Cosa sapete voi dell’Africa? NULLA

Ci siamo già occupati su questo blog di parlare della Francia colonialista e adesso ci pare il momento di rilanciare l’argomento perché vediamo il dibattito italiano, e anche europeo sull’immigrazione inficiato da grandissimi equivoci, da miti, e da fake news.

L’intervista a Mohamed Konare, leader del movimento Panafricanista, è a cura di byoblu.com

È perlomeno strabiliante assistere allo spettacolo di politici, giornalisti e persino uomini dello spettacolo, che attaccano il governo italiano in nome di un buonismo cui purtroppo ha aderito anche parte del clero cattolico, con iniziative che sfiorano il ridicolo.

Ebbene, non pensiamo male di nessuno, e crediamo che tutti agiscano in buona fede semplicemente per credere ciecamente alle fandonie diffuse dai media; ma almeno cerchiamo di mettere a conoscenza la maggior parte delle persone possibile su questo argomento, che riguarda l’Africa, ma che non può, nello stesso tempo, non riguardare l’assetto geopolitico mondiale e l’assetto politico e sociale dell’Italia.

Ancora grazie a Claudio Messora per la sua preziosa opera di divulgazione degli argomenti più importanti, accuratamente a noi nascosti dai media.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?time_continue=34&v=zsL2NoR2BY0

 




Dimenticatevi la democrazia, di Alberto Bagnai

A distanza di cinque anni dalla storica intervista di byoblu.com , “Ce lo chiede l’Europa”, ecco una ancora più preziosa intervista di Claudio Messora ad Alberto Bagnai. Come sempre accade le analisi del professore si rivelano esatte ed è proprio ciò che possiamo valutare, ascoltando l’intervista, tanto importante da considerarsi anch’essa storica. La durata è diminuita di 30 minuti, ma si tratta sempre di un impegno di due ore; non molte, considerando che di questi tempi ci stiamo giocando il nostro futuro, quello dei nostri figli, e dei nostri nipoti.

Chi non ha tempo non ha nemmeno speranza.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?time_continue=4&v=3rSLQvMwUbg




Appello di alcuni insegnanti ed educatori: “Subito una legge sullo Ius soli, i bambini sono tutti uguali”

 

 

Il titolo storpia quello che si trovava scritto su Repubblica del 17 settembre; l’inganno era di far passare l’iniziativa di un paio di promotori, seguiti da qualche firma, come una istanza di tutti gli insegnanti; insopportabile mistificazione che pare sfuggire ai più…

Postiamo un bel commento alla fake news scritto da Enzo Pennetta, condividendolo in toto; bizzarro che chi si sciacqua la bocca di solidarietà e antirazzismo poi di fatto si confessi nei fatti razzista nella maniera più abietta. Leggere per credere.

Comunque, per inciso, “Lorenzoni, Affinati e i firmatari, parlate a nome personale”!

(di Enzo Pennetta, 20 settembre 2017)

Appello di insegnanti e educatori: “Subito una legge sullo Ius soli, i bambini sono tutti uguali“, così si leggeva su Repubblica del 17 settembre, e così anche la categoria di insegnanti ed educatori viene fatta passare per favorevole allo Ius soli.

I promotori dell’appello sono il maestro Franco Lorenzoni e lo scrittore e professore Eraldo Affinati, i due sostengono la necessità dell’approvazione dello Ius soli perché a loro parere la mancanza sarebbe elemento di discriminazione per i giovani studenti:

Ecco il testo dell’appello:

Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarci, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese.

Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla “cittadinanza e costituzione”, seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo – che sono legge dello stato – sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto.

Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza? Per coerenza, dovremmo esentarli dalle attività che riguardano l’educazione alla cittadinanza, che è argomento trasversale, obbligatorio, e riguarda in modo diretto o indiretto tutte le discipline e le competenze che siamo chiamati a costruire con loro…

Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati”, quel “noi insegnanti” appare subito come un espediente retorico per far pensare che la posizione espressa sullo Ius soli dai due sia quella di tutti gli insegnanti mentre invece si riferisce solo al fatto che gli insegnanti guardano negli occhi gli studenti. Ciò detto, cosa vedono guardando negli occhi dei figli di immigrati Lorenzoni e Affinati? Loro non vedono gli esseri umani, no loro vedono dei ‘non cittadini italiani’, parafrasando Hume la discriminazione è negli occhi di guarda.

