Paul Craig Roberts: L’America cammina verso l’Armageddon

Dal blog di Paul Craig Roberts un articolo sul Deep State americano (il complesso militare e della sicurezza), di come abbia profondamente influenzato la politica di Trump, e di come lo stia facendo tuttora. La tesi di Craig Roberts, suffragata con precisione da fatti, risulta essere difficilmente confutabile: l’America entra in una nuova guerra fredda, che facilmente potrebbe sconfinare in un conflitto nucleare. L’ultimo, per quanto ci riguarda.

Viene la tristezza a vedere come la disinformazione praticata in USA sia la stessa che subiamo e abbia gli stessi effetti di passività della popolazione anche qui in Italia, dove attualmente non si nutrono grossi timori sulla preoccupante escalation della confrontazione USA – RUSSIA (i media si guardano bene dall’informarci). Siamo invece molto preoccupati delle dichiarazioni di Sgarbi, dei proclami di Renzi, delle ultime su Berlusconi, mentre viviamo in una portaerei stipata di 70 missili nucleari, e la Nato, attraverso Stoltenberg, il 7 novembre scorso ha chiesto il rafforzamento dei ponti e dei viadotti per renderli adatti al passaggio di carri armati, dopo che la NATO (di cui facciamo parte) ha praticamente circondato la “minacciosa Russia” con truppe e armamenti, oramai da mesi.

Paul Craig Roberts si domanda come sia possibile una reazione della opinione pubblica se ad essa è negato l’accesso ai dati che i (pochi) giornalisti liberi cercano di diffondere; alla gente mancano i punti da unire…

Ce lo domandiamo anche noi.

di Paul Craig Robert, 5/12/2017

L’ostilità orchestrata verso Russia, Cina, Iran e Corea del Nord protegge il budget annuale di 1.000 miliardi di dollari del complesso militare/della sicurezza, convincendo l’opinione pubblica americana che gli Stati Uniti sono minacciati da nemici. Mantiene anche vive le speranze del Partito Democratico che Trump possa essere rimosso dal suo incarico, e ha impedito al presidente Trump di normalizzare le relazioni con la Russia. Da tempo ho sottolineato che le azioni gratuite e aggressive di Washington contro la Russia e la costante raffica di accuse false contro il suo governo hanno convinto la Russia che Washington stia pianificando un attacco militare. Non c’è niente di più sconsiderato e irresponsabile che convincere una superpotenza nucleare che si sta preparando un attacco.

Si sarebbe potuto pensare che un comportamento così irresponsabile e sconsiderato avrebbe risvegliato la cittadinanza e che i media ne avrebbero denunciato i rischi. Invece, c’è solo silenzio. Per i media è più importante se i giocatori della NFL stanno in piedi durante l’inno nazionale e che alcuni uomini politici mostrino interesse sessuale in modo inappropriato verso le donne. L’America, indifferente, sta camminando verso l’Armageddon.

Qualche giorno fa l’ex Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, William J. Perry, ha aggiunto la sua voce alla mia e a quella dei pochi che comprendono il pericolo. Perry ha detto:

“Quando finì la Guerra Fredda, credevo che non avremmo più dovuto correre questo rischio [l’annichilimento nucleare], così misi tutte le mie energie nello sforzo di smantellare la letale eredità nucleare della Guerra Fredda. Durante il mio mandato come Segretario della Difesa, negli anni ’90, ho supervisionato lo smantellamento di 8.000 armi nucleari equamente divise tra gli Stati Uniti e l’ex Unione Sovietica. E allora pensai che eravamo sulla buona strada per lasciarci alle spalle questa mortale minaccia esistenziale, ma non doveva essere così. Oggi, inspiegabilmente per me, stiamo ricreando l’ostilità geopolitica della guerra fredda e stiamo riedificando i pericoli nucleari. … Lo stiamo facendo senza alcuna seria discussione pubblica o alcuna reale comprensione delle conseguenze di queste azioni. Ci muoviamo come sonnambuli verso una nuova Guerra Fredda, e c’è il pericolo estremamente reale che ci ritroveremo invischiati in una guerra nucleare. Se vogliamo prevenire questa catastrofe, il pubblico deve capire cosa sta succedendo.

Come può capire il pubblico americano quando non conosce il pericolo, perché le poche voci che ne parlano non vengono riferite? In effetti, il complesso militare/della sicurezza, la lobby israeliana e i suoi agenti americani neoconservatori stanno lavorando attivamente per screditare coloro che sono consapevoli della situazione di pericolo.

Il potere del complesso militare/della sicurezza e la lobby israeliana, i due principali guerrafondai del 21° secolo, hanno immobilizzato il presidente degli Stati Uniti. Trump è impotente di fronte a un procuratore speciale che sta “indagando sul Russiagate”, una montatura creata con il preciso scopo di impedire al presidente Trump di ristabilire relazioni normali con una superpotenza nucleare.

Esperti come William Binney, che ha sviluppato il programma di spionaggio universale per la NSA pensando erroneamente che non sarebbe stato usato contro i cittadini americani, hanno dichiarato pubblicamente che, se il Russiagate fosse reale e non una montatura orchestrata, l’NSA avrebbe avuto tutte le prove, rendendo la “ricerca” del procuratore speciale Robert Mueller completamente inutile.

Si potrebbe pensare che anche coloro che appartengono ai media prezzolati siano in grado di capire che la NSA ne avrebbe le prove, se esistessero. Invece, la stampa prezzolata coopera con Mueller nel creare una storia falsa, che è stata tenuta in vita per oltre un anno.

Un paese in cui i media non hanno integrità non può essere una democrazia, in quanto le persone non hanno informazioni accurate sulla cui base prendere decisioni e per le quali chiamare a rispondere il governo. I media prezzolati americani funzionano come un braccio di controllo per i potenti interessi acquisiti che stanno trasformando gli Stati Uniti in uno stato di polizia al servizio soltanto di poche centinaia di membri dell’Un Per Cento.

Agli americani si è mentito su tutto. Sono d’accordo che le menzogne ​​vanno ben indietro nel tempo. Per mantenere leggibile questo articolo in termini di lunghezza, possiamo iniziare con le molte menzogne ​​del regime di Clinton. La guerra alla Serbia fu fatta per umiliare la Russia dimostrando che era impotente nel venire in aiuto del suo alleato di fronte alla potenza americana, e fu fatta per istituire l’uso della NATO come braccio e copertura dell’aggressione militare statunitense.

