di Paolo Becchi e Fabio Dragoni su Libero, 19/08/2017


I programmi di Lega e Forza Italia potremmo riassumerli in un tweet «Sullo stop all’immigrazione clandestina d’accordo. Sulle pensioni parliamone. Sulla Flat Tax affare fatto. Sull’euro e l’Europa dipende».

Ma su questo «dipende» potrebbe giocarsi la vittoria o la sconfitta del centrodestra e addirittura decollare o spiaggiarsi un eventuale governo Salvini-Berlusconi o Berlusconi-Salvini, che dir si voglia. Quindi è su questo «dipende» che vogliamo concentrare la vostra attenzione.

Di uno in particolare. Il Cavaliere.

Le distanze sembrano incolmabili. La Lega vuole tornare alla situazione pre-Maastricht. L’Europa era solo una comunità di Stati indipendenti e sovrani, ciascuno con la propria moneta. Il tutto attraverso un divorzio consensuale e un negoziato spigoloso. L’Ue è comunque un cliente. Tocca negoziare. Ma serve pure una moneta parallela per facilitare l’uscita in sicurezza dall’euro. I cosiddetti minibot. Titoli del debito pubblico al portatore senza interessi e di piccolo taglio come le banconote con cui pagare tasse, benzina e contributi. E i minibot – con cui verrebbero pagate le imprese fornitrici che attendono soldi dallo Stato – avrebbero la forma delle banconote e come tali sarebbero «vestite» con colori e taglie (pardon «tagli») in tutto e per tutto simili alla carta moneta. Ed in caso di uscita dall’euro i minibot potrebbero diventare la nuova moneta circolante. Il debito pubblico non aumenterebbe; la Ragioneria Generale dello Stato trasformerebbe in «debiti rappresentati da titoli» l’enorme mole dei «debiti verso fornitori». Bene. E Forza Italia che ne pensa?

Si torna al famoso «dipende» da cui ripartiamo come in un interminabile gioco dell’oca.

Accantonata l’idea delle AM-LIRE, da Arcore filtra il progetto di una seconda moneta: una per le transazioni domestiche e una comune per le transazioni internazionali. Un viaggio nel tempo che si ferma ai più recenti anni ’80 e ’90. Quando in Italia vi erano effettivamente due monete: la lira e l’ecu; in Germania vi erano il marco e l’ecu e così via. Ciascuna valuta aveva un suo tasso di cambio rispetto all’ecu e quindi anche a tutte le altre monete. Un cambio imbrigliato in bande di oscillazione più o meno strette. Il cosiddetto Sistema Monetario Europeo imposto dalla Germania per impedire che la lira svalutasse troppo rispetto all’ecu (e al marco). Cosa che avrebbe avvantaggiato il nostro export. Se questa fosse la posizione di Forza Italia, le differenze fra Berlusconi e Salvini sarebbero quasi svanite. Entrambi vorrebbero tornare alla situazione pre-Maastricht e quindi a una moneta nazionale. Vi sarebbe da negoziare una parità centrale con la valuta continentale ed anche un «corridoio monetario» rispetto a quest’ultima, fatto di un valore minimo e di un valore massimo dentro cui la neonata lira potrebbe oscillare. L’euro tornerebbe ad essere una valuta virtuale di riferimento nei cambi fra le monete nazionali. Ed in caso di necessità si potrebbe tornare al cambio flessibile per decreto. Come la Repubblica Ceca che con il più basso tasso di disoccupazione dell’Ue (il 2,9%) ad aprile ha deciso, per decreto, di far fluttuare liberamente la propria corona rispetto all’euro. Che ne pensa il Cavaliere?

Non essendo nella sua testa ci permettiamo di fargli due domande secche.

1. Quando Lei parla di due monete (una nazionale per le transazioni domestiche ed una comune per le transazioni internazionali) si riferisce ad una situazione in tutto e per tutto simile a quella che avevamo negli anni 80 e 90 con la lira e l’ecu? Sì o No?

2. Inoltre visto che sia Forza Italia che la Lega parlano di doppia moneta, cosa pensa dei cosiddetti minibot?

Ringraziandola anticipatamente per la Sua attenzione, salutiamo cordialmente.