Questi insegnanti vedono davanti a sé dei poveri africani desiderosi di liberarsi della loro origine, impazienti di disfarsi della loro cultura per identificarsi con quella italiana (evidentemente percepita come superiore, così la pensavano anche gli inglesi con i nativi nelle loro colonie), i due insegnanti guardando negli occhi i figli di immigrati vedono davanti a sé qualcuno che soffre perché non può fregiarsi dell’appellativo di ‘cittadino italiano’.

Per i due non è concepibile che un povero africano arrivato ai 18 anni non si decida per la cittadinanza italiana, chi non lo vorrebbe fare al loro posto, chi non lo vorrebbe se fosse africano? Infatti nessuno si pone la stessa domanda per altri cittadini, nessuno si preoccupa per figli di statunitensi o tedeschi nati in Italia per cui lo Ius soli non si mai ipotizzato, certo, quelli hanno una fierezza da difendere, mica come quei poveri neri (negri?) che devono vergognarsi del loro paese di origine.

C’è un colonialismo più grande di questo?

Ma non basta, con una logica aberrante i due educatori, insegnanti scrittori neocolonialisti, arrivano a sostenere l’inutilità dell’educazione per i non cittadini italiani. Cioè per loro se uno non è cittadino italiano e vive in Italia frequentando una scuola italiana, che lo educhiamo a fare ‘alle regole della convivenza e della democrazia’? Discriminazione, neanche fossero insegnanti attivi nel Sud Africa dell’Apartheid.

Lo sguardo di Affinati e Lorenzoni io lo vidi negli anni ’80 quando, non certo da figlio di immigrati, soggiornai negli USA in un campus universitario a San Diego per un periodo di studio. Di quell’esperienza ricordo molto chiaramente un episodio, il giorno in cui una professoressa accogliendo noi, un gruppo di studenti provenienti da vari paesi del mondo, spiegava che le regole sull’ingresso negli USA dovevano essere molto severe, perché diceva lei:

“…chiunque vorrebbe diventare cittadino USA”.

Ricordo ancora chiaramente il fastidio che avvertii ascoltando quelle parole, sentii sulla mia pelle il disprezzo per i valori e la storia che portavo in me, immediatamente mi vennero in mente tutti i motivi per cui la cultura da cui provenivo era più ricca della sua. Se i due educatori, Lorenzoni e Affinati si sforzeranno di guardare bene negli occhi i loro studenti potrebbero trovarci qualcosa che finora gli è sfuggito, qualcosa come il mio sguardo  di quel giorno quando sentii di essere capitato in un ambiente che esprimeva un edulcorato disprezzo nei confronti di noi che venivamo da altri paesi. Il paese in cui mi trovavo mi guardava in quel momento attraverso gli occhi di una insegnante che vedeva in noi dei ragazzi desiderosi di liberarci della nostra cittadinanza. Un paese nel quale mi ero recato con sentimenti di simpatia ma verso il quale, in quel momento, sentivo nascere diffidenza.

Non è lo Ius soli il problema, Lorenzoni e Affinati, i ragazzi che guardiamo sono tutti uguali perché nostri fratelli e non perché c’è o non c’è lo Ius soli, quando guarderete negli occhi i ragazzi figli di immigrati cercate l’essere umano e non il cittadino di un paese inferiore che non aspetta altro che di essere promosso a cittadino di un paese superiore.

E infine non pensate, voi e i media, di parlare a nome degli insegnanti in generale, anche il sottoscritto è insegnante e scrittore, e potrei portare a mia volta molti altri insegnanti a sostegno del NO allo Ius soli.

Lorenzoni, Affinati e i firmatari, parlate a nome personale.