Poi arriviamo all’11/9, la cui spiegazione ufficiale è respinta non solo da Osama bin Laden, ma anche da ogni esperto che non abbia paura di aprire la bocca.

Poi c’è la ragione fasulla per l’invasione americana dell’Afghanistan, un disastro per l’America come lo era stata per i sovietici. Una manciata di afghani armati con armi leggere ha sconfitto “l’unica superpotenza del mondo”, proprio come avevano sconfitto il potente esercito sovietico.

Quindi c’è l’accusa falsa sulle “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein, lanciata fino in cielo dalla stampa prezzolata americana. Questa stupefacente menzogna, sconfessata dagli ispettori dell’ONU, è stata usata per invadere l’Iraq e distruggere un paese nonostante le prove contrarie. Questa bugia fu in seguito ripudiata dal Segretario di Stato americano Colin Powell, che si è pentito di questa macchia sulla sua reputazione, causata dall’abuso della sua credibilità davanti all’ONU da parte del regime di George W. Bush/Dick Cheney.

Poi ci sono le false accuse contro il leader libico Gheddafi, usate per assassinarlo, per la grande gioia di Hillary, e per distruggere il paese di maggior successo dell’Africa.

I mercenari dell’ISIS che Hillary e Obama avevano usato per distruggere la Libia furono mandati a distruggere la Siria quando la Russia e il Parlamento britannico bloccarono il piano di Obama per inviare truppe americane per invadere la Siria. Siamo stati sottoposti ad anni di menzogne ​​da parte di Washington e della stampa prezzolata sul fatto che che Washington stava combattendo contro l’ISIS, quando Washington aveva inviato l’ISIS in Siria per distruggere Assad e il governo siriano.

E c’è la Somalia, un altro pacco di menzogne ​​da parte di Washington/stampa prezzolata. E la violazione del Pakistan con il bombardamento di aree tribali falsamente accusate di essere sostenitrici dei talebani o di Al-Qaida.

E c’è lo Yemen devastato dall’Arabia Saudita pupazzo di Washington.

E ci sono le notizie false su “bombe nucleari iraniane” e sulle azioni bellicose iraniane contro Israele.

E “la Russia invase l’Ucraina” quando, in effetti, è stata Washington a rovesciare con ONG che finanziava il governo ucraino democraticamente eletto.

E ora sentiamo dire che quelli che osano raccontare la verità agli americani sono “agenti russi” e “ciarlatani che diffondono notizie false”.

Come può esistere la democrazia quando il governo e i media di un paese non fanno altro che mentire 24 ore su 24, 7 giorni su 7? Chiaramente, non può esistere.

Le organizzazioni ambientaliste riferiscono che il Presidente Trump intende abolire con ordini esecutivi due parchi monumentali nazionali, al fine di aprire questi territori protetti all’abuso, alla devastazione e alla rovina da parte delle grandi società. I due monumenti nazionali sono Bears Ears e Grand Staircase-Escalante.

Se Trump ha il potere di consegnare i monumenti nazionali alle società sostenitrici della sua campagna elettorale, a maggior ragione può far aprire un’indagine su Hillary Clinton al suo Procuratore Generale, o persino incriminarla sulla base delle prove già documentate. Può emettere un provvedimento di grazia in favore del generale Flynn,  incastrato per accuse che niente hanno a che fare con l’influenza russa nelle elezioni presidenziali. In effetti, può far indagare o arrestare Mueller dal suo Procuratore Generale per sedizione e tentativo di rovesciare il governo degli Stati Uniti. Queste accuse sono di gran lunga più realistiche rispetto all’accusa che Mueller ha intentato contro Flynn.

Ma cosa fa il presidente Trump? Twitta, lamentandosi del fatto che la vita del generale Flynn è stata distrutta mentre “la corrotta Hillary Clinton” se ne va in giro libera. 

Trump è nel giusto, quindi perché non fa qualcosa al riguardo? Quello che ha fatto Flynn è stato chiedere ai russi di non reagire in modo eccessivo alle nuove sanzioni che Obama ha imposto alla Russia nel tentativo di peggiorare i rapporti tra Stati Uniti e Russia al punto che Trump non sarebbe stato più in grado di normalizzarli. Quello che Flynn ha fatto è del tutto appropriato e non ha nulla a che fare con la montatura del Russiagate. La vera ragione per cui il complesso militare/della sicurezza dà la caccia al generale Flynn è che è stato l’ex direttore della Defense Intelligence Agency e in un notiziario televisivo ha detto che la decisione del regime di Obama di inviare l’ISIS a rovesciare la Siria è stata una “decisione intenzionale” che andava contro le sue raccomandazioni.

In altre parole, Flynn ha svelato l’altarino che l’ISIS non era un’organizzazione indipendente, ma uno strumento della politica americana.

Naturalmente, la stampa prezzolata ha ignorato la dichiarazione del generale Flynn. L’unico effetto dell’affermazione di Flynn è stato quello di esporlo alla rappresaglia, e questo è ciò che Mueller sta facendo.

Quel che Mueller sta facendo è così marcio che dovrebbe essere arrestato e consegnato all’Egitto.

Gli interessi e i programmi privati hanno il controllo del governo degli Stati Uniti. Il popolo non ha alcun controllo. Washington lavora vendendo leggi ai gruppi di interesse in cambio di contributi elettorali. Gli interessi privati ​​che forniscono il denaro con cui vengono eletti i politici ottengono le leggi che vogliono. Ad esempio, il presidente Trump sta consegnando ai saccheggiatori ambientali due sacrari nazionali protetti, ma è impotente nel proteggere se stesso e i suoi consiglieri.

 

L’oligarchia al potere sta facendo di Trump un esempio per assicurarsi che nessun futuro candidato alla presidenza si appelli direttamente al popolo. Quando Trump disse che stava andando a governare nell’interesse del popolo, riportando in patria i posti di lavoro delocalizzati, attaccò i profitti delle multinazionali, e quando disse che avrebbe normalizzato i rapporti con la Russia, attaccò il potere e il profitto del complesso militare/della sicurezza. Ora sta pagando il prezzo della sua avventatezza.

La domanda più ampia è: quale prezzo pagheranno gli americani e il resto del mondo per i vincoli che il complesso militare/della sicurezza ha messo alla capacità di Trump di normalizzare le relazioni con la Russia?

