila dollari in tutto di inserzioni su Facebook, che secondo i democratici e secondo anche alcuni giornalisti italiani, avrebbero sfacciatamente favorito l’elezione di Trump. 

Quelle inserzioni sono cominciate a giugno del 2015, e a controllarle tutte vedrete che sono genericamente messaggi sul razzismo e sul controllo di armi; secondo Marx Penn, analista e stratega politico, sempre di area democratica, sulle elezioni del 2016 si sono soffermate inserzioni per 6.500 dollari. Se qualche impiccio con la Russia va ipotizzato, varranno ben di più i soldi incassati dai Clinton tra conferenze e affare di Uranium One, no?

Però, essendo all’epoca della stipula del contratto di vendita la Clinton segretario di Stato e membro di una commissione governativa incaricata degli accordi, non si può accusare solamente lei, ma l’intera Amministrazione di Barack Obama, e qui si parla di interessi e sicurezza nazionale.

 Si parla di aver venduto un quinto della capacità americana di estrarre uranio alla Russia e per l’esattezza a una compagnia di energia nucleare controllata dallo Stato, la Rosatom. La quale nella sua filiale americana, come l’Fbi ben sapeva, si dava un gran da fare in truffe, ricatti riciclaggio di denaro, frodi ed estorsioni.

Se l’Fbi indago’ e riferì al dipartimento di Giustizia, quest’ultimo nascose, tanto che l’attività della Rosatom americana continua ancora indisturbata per 4 anni. L’avessero rivelata per tempo, la vendita non sarebbe mai avvenuta. C’era un informatore che aveva lavorato sotto copertura il quale voleva riferire tutto al Congresso, e fu minacciato e bloccato dal FBI. Ora però parlerà.

Per ora mi fermo. Tanto siamo solo agli inizi.

Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/america-fatta-maglie-bye-bye-clintons-scommettete-che-stanno-farli-159415.htm




Pandora TV, un’altra visione del mondo