Fonte: https://www.enzopennetta.it/2017/09/il-colonialismo-dal-volto-buonista-appello-agli-insegnanti/




Ci hanno ridotto a colonie

Con questa sintesi di Angela Pellicciari ci distinguiamo nettamente dal becero dibattito sulla immigrazione cui ci vorrebbero costringere, e in realtà ci influenzano non poco, e possiamo focalizzare le ragioni di questo impressionante fenomeno, di cui abbiamo già scritto, avvalendosi della competenza dell’africanista Anna Bono. Echi della tesi della Pellicciari li potete trovare un poco ovunque – categoria “le basi” di questo blog – fra gli intellettuali non allineati al mainstream della comunicazione, dove si specifica meglio cosa siano, chi siano le élites di cui si parla in questo bellissimo articolo.

 

2017/08/23
Le élite ci hanno ridotto a colonie, un crimine di cui sarà chiesto conto

Si incentiva l’immigrazione musulmana perchè si vuole distruggere la cultura cattolica

(da “La Verità”)

Nel 1844 Marx iniziava i suoi Manoscritti economico filosofici con una domanda seria: come mai le quantità di merci prodotte non fanno che aumentare mentre la popolazione diventa sempre più povera? Invece di rispondere, lui ebreo, nell’unico modo possibile, e cioè perché l’uomo, avendo ripudiato Dio, si è abituato a trattare i poveri come bestie per produrre ricchezza, Marx si è inventato una risposta gnostica grazie alla quale, riscrivendo il DNA della natura umana, presumeva di risolvere i problemi della società liberale: la causa della palese contraddizione di una ricchezza sempre maggiore cui corrispondeva una povertà sempre più generalizzata, l’origine di tanta ingiustizia, andava individuata nella proprietà privata dei mezzi di produzione. Col risultato di trasformare in despoti satanici quanti hanno guidato il processo di spogliazione dell’uomo di tutto quello che ha di più caro, e lo hanno fatto, per di più, in nome della giustizia e della libertà.

Qualcosa di simile accade anche oggi. Oggi come allora siamo spettatori di una gigantesca contraddizione: come mai da decenni le nostre autorità politiche, europee e nazionali, non fanno che incentivare l’immigrazione di popolazioni in prevalenza musulmane, immigrazione per cui vengono spese cifre astronomiche mentre viene abbandonata a sé stessa la nostra popolazione povera?

Le persone più avvertite danno a questo interrogativo una risposta che in realtà pone una seconda domanda: perché abbiamo bisogno di manodopera, di persone che paghino le nostre pensioni, rispondono, dal momento che la popolazione europea ha smesso di mettere al mondo figli.

Ma se il problema è davvero questo, se le cose stanno così, se il punto è che non facciamo più figli, come mai allora, e questa è la domanda, la nostra classe dirigente, tutti i mezzi di comunicazione di massa, televisioni e film, e adesso anche le scuole, non fanno che pubblicizzare come diritto di civiltà uno stile di vita che promuove la dissoluzione della famiglia e, quindi, la decrescita della popolazione?

Nel 1884 Leone XIII scriveva nell’Humanum genus: “poiché quasi nessuno è disposto a servire tanto passivamente uomini scaltriti e astuti come coloro il cui animo è stato fiaccato e distrutto dal dominio delle passioni, sono state individuate nella setta dei Massoni persone che dichiarano e propongono di usare ogni accorgimento e artificio per soddisfare la moltitudine di sfrenata licenza; fatto ciò, esse l’avrebbero poi soggiogata al proprio potere arbitrario, e resa facilmente incline all’ascolto”.

Al di là delle interessanti e articolate risposte al dramma cui stiamo assistendo, dramma che, se non interrotto, condurrà la popolazione italiana alla guerra civile, una guerra fra poveri, e alla completa dissoluzione della nostra bimillenaria, splendida, cultura e identità, la risposta vera non può che essere una: perché le élites illuminate che ci dominano e ci hanno ridotto a colonia, disprezzano, anzi odiano, la cultura cattolica, ponendo in atto ogni mezzo per distruggerla.

Certo, di questo crimine sarà chiesto conto a quanti l’hanno promosso, come sarà chiesto conto ai politici che si sono girati dall’altra parte facendo finta di niente. Sarà chiesto conto però anche a noi e alla nostra spensierata quanto cieca e supina acquiescenza.