Traduzione a cura di vocidallestero.it




UCRAINA; le verità nascoste emergono.

Stamani abbiamo trovato su ilgiornale.it e su pandoratv.it lo stesso lavoro (eccellente) di Gian Micalessin che, grazie a Dio, non si è accontentato della versione preconfezionata che hanno cercato di farci inghiottire nei giorni della “rivoluzione arancione” ucraina, nei giorni della rivolta di piazza Maidan a Kiev. Tutti i maggiori quotidiani titolavano compatti che Ianukovich aveva compiuto l’orrendo crimine e che i suoi corpi speciali avevano fatto fuoco sulla folla inerme.

Dunque Micalessin è andato sul posto, e poi girando per l’Europa dell’est ha trovato i protagonisti della vicenda, ha parlato con loro e ha ricostruito minuziosamente gli eventi per andare a scoprire ciò che già sapeva chi non aveva creduto alla versione ufficiale già pronta il giorno stesso degli eventi. La “spontanea rivolta popolare di piazza Maidan” era stata organizzata minuziosamente da qualcun altro, che ha fornito migliaia di magliette, gadget, tende, volantini, tutto dello stesso identico arancione, e che ha orchestrato quella odiosa sparatoria che causò decine di morti e il giorno dopo la fuga di Ianukovich.

Una ultima considerazione sul fatto che il reportage raccolto da Michele Porro su MATRIX viene ripreso da pandoratv.it ; è d’obbligo notare la diversa estrazione culturale delle due fonti di informazione e sottolineare che oramai non dobbiamo più fissarci sulla provenienza politica di chi parla, da destra o da sinistra, ma su chi vuole fare informazione e invece chi le notizie vere le vuole nascondere o semplicemente si occupa di fare propaganda. Di regime.

 

 




CONTINUA IL GENOCIDIO IN YEMEN A OPERA DEL REGIME SAUDITA

VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!VERGOGNA!…

Da lantidiplomatico.it

Basterebbe questo video per inorridire. Ma nell’occidente della libera informazione l’Arabia Saudita è un alleato prezioso, perché il luogotenente degli Stati Uniti nel Golfo. E quindi queste immagini non le vedrete. Le urla di questi bambini da una scuola dello Yemen non passeranno mai nel mainstream europeo.

Noi ve le mostriamo, sconsigliando la visione ad un pubblico particolarmente sensibile. Nella giornata di sabato il regime saudita ha bombardato un’accademia di polizia a Sana’a vicina a tre scuole. Le scuole erano piene, l’edificio della polizia vuoto.

Quella dell’Arabia Saudita è un vero e proprio genocidio. Per citare solo l’ultimo dei dati: secondo l’UNICEF ci sono circa 400.000 bambini nello Yemen che rischiano di morire per malnutrizione a causa del blocco terrestre, aereo e marittimo imposto dall’Arabia Saudita. Non si può dire ad alta voce per il blocco mediatico imposto. Passate parola voi.

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-immagini_forti_le_urla_dei_bambini_dello_yemen_mentre_il_regime_saudita_bombarda/82_22119/

Notizia del:

 



Ancora sulle scie chimiche: e la CIA comincia a parlare, dall’agosto 2016!

Sappiamo che in molti continuano superficialmente a considerare la questione “scie chimiche” solo una delle solite leggende metropolitane. Tutto consiste nel fatto che non ci informano; e che molti, purtroppo, prendono per buono il normale sistema informativo, detto “media mainstream”.

Dunque, oramai siamo a un tale punto di apatia che anche se le cose ce le dicono non abbiamo nessuna reazione e accettiamo tutto con rassegnazione; infatti è così, più di un anno fa, non potendo più nascondere la cosa, il direttore della CIA John Brennon dichiarava che in effetti stanno nebulizzando nell’atmosfera nanoparticelle metalliche, naturalmente per il nostro bene.

La (ridicola) giustificazione è che siccome abbiamo un eccessivo riscaldamento del pianeta (che si tratti di una conseguenza del CO2 per attività umane non è dimostrato) allora dobbiamo correre ai ripari schermando la Terra in modo da impedire ai raggi del sole di scaldarla troppo; a una bufala del genere avrebbe potuto crederci un bambino delle elementari, non un adulto, eppure un personaggio del genere ci informa, parlando seriamente, che gli USA pensano di spendere, per questo progetto 10 miliardi di dollari.

Fermiamoci qui, senza trarre conclusioni su possibili complotti; stanno avvelenandoci.

Le nanoparticelle presenti sia in quota che, naturalmente, sul suolo e nelle acque, come da numerosi rilevamenti, sono cancerogene e causano alcune malattie neurodegenerative.

Se prima volavano aerei con serbatoi supplementari adesso si ha il (fondato) sospetto che oramai queste sostanze neurotossiche, cancerogene e teratogene siano direttamente contenute nel kerosene aereonautico per cui bastava raccontare che si trattasse di scie di condensazione e il gioco pareva fatto. Certo che questo tipo di nebulizzazione porti notevoli vantaggi ai droni che la NASA usa per i “bombardamenti intelligenti”, ottimizzando le immagini sugli schermi di questi ragazzotti che come in un videogioco bombardano le basi dei cattivi, in realtà uccidendo vittime innocenti, ma se questo portasse conseguenze cosi terribili sulla popolazione non sarebbe forse il caso di farlo notare a chi ci dovrebbe difendere? Già, qualcuno ci difende da qualcosa?

Di questo argomento abbiamo già parlato, riportando un estratto di una conferenza di un ricercatore tedesco, Dietrich Klinghardt, e oggi postiamo l’intervento di Paolo De Santis durante il convegno “Geoingegneria e disinformazione”, svoltosi lo scorso 3 marzo presso l’Istituto di Santa Maria in Aquiro, che Pandoratv.it aveva postato qualche tempo fa ma che in questi giorni ha riproposto. Le considerazioni che ascolterete sono, a nostro avviso, da valutare attentamente.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?time_continue=924&v=DY5z2QMnCqk




USA: il vero Russiagate scoppierà adesso. E travolgerà i Clinton

Su uno scandalo di dimensioni colossali, tanto da far tremare le basi stesse dell’establishment americano nessun accenno sui quotidiani nazionali. Postiamo dunque con piacere questo approfondimento di Maria Giovanna Maglie apparso su Dagospia che ci rivela retroscena inquietanti; tutto ciò ci dovrebbe far riflettere su come abbiamo maturato tutta una serie di convincimenti sulla Hillary Clinton ed il suo entourage, che parevano essere più rassicuranti di Donald Trump. Meglio cercare sicurezze da altre parti. Unireipunti please.