Fonte: http://angelapellicciari.com/articoli/le-elite-ci-hanno-ridotto-a-colonie-un-crimine-di-cui-sara-chiesto-conto/




Soros, il problema indicibile

Crediamo che sia necessario decifrare la realtà attuale cercando di capire esattamente da dove piovono tutte quelle strane istanze che stanno minacciando le nostre tradizioni millenarie.

Si vuole distruggere il matrimonio, la famiglia, la maternità, le tradizioni, i confini stessi della nazione, tutto in nome di un non meglio identificato progresso. I credenti dicono sia opera di Satana, gli altri opera della “Massoneria o dei poteri forti”; affermazioni che, nell’uno e nell’altro caso non ci esimono dall’individuare persone e fatti.

Spesso le persone sono strumentalizzate, magari a loro totale o parziale insaputa, ma la storia è fatta di elementi concreti, per l’appunto persone, date, fatti, documenti, riportati mirabilmente in questo articolo di Enzo Pennetta.

Soros, il problema indicibile

By Enzo Pennetta on 31 agosto 2017

La nazione è sottoposta all’ingerenza di un singolo personaggio che esercita un potere illecito e che, secondo le moderne definizioni, è in guerra contro l’Italia.

 

La presa esercitata da George Soros sull’Italia è andata chiarendosi negli ultimi tempi, un contributo rilevante è stato fornito da Daniel Wedi Korbaria, un eritreo che vive a Roma dal 1995, sulle colonne del sito Media Comunità Eritrea. Nell’articolo si rimanda ad un episodio avvenuto nel 2010 e precisamente all’offerta fatta a George Soros dall’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di ospitare nello storico edificio delle Murate un centro di rifugio per ‘blogger perseguitati’. In pratica il futuro Premier italiano ha cercato Soros per offrirgli un “regalo”, ma vediamo cosa diceva il Corriere di Firenze in quell’occasione:

La fondazione Soros ha accettato di aderire al gruppo di lavoro per creare «case rifugio» per i blogger dissidenti. Ventiquattro attivisti, giornalisti del web, che non possono più vivere nei paesi di provenienza perché perseguitati, abiteranno alle Murate, dal 2011. L’Open society institute & Soros Foundation, «braccio armato» (virgolettato nell’originale ndr) del discusso finanziere Soros, negli anni ha finanziato molte associazioni e gruppi indipendenti che lottavano contro i regimi: tra i primi, Solidarnosc in Polonia e il movimento che ha portato alla «rivoluzione delle rose» in Georgia. E ora la fondazione, per bocca del presidente Aryeh Neier, ha accettato di partecipare alla creazione di questo centro.

Un incontro tra i due era avvenuto durante un viaggio negli Stati Uniti nel corso del quale il sindaco di Firenze aveva chiesto di essere ricevuto da Soros, come riferito da “The florentine“. Ovviamente tra i blogger perseguitati che godono della protezione di Soros troviamo, e troveremo, solo quelli di paesi bisognosi di una rivoluzione colorata o di una esportazione della democrazia. Nella casa rifugio delle Murate non c’è posto per chi contesta le politiche dei governi neoliberisti, per questi ci sono i provvedimenti che prendono il nome di azioni contro le fake news e gli hate speech. Il fatto di ospitare un centro di destabilizzazione rende automaticamente Firenze una città colpevole di azioni contro Stati sovrani, di questo dovrebbero occuparsi la magistratura e il Parlamento.

Il regista dei cambi di regime attuati negli ultimi decenni avrebbe quindi ricevuto un regalo che aveva tutte le caratteristiche di un’alleanza, Soros con la capacità di influenzare i media attraverso le numerose testate di livello internazionale da lui controllate (The Guardian, Liberation, Huffington Post, etc…) e con la sua influenza negli ambienti politici, avrebbe appoggiato il sindaco di Firenze nella sua scalata alla Presidenza del Consiglio e in cambio il Presidente (senza passare attraverso elezioni, come gli ultimi predecessori) avrebbe riservato una corsia preferenziale all’agenda della Open Society Foundations, la ONG capofila delle numerose ONG di Soros. Quale sia il programma della OSF in generale, e quindi di quella italiana, è possibile leggerlo direttamente sul sito ufficiale e in maniera un po’ più esplicita su Wikipedia dove con una ulteriore esplicitazione troviamo tra le altre le seguenti iniziative:

Liberalizzazione delle droghe

Promuovere l’agenda LGBTQ

Promuovere i cambi di regime pro NATO nei paesi dell’ex URSS

Favorire l’immigrazione e la concessione della cittadinanza per gli immigranti irregolari

Tra le attività promosse dalla OSF troviamo anche il sostegno alle politiche abortiste e all’eutanasia. Inoltre mentre l’opinione pubblica è distratta da queste polemiche gli stati coinvolti subiscono una serie di privatizzazioni di cui la finanza e le società di Soros beneficiano.

Ma l’attività più rilevante in cui Soros è impiegato è quella che viene confermata da migliaia di documenti hackerati e resi disponibili, la sovversione di governi democraticamente eletti:

Soros è l’architetto o il finanziatore di più o meno ogni rivoluzione o colpo di stato nel mondo negli ultimi 25 anni.

Fonte “L’Inkiesta“

Ogni paese che nell’ultimo quarto si secolo è stato coinvolto in un regime change o sottoposto all’azione delle ONG guidate dalla OSF, ha subito poi le politiche dettate dalla stessa. E’ dunque alla luce di questo legame con Soros che va letta l’agenda degli ultimi governi, in particolare le priorità date ai diritti LGBTQ e alla questione dei migranti, ecco quanto dice al riguardo sempre l’articolo di Korbaria:

Lo si deduce dalla lettera aperta scritta a Renzi con un tono pretenzioso da Costanza Hermanin, (senior policy officer presso l’Open Society Foundations) a due settimane dal suo insediamento a Palazzo Chigi intitolata: “Caro Matteo, adesso dammi una ragione per non dover più lavorare sui diritti umani in Italia.”

Nel primo paragrafo la Hermanin dice: “Adesso che il governo è pronto a mettersi al lavoro è giunto il momento di domandarti d’includere l’immigrazione, la parità e i diritti fondamentali nell’agenda delle riforme, politiche ma soprattutto istituzionali.”

Modifica del 31/08 su segnalazione dell’utente Iochlomond:

quella Hermanin che scrive imperiosa a Renzi, quale capataz italiana della Open Society…ora è segretaria particolare del Sottosegretario alla Giustizia, on. Gennaro Migliore. Quello a capo della Commissione parlamentare di inchiesta sui centri d’accoglienza…

Ed ecco assumere un significato le visite di Soros in Italia, accolto dal Premier Gentiloni, nel momento in il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, iniziava scoperchiare le manovre illecite delle ONG che traghettavano i migranti anziché soccorrerli, e di nuovo ad agosto, insieme al figlio ed Emma Bonino, quando scoppiava clamorosamente l’emergenza migranti con gli schiaffi ricevuti dall’Italia dalla Francia di Macron, dall’Austria e dalla UE nel suo complesso.

 

Soros con il figlio a Roma, sullo sfondo i Fori Imperiali

Il figlio di Soros con Emma Bonino

 

Ed ecco assumere un significato anche l’impegno per lo sbarco dei migranti in Italia preso senza il consenso della nazione dal governo Renzi e rivelato da una Emma Bonino, quantomeno ingenua, in una dichiarazione che è stata essa stessa fonte di problemi per il Governo sulla questione migranti prima della seconda visita di Soros:

https://youtu.be/DEsXZXdNuGo

L’accordo rivelato da Emma Bonino è stato fatto di nascosto e fondamentalmente in violazione ai principi costituzionali, ma è già stato insabbiato, fatto previsto con chiarezza di analisi da Marcello Foa.

Adesso che l’agenda della OSF è stata un po’ maltrattata soprattutto ad opera dei siti di libera informazione, e avendo imparato la lezione della Brexit e dell’elezione di Trump, ecco che il ministro Orlando vara una commissione che dovrà censurare proprio le voci della libera informazione sul web, quelle che non troveranno accoglienza nel rifugio del palazzo delle Murate, quelle che che saranno sottoposte al giudizio di una commissione nella quale sono state fatte entrare una decina di associazioni finanziate dalla OSF e della cui neutralità verso le direttive del finanziatore è lecito sospettare.