Furono la macchina elettorale dei Clinton e il Comitato Democratico a pagare il dossier bufala su Trump che innescò il Russiagate. Una crisi politica colossale sta per esplodere in seno agli USA

 26 ottobre 2017 dagospia.com

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

bill e hillary clinton Bill e Hillary Clinton

Bye bye Clintons. Scommettete che gli stessi che li hanno vezzeggiati e coperti per decenni stanno per farli fuori esattamente come hanno fatto col maiale Weinstein? Il dossier farlocco su Trump e la Russia l’hanno pagato i democratici, e tutti, FBI compreso, sono stati complici. Uranium One è stata una svendita di patrimonio nazionale e materiale nucleare ai russi, pagata ai Clinton con denaro riciclato.

Le due storiacce si intersecano e si intrecciano, partono da lontano, da un accordo di affari in Kazakistan siglato da Bill Clinton, passano per le famose email fatte sparire da Hillary, infangano niente male l’immacolato Barack Obama, il suo consigliere nazionale e il suo attorney-general. Avete letto qualcosa in proposito sui giornali italiani? Sarebbe una notizia.

Eppure lo scandalo sta per esplodere, Hillary Clinton ha un bel dichiarare che è tutto un baloney, tutte cazzate, ma la prova del contrario sta nel fatto che ora i giornali suoi alleati e amici si affrettano a pubblicare notizie compromettenti e a ribadire la certezza delle fonti, nel fatto che il Congresso si è deciso a indagare, che persino il superprocuratore dell’inchiesta sul Russia Gate sta cambiando direzione di indagini.

 Tenetevi forte, e’ proprio vero che a forza di tentare di fregare qualcuno, magari ricorrendo a fake news, arrivano le notizie vere e investono in pieno l’accusatore, in questo caso la candidata trombata Hillary Clinton, l’ex presidente Barack Obama, la sua Amministrazione, l’agenzia federale di investigazione, FBI. 

Naturalmente l’affare si complica se uno dei collusi del passato, Robert Mueller, già direttore dell’ FBI, adesso è a capo dell’investigazione sull’avversario, ovvero su Donald Trump e la sua campagna, accusati pesantemente con campagna mediatica oltre che nomina di procuratore speciale, di collusioni con la Russia di Vladimir Putin tali da falsare il risultato elettorale.

Ma invece e’ tutto il contrario, sono stati la campagna Clinton e il Comitato Democratico a pagare il dossier bufala su Trump che innescò il Russiagate. A questa operazione ha lavorato per i democratici proprio Paul Manafort, ovvero l’ex consigliere di Donald Trump, principale accusato dell’inchiesta di oggi. 

Seguono una serie di domande, alcune delle quali ormai praticamente retoriche. L’FBI di James Comey ha utilizzato quel dossier pagato dalla campagna Clinton e dal Comitato democratico, e non verificato, per ottenere dalla Corte FISA un mandato a sorvegliare il team Trump durante e dopo la Campagna elettorale?

I dati raccolti illegalmente sui componenti del team sono stati comunicati senza necessaria autorizzazione ad almeno due ministri dell’amministrazione Obama? L’operazione truffaldina è stata fatta non solo per danneggiare prima il candidato, poi il presidente, ma anche per coprire le collusioni passate con la Russia, arrivate fino a venderle un quinto dell’ uranio, materiale nucleare, americano in cambio di denaro sporco a Bill Clinton e alla fondazione Clinton? 

L’intera operazione è stata scoperta dall’FBI e non comunicata al Congresso su ordine del governo Obama? Il capo di allora dell’FBI che tacque colpevolmente è lo stesso che ora presiede la commissione di inchiesta sul Russiagate? Il tutto cominciò con un viaggio di Bill Clinton nel 2005 assieme al socio canadese della Fondazione, Frank Giustra, in Kazakistan a fare accordi con un pericoloso autocrate filorusso, Nursultan A. Nazarbayev, mentre la moglie Hillary era senatore e si preparava a candidarsi alle presidenziali? Frank Giustra era anche il titolare della UrAsia Energy, venduta ad Uranium One nel 2007. 

 Queste notizie sono state tenute accuratamente nascoste per mesi, ipotesi avanzate solo dai pochi media vicini al presidente, come New York Post, Fox news, fino a Breitbart news, ma ora pubblicano scoop e ricostruzioni un giornale progressista come the Hill, l’arci avversario Washington Post, Seattle Times e Los Angeles Times, e persino il New York Times comincia a ricordarsi di accurate inchieste del passato poi sepolte. Probabilmente vuol dire che la realtà incalza e tocca correre.

Viene la confusione a me, figuriamoci a voi. Proviamo ad andare per ordine. Questa vicenda è gravissima, altro che Watergate, lo dico da mesi e lo ribadisco oggi. 

Naturalmente potete decidere che preferite leggervi sui giornaloni importanti come il Corriere racconti puntuti su quanto non sia in realta’ ricco Trump, evidentemente ne sanno più di Forbes, su come sia stata fondamentale la campagna su Facebook per far vincere le elezioni a Trump, evidentemente con 6500 dollari – tanti su 100mila ne sono stati dedicati al candidato repubblicano – si influenza una campagna presidenziale, sul fatto che Trump tenga appeso sul suo aereo privato, non nella Trump Tower giudicata dal Corriere troppo cafona per accettare di viverci, un Renoir che è una crosta perché l’originale sta al museo di Chicago, probabilmente ha ragione il museo, ma ricordare di quanti falsi siano pieni i musei, magari la storia del falsario Mark Landis, non guasterebbe.

le donazioni alla fondazione clinton dal business dell uranio Le donazioni alla fondazione Clinton dal business dell’uranio

Se invece decidete che lo scandalo che presto potrebbe fare impallidire Watergate vi interessa, ecco i primi elementi certi.

Il famoso dossier che conteneva immagini e racconti di uno scandaletto sessuale protagonista Donald Trump in un albergo di una città dell’Est europeo, e che suggeriva pesanti connections con Mosca e Putin, è stato finanziato e commissionato dalla campagna presidenziale di Hillary Clinton e dal comitato Nazionale Democratico alla Fusion GPS, il cui presidente e vicepresidente in questi giorni si rifiutano di rispondere alla commissione di Intelligence, invocando il Quinto emendamento, ovvero il diritto a non autoincriminarsi.

l inchiesta del ny times su uranium one

l’inchiesta del NY Times su Uranium one

La Fusion GPS fa capo dal 2016 a Marc Elias, un avvocato che rappresenta la campagna Clinton e il comitato democratico. Fu assoldato un ex agente segreto inglese, Christopher Steele, che aveva mantenuto dei rapporti con FBI e servizi segreti degli Stati Uniti, che aveva a lungo lavorato in Russia.

Confezionò un insieme di pezzi di dossier vecchi in un unico falso, anche piuttosto sfacciato, come poi è risultato essere. Trump in quella città non c’è neanche mai stato. Il tutto è stato pagato circa 9 milioni di dollari. Steele fu tanto preso sul serio che quando incominciò l’indagine sul presunto Russia gate, l’Fbi lo assoldò sia pure per poco tempo. Il famoso dossier ha poi fatto il giro del mondo per alcuni mesi, dopo l’elezione del presidente, al Congresso ci ha pensato il repubblicano John McCain a farlo distribuire, dovrebbe spiegare perché, i giornali lo avevano tutti ma nessuno aveva il coraggio di pubblicarlo perché smaccatamente fasullo, finché non lo fece una piccola pubblicazione, e da lì si parte per il Russia gate.

Due parole in più sullo scandalo invece di Uranium One, partendo da alcune precisazioni che finalmente si fanno strada. Basterebbe il mezzo milione di dollari che in una sola volta Putin ha fatto avere per una conferenza a Bill Clinton a suscitare un sospetto di connivenza. Invece tutti concentrati su centomila dollari in tutto di inserzioni su Facebook, che secondo i democratici e secondo anche alcuni giornalisti italiani, avrebbero sfacciatamente favorito l’elezione di Trump. 

Quelle inserzioni sono cominciate a giugno del 2015, e a controllarle tutte vedrete che sono genericamente messaggi sul razzismo e sul controllo di armi; secondo Marx Penn, analista e stratega politico, sempre di area democratica, sulle elezioni del 2016 si sono soffermate inserzioni per 6.500 dollari. Se qualche impiccio con la Russia va ipotizzato, varranno ben di più i soldi incassati dai Clinton tra conferenze e affare di Uranium One, no?

Però, essendo all’epoca della stipula del contratto di vendita la Clinton segretario di Stato e membro di una commissione governativa incaricata degli accordi, non si può accusare solamente lei, ma l’intera Amministrazione di Barack Obama, e qui si parla di interessi e sicurezza nazionale.

 Si parla di aver venduto un quinto della capacità americana di estrarre uranio alla Russia e per l’esattezza a una compagnia di energia nucleare controllata dallo Stato, la Rosatom. La quale nella sua filiale americana, come l’Fbi ben sapeva, si dava un gran da fare in truffe, ricatti riciclaggio di denaro, frodi ed estorsioni.

Se l’Fbi indago’ e riferì al dipartimento di Giustizia, quest’ultimo nascose, tanto che l’attività della Rosatom americana continua ancora indisturbata per 4 anni. L’avessero rivelata per tempo, la vendita non sarebbe mai avvenuta. C’era un informatore che aveva lavorato sotto copertura il quale voleva riferire tutto al Congresso, e fu minacciato e bloccato dal FBI. Ora però parlerà.

Per ora mi fermo. Tanto siamo solo agli inizi.

Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/america-fatta-maglie-bye-bye-clintons-scommettete-che-stanno-farli-159415.htm




Pandora TV, un’altra visione del mondo




La questione vicino orientale

Franco Cardini da Pandora TV esprime le sue perplessità su come venga gestita l’informazione riguardante l’ISIS e la questione del terrorismo internazionale. Ci pare un contributo imperdibile; tutte le rivendicazioni dei presunti attentati dell’ISIS giungono dal sito americano di Rita Katz. Anomalia sfuggita a molti.




URANIUM GATE Altro che “Russiagate”! Gli affari loschi russi dei Clinton

Ancora un approfondimento clamoroso di Marco Respinti tratto da “La nuova bussola quotidiana”, blog cattolico, su un enorme affare che vede coinvolta Hillary Clinton, e non solo, con i russi (Rosatom). Quello che fanno i soldi non riesce a farlo nessuna diplomazia.

Qualcuno si domandi come mai la cosa sia perfettamente ignorata (nascosta) da tutti i media. Siamo in tempi bui.

  • URANIUM GATE

Altro che “Russiagate”! Gli affari loschi russi dei Clinton

Vladimir Putin e Hillary Clinton

L’FBI sapeva che certi trafficoni russi, alcuni nei quali poi finiti in manette, stavano manovrando in maniera losca per accaparrarsi quote rilevanti di un bene strategico qual è l’uranio americano. Lo sapeva dal 2009, prima ancora che nel 2010 Hillary Clinton, allora Segretario di Stato, armeggiasse, lautamente ricompensata, in modo da consentire a quegli stessi ambienti trafficoni di aggiudicarsi addirittura un quinto della produzione americana di uranio. Lo sapeva perché sin dal 2009 ha infiltrato un informatore nell’industria nucleare russa. Lo sapeva ma ha lasciato fare, tacendo a Congresso, commissioni parlamentari e cittadini. Lo sapeva e il ministero della Giustizia dell’Amministrazione retta da Barack Obama ha nascosto tutto.

Lo sapeva e adesso il Senate Judiciary Committee ha chiesto da un lato all’avvocato Victoria Toensing, che assiste l’ex informatore dell’FBI, di sentire direttamente l’anonimo testimone, dall’altro a una decina di ministeri allora convolti nella cessione dell’uranio ai russi di dire se sapessero che l’FBI sapeva, onde accertare se pure altri pezzi del governo americano si siano resi complici dell’occultamento d’informazioni essenziali nonché, se tutto verrà accertato, dello scenario di corruzione che ha finito per alienare un pezzo strategicamente rilevantissimo dell’industria nazionale.

Lo rivelano le inchieste svolte da John Solomon e da Alison Spann sul quotidiano telematico The Hill, nonché da Sara A. Carter per l’agenzia stampa Circa. Notizie dirompenti che però la stampa italiana di fatto non sta dando. Il retroscena è noto. Ne parlò nel 2015 l’insospettabile The New York Times, ne hanno poi parlato libri, come Clinton Cash di Peter Schweizer (HarperCollins, New York 2015), divenuti anche docu-film virali e persino fumetti. Iniziando nell’ottobre 2010 e concludendo le operazioni nel 2013, la società mineraria canadese Uranium One, da cui appunto dipende un quinto dell’uranio statunitense, è stata acquisita dalla Rosatom, l’ente di Stato russo per il nucleare, con l’indispensabile permesso del governo americano che fu concesso all’unanimità dal Segretario di Stato Clinton e dalle 14 agenzie governative afferenti al Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti (CFIUS) in cui sedeva anche Hillary. Quel permesso fu salutato nel rapporto annuale stilato dalla Rosatom nel 2010 come uno di più «sorprendenti eventi» dell’anno, grazie al quale la Russia poteva iniziare «l’estrazione di uranio negli Stati Uniti». Per rendersi conto del quadro basta del resto ricordare che un uomo come Vadim Mikerin, legato al Cremlino, capo del braccio americano della Rosatom, la Tenam, creata nel 2010, collettore di una tangente-trappola tesagli nel 2009 dall’FBI tramite il suo famoso infiltrato, alla fine del 2015 è stato condannato da un tribunale americano a 48 mesi di prigione per riciclaggio di denaro.

Nel frattempo la “Clinton Foundation” rimpinguava le proprie casse grazie a donazioni per 145 milioni di dollari provenienti da ambienti interessati alla transazione, tra cui il leone canadese degli affari minerari Frank Giustra (che fa parte del Board della Foundation e che con Bill Clinton ha girato diversi Paesi ricchi d’interesse minerario), oltre a compensi da nababbo versati a Bill Clinton per conferenze: un suo discorso di un’ora e mezza tenuto a Mosca il 29 giugno 2010 ‒ proprio nel 2010, pochi mesi prima del famoso permesso governativo americano ‒ fu pagato mezzo miliardo di dollari dalla banca russa Renaissance Capital, legata al Cremlino, banca che agl’investitori consigliava l’“Uranium One” che di lì a poco la Rosatom avrebbe acquisito.

Stando a The Hill, c’è però pure dell’altro. Uno stretto collaboratore dei Clinton, che vuole restare anonimo, dice che lo scopo vero del viaggio-conferenza di Bill a Mosca a fine giugno 2010 non era l’Uranium One, cioè una botta e via, ma qualcosa di ben più strutturale: l’apertura della via degli affari con gli oligarchi russi a beneficio di un loro parente approfittando del ruolo istituzionale di Hillary.

Ora, credibile che mentre il Segretario di Stato e un pool di agenzie governative vendevano un quinto dell’uranio americano ai russi, mentre la “Clinton Foundation” si arricchiva, mentre Bill guadagnava come un Paperon de’ Paperoni per pronunciare quattro parole a Mosca, mentre l’FBI registrava tutto da tempo decidendo poi di mettere in galera gente legata alla Rosatom a cui Hillary aveva ceduto il famoso uranio, mentre tutto questo accadeva Obama non si accorgesse di nulla?

Marco Respinti

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/altro-che-russiagate-gli-affari-loschi-russi-dei-clinton

 




Gli inglesi fanno disinformazione sull’Ucraina; si dice INFOWAR…

Abbiamo scritto molte volte che sull’Ucraina, come su tante altre storie ci stanno mentendo continuamente e spudoratamente. Oramai possono contare su una opinione pubblica addormentata, era tutto previsto e meticolosamente studiato a tavolino.
 
Adesso postiamo una notizia più precisa, grazie a Giampaolo Rossi, che ci aiuta nel cambiare idea e a cominciare a pensare diversamente: sul Guardian è apparso un articolo che documenta come il governo inglese abbia stanziato cifre ingenti per “curare l’immagine pubblica dell’Ucraina”, che sappiamo essere governata con l’appoggio dei neonazisti.
Tale governo flirta con la UE e aspira ad entrare nell’Unione. Dunque oramai la politica non si basa più sui fatti, sulle azioni dei governi, ma solo su quello che si riesce a far credere alle popolazioni, e il gioco è fatto. Ma non è un gioco giusto e democratico.
 

Infowar: le manipolazioni inglesi sull’Ucraina

di Giampaolo Rossi, 21ott 17

 

55552060c621b-full_croppedI CATTIVI PIÙ CATTIVI
La storia è arcinota, ce la raccontano ogni giorno i media, gli intellettuali, i politici.
Il mondo è diviso in due: i buoni e i cattivi. I buoni siamo noi, gli Occidentali. I cattivi sono tutti gli altri.
I cattivi sono cattivi per tanti motivi: perché sono dittatori (tranne quando i dittatori sono amici nostri), perché sono terroristi (tranne quando i terroristi sono amici nostri), perché sono manipolatori della verità (tranne quando i manipolatori sono amici nostri).

Tra questi ultimi, i cattivi più cattivi sono i russi.
Loro sono i maestri nella cosiddetta Infowar, vale a dire il complesso uso dell’informazione e della comunicazione come strumento di propaganda, manipolazione per condizionare alterare l’opinione pubblica, imporre decisioni che cambiano il corso della storia.
Sono loro che hanno fatto vincere Trump in America, non gli americani che l’hanno votato. Sono loro che hanno costretto Londra a uscire dall’UE, non gli inglesi che hanno scelto la Brexit. E sono loro che hanno provato a manipolare le elezioni in Francia e Germania.
Sono i loro hacker che hanno in pugno la rete, che dominano i social network e che producono le fake news dalle quali, le povere ed indifese democrazie occidentali, rischiano di essere travolte.
Tutto chiaro, semplice, lineare.
Se non fosse che poi ogni tanto scopri notizie che ti fanno pensare che quello che ci raccontano non sia proprio vero.

Londra investe 2,5 mln di sterline per migliorare e riabilitare l’immagine dell’Ucraina in Occidente. Perché?

COME TI TRUCCO L’UCRAINA
Il Guardian ha rivelato che il governo inglese ha dato incarico alla M&C Saatchi, una delle più importanti società di comunicazione del mondo, di curare l’immagine pubblica dell’Ucraina per “riabilitare” la nazione alleata agli occhi degli occidentali. In tutto circa 2,5 milioni di sterline sono stati investiti per migliorare la reputation attraverso una serie di attività indirizzate all’opinione pubblica di lingua inglese, agli investitori e ai media (tra cui CNN e BBC).

Insomma, Londra paga esperti per migliorare le strategie comunicative del governo di Kiev e condizionare l’immagine occidentale dell’Ucraina. Anche agendo in contesti di puro intrattenimento come nel caso del recente Eurovision Song Contest, svoltosi a Kiev che ha visto l’autoesclusione della Russia in polemica con il divieto imposto dagli ucraini alla cantante russa a causa di un suo recente viaggio artistico in Crimea. Gli strateghi della Saatchi sarebbero intervenuti massicciamente sui social per arginare il rischio di polemiche contro l’Ucraina.

L’obiettivo del governo inglese, è identificare le storie di successo politiche ed economiche e “dimostrare che l’Ucraina è un paese vitale”.
Ma se l’Ucraina fosse veramente un paese vitale che bisogno ci sarebbe di reclutare una società di comunicazione internazionale per dimostrarlo?
La realtà è che l’Ucraina è oggi una nazione totalmente dipendente dai finanziamenti occidentali, con un governo espressione di lobby americane e inglesi, costruito e condizionato dai centri di potere mondialista e attraversato da fermenti nazionalisti e neo-nazisti difficilmente compatibili con una possibile adesione alla Nato e all’Ue.
Però l’Ucraina serve perché è il tassello portante del processo di accerchiamento della Russia messo in atto dall’Occidente.

mediaNON SOLO UCRAINA
Secondo il Guardian, l’operazione Saatchi/Ucraina fa parte di una più complessa campagna di Infowar messa in piedi dal Foreign Office che prevede l’investimento di oltre 1 miliardo di sterline sul CSSF (Conflict, Stability and Security Fund). Un Fondo così segreto che persino al Parlamento britannico è vietato conoscere i 40 paesi a cui i soldi sono destinati.

Eppure qualche progetto è emerso: per esempio una campagna di “sensibilizzazione” indirizzata ai cittadini di lingua russa dei paesi baltici.
Oppure il progetto Reframing Russia, in collaborazione con alcune università americane e inglesi per monitorare l’attività di Russia Today considerata pericolosa per l’azione di contro-informazione che svolge in Occidente.
E sopratutto un progetto affidato alla Reuters Foundation per formare giornalisti e influencer della rete russi, affinché sviluppino “giornalismo di qualità in Russia, secondo gli standard britannici”. 
Ora provate per un attimo ad immaginare cosa sarebbe successo se il Cremlino avesse pagato “corsi di formazione” a giornalisti europei che scrivono sui giornali e sui siti occidentali.

Non basta vincere una guerra… Occorre che quella guerra sia anche “giusta”, il nemico “cattivo”, e la verità “la nostra”

INFOWAR: LA GUERRA PIÙ IMPORTANTE
L’informazione non è uno spazio neutro ma lo spazio dove il Potere prende forma e legittima se stesso. Per questo la Infowar è oggi la guerra più importante; serve a manipolare e a costruire immaginari funzionali.

Il recente Premio Oscar al documentario prodotto da Netflix sugli White Helmets siriani, è una perfetta costruzione manipolatoria per rappresentare la guerra in Siria secondo precise indicazioni propagandistiche che servono a nascondere il vero volto dell’intervento Usa in Medio Oriente.

Così come il famoso scandalo dei Panama Papers, orchestrato con perfetto sincronismo dai media occidentali, è servito a colpire l’immagine di Putin in uno dei momenti di sua ascesa nell’opinione pubblica occidentale; scandalo che oggi è già caduto nell’oblìo per la sua inconsistenza.

Non basta vincere una guerra sul terreno o in diplomazia o in economia. Occorre che quella guerra sia anche “giusta”, che il nemico sia “cattivo”, che la verità sia “la nostra”; solo così uno Stato o un potere tecnocratico possono giustificare le conseguenze delle proprie azioni.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/10/21/infowar-le-manipolazioni-inglesi-sullucraina/?mobile_detect=false




Le ONG lavorano per la democrazia. Veramente?? NO.

Quando la smetteremo di credere a tutto quello che ci dicono? Quando smetteremo di guardare i vari TG e cominceremo a informarci autonomamente? Ecco alcuni dati sulle ONG da tutti considerate come organizzazioni umanitarie, per il nostro bene, per la pace, per aiutare i poveri…

Qualche crepa sulla loro reputazione si è formata solo ultimamente, quando è stato reso noto che alcune ONG stavano guadagnando milioni di Euro, per “salvare” gli immigrati clandestini; e quando abbiamo saputo che dietro ad alcune ONG appariva di nuovo Soros, presente un poco dappertutto, con solidi appoggi anche in Italia.

In questo interessante sintetico dossier Maurizio Blondet ci mette al corrente di alcuni fatti che dovrebbero farci riflettere. 

Quando Amnesty International “lavora” per il Dipartimento di Stato

Lo scorso febbraio, Amnesty International ha pubblicato un rapporto  in cui sosteneva che a Damasco, nella prigione di Seydnaya, il regime di Assad , fra  il 2011 e il 2015, ha impiccato  13.135 prigionieri,  tutti “civili”, e “fatto morire per tortura e per fame migliaia di persone”.

Il rapporto è stato immediatamente citato dal Dipartimento di Stato, con l’aggiunta che nella orribile prigione, anzi  “mattatoio di Assad”  (per il Guardian) si usano forni crematori. Più precisamente, “un edificio che noi crediamo un crematorio”, diramò l’assistente segretario di Stato per il Medio Orienta Stuart  Jones.  “Il Dipartimento di Stato ha dati che sono uccisi in quel carcere fino a 50 prigionieri al giorno”.

A leggere davvero il rapporto di Amnesty, si scopre che l’astronomica cifra di 13.135 impiccati civili risulta  da calcoli aritmetici “basati sulla  testimonianza di persone non citate per nome nel rapporto”.  Insomma la celebre organizzazione “umanitaria”  ha messo in gioco il suo prestigio, credibilità, e fama di oggettività  per appoggiare il programma di  aggressione del Dipartimento di Stato (Cia, NATO ecc.)contro la Siria. E’ ovvio l’effetto che il rapporto vuole raggiungere: perbacco, Assad ha i crematori! Necessita d’urgenza un intervento umanitario contro il nuovo Hitler!

La  cosa si spiega ricordando  che la direttrice esecutiva di Amnesty International fra il 2012 e il 20’13, Susan Nossel (j), è  una femminista americana che  prima, nel 2009, ha lavorato – guarda la combinazione –  per il Dipartimento di  Stato di Hillary Clinton, col grado di “deputy assistant Segretary of State”;  in quella veste “ha guidato l’impegno Usa presso il Consiglio Onu dei Diritti Umani, promuovendo risoluzioni contro Iran, Siria, Libia, Costa d’Avorio in tema di diritti umani, libertà d’espressione  di associazione; nonché la prima risoluzione ONU sui diritti di lesbiche, gay, bisessuali  e transgender”.  E’ anche la curatrice della nota storia “persecuzione delle Pussy Riot”  e autrice della relativa grancassa mediatica.

Una bella carriera fra pubblico, privato e “umanitario”

Amnesty sostiene di essere “Indipendente da ogni governo, ideologia politica, interesse  economico o religioso”. Non trova alcuna  esitazione ad accettare donazioni della Open Society di Soros,  portatrice di una precisa ideologia  politica.  Dal 2008 al 2010, ha accettato anche donazioni dalla NED, National Endowment for Democracy,  che è una “organizzazione non governativa” si fa per dire, dipendendo ufficialmente dal Congresso Usa che  l’ha creata e la finanzia per diffondere la democrazia nel mondo, èd è sempre presente laddove fioriscono rivoluzioni colorate.  I soldi arrivano alla NED tramite l’USAID, l’Agenzia  USA per lo Sviluppo Internazionale.

E’ istruttivo  apprendere che, quando il finanziamento  che la NED dava ad Amnesty ha cominciato ad essere discusso sui media alternativi,   dati ufficiali suoi finanziamenti, che Amnesty pubblica regolarmente, son cominciati a sparire  dal web. Oggi è difficile  recuperare l’elenco dei donatori degli anni 2008-2010 che conferma  che a quel tempo Amnesty lavorava a fianco della  NED.  Sul sito ufficiale della nobile ONG   sono proprio scomparsi i rapporti sui finanziamenti anteriori al 2014.

Interessante   anche il fatto  che certe donazioni sono condizionate;  ossia, a quel che pare,   la loro accettazione obbliga Amnesty  a dedicarsi alle battaglie volute dal donatore. La Open Society di Soros fon dal 2008  ha stanziato una   sovvenzione di tre anni per i suoi scopi statutari:  fra cui specificamente “i diritti dei migranti”.  Soros ha finanziato specificamente la branca americana di Amnesty.  Nel 2011, Amnesty ha pubblicato un rapporto  di legittimazione dell’intervento umanitario in Libia, in base al quale Hillary  Clinton ha potuto vantarsi  in tv di aver fatto uccidere Gheddafi (“We came, we saw, he died” – veni, vidi, lui morì”)  e i diritti umani  in Libia, preda di bande armate e trafficanti, sono esemplarmente applicati.

“Non accettiamo denaro da governi o partiti politici, in modo da essere liberi di criticare i governi che calpestano i diritti umani”, proclama l’orgogliosa ONG.

La branca israeliana di  Amnesty, nel 2008 e 2010,  ha  accettato due  donazioni dal governo Usa (sempre via Dipartimento di Stato:  un’antica amicizia); nel 2011, dal governo olandese (tramite l’ambasciata).  La cosa fu criticata e discussa sul web a suo tempo:

La branca britannica di Amnesty ha accettato un grosso dono ( complessivamente 3. 149.000  sterline) dal governo britannico – che tanto si prodiga per i diritti umani  degli yemeniti mandando i sui piloti a bombardarli sotto comando saudita  –   attraverso un ministero, il Department for International Development.

https://www.gov.uk/government/organisations/department-for-international-development

Nel 2009 il governo di Londra è stato il terzo donatore per misura dello stanziamento.  Il governo norvegese  l’ha finanziata con quasi 4 milioni di sterline in 5  anni, attraverso Theleton Norvegia.  Anche Amnesty Australia ha ricevuto donazioni governative.

Finanziamenti che Amnesty accetta con limpida coscienza perché, spiega, tali finanziamenti statali   sono permessi dalla sua alta etica   in quanto  sono “per l’educazione ai diritti umani”. Il che  rivela l’implicita convinzione che Usa e Gran Bretagna, per definizione, non violano mai i diritti  umani, essendone anzi loro i definitori, formulatori ed apostoli: ossia sono loro che definiscono quali diritti sono violati, quali nazioni che li  violano.

Magari qualcuno potrebbe giudicare questo un pregiudizio ideologico radicale nella “filosofia” di Amnesty: ma no, cosa andate a pensare. Da Mosca non accetterebbe un rublo, per esempio.

 

Come nacque   la NED, National Endowment for Democracy

Sulla NED e   la sua nascita,  occorre rifarsi al prezioso ultimo saggio dello storico  William Engdahl, purtroppo in tedesco,  Geheimakte NGOs

“Durante la presidenza di Ronald Reagan, scandali sulle operazioni della Cia sono venute a  conoscenza dell’opinione pubblica: Cile, Iran, Guatemala, MK-Ultra….Fu allora che il direttore della CIA, Bill Casey, ha  proposto al presidente di creare  una ONG “privata” – appunto il National Endowment for Democracy, creata nel 1983.  Uno dei suoi fondatori, Allen Weinstein, scompasro nel 2015,  ha detto  nella sua  ultima intervista al Washington Post che la NED “fa ciò che fa la CIA, ma come privato”.  Poco dopo hanno visto la luce a Washington altre ONG, la Freedom House, l’Istituto per la Pace, la Open Society di Soros…i fondi che ricevono sono spesso trasferiti attraverso l’USAID del Dipartimento di Stato per nasconderne la provenienza. […]

“Tutti gli sforzi di cambi di  regime gestiti dal Governo Usa da questa data, Solidarnosc in Polonia, il colpo di Stato di Eltsin,la “rivoluzione arancione” in Ucraina, le primavere arabe, sono stati organizzati da questo gruppo di  ONG promotrici della “democrazia”. Non è strano che Russa, Cina ma anche l’Ungheria facciano di tutto per bandire come non gradite queste ONG”.

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/amnesty-international-lavora-dipartimento/