Soros, colui che nel 1992 compì un attacco alla Lira mettendo in ginocchio l’Italia, era già per quell’atto considerabile come nemico del nostro Paese, adesso siamo in presenza di una Rivoluzione colorata condotta in modo subliminale con la quale è riuscito nell’intento di esercitare un’indebita pressione sulle politiche nazionali piegandole alle finalità della OSF, e come ricordava il Gen. Fabio Mini in un’intervista qui su CS riferendosi al caso della Grecia:

piegare la volontà del governo e della stessa popolazione è senz’altro un atto di guerra

Quindi, secondo la moderna definizione di guerra, la OSF di George Soros è una realtà sovranazionale che ha condotto e conduce azioni di guerra nei confronti del popolo italiano e come tale va giudicata.

Ma solo un ingenuo potrebbe pensare che Soros agisca senza sostegni, e qui si dovrà necessariamente aprire un discorso sulle realtà che sottostanno all’operato della OSF e che lo affiancano.

Qualsiasi futuro governo che non passi attraverso questa denuncia darebbe un segnale di assenso al proseguimento nella direzione intrapresa. Non sollevare il problema dell’ingerenza delle ONG, e in particolare della Open Society Foundations, sarebbe indice di accettazione dello statu quo e quindi una resa alla OSF e alle realtà che vi stanno dietro. Ma un soggetto politico che si ponga in contrasto con questo stato di cose dovrà essere pronto ad affrontare le conseguenze che una tale presa di posizione comporterebbe, infatti si porrebbe in uno stato di guerra con l’organizzazione che negli ultimi 25 anni ha progettato e sostenuto tutti i “regime change”.

C’è qualcuno pronto a farlo?

Fonte: https://www.enzopennetta.it/2017/08/soros-il-problema-indicibile/




Introdurre in un territorio centinaia di migliaia di maschi è un crimine

Con il postare questo articolo ci leviamo un sassolino dalla scarpa, dato che sul tema immigrazione si sprecano fiumi interi di parole, e non si dicono le cose come stanno, realmente, e cosa dovrebbe fare uno stato normale, difendere il proprio popolo, prima di tutto le donne.

Qui la sintesi di Silvana De Mari in una pagina dice di tutto e di più. La sua posizione è chiara e senza sbavature e chi vuole protestare per la durezza dei toni è malato di una qualche ideologia, e/o significa o che non ha figlie, o figli, o nipoti, oppure si può permettere l’autista che accompagni tutti i suoi cari ovunque, all’asilo, a scuola, a comprare un poco di pane, al lavoro…

Qui si parla di essere armati in senso figurato; chi ha orecchi per intendere…

Ovvio che non si parla di militarizzazione degli italiani, ma del più alto concetto di legittima difesa, e del fatto che se applicassimo le nostre leggi avremmo tutte le possibilità di opporci a quella che è una vera e propria sostituzione etnica, voluta da chi? La risposta non è banale; ci vorranno ancora diversi punti, se avete la pazienza di seguirci.

Tanto per la cronaca molti dei nostri cari leader europei sono nella condizione appena citata, oltre a potersi permettere non solo l’autista ma anche la guardia del corpo, e la scorta.

A fornire il quadro della situazione è la rivista americana Breitbart, ripresa da Libero: «Emmanuel Macron, il presidente francese appena eletto, non ha figli; il cancelliere tedesco Angela Merkel non ha figli. Il primo ministro britannico, Theresa May, non ha figli; il primo ministro italiano Paolo Gentiloni non ha figli; il primo ministro dell’ Olanda, Mark Rutte, quello svedese Stefan Löfven, il lussemburghese Xavier Bettel, e il primo ministro della Scozia, Nicola Sturgeon – non hanno figli. E ancora: il presidente della Lettonia è Raimonds V’ jonis: senza figli; il presidente della Lituania è Dalia Grybauskaité: senza figli; il presidente della Romania è Klaus Werner Iohannis: senza pargoli pure lui. E Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, non ha né figli, né famiglia».

Fonte:https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/chi-fa-politica-non-fa-figli-i-leader-europei-non-hanno-pupi/

Introdurre in un territorio centinaia di migliaia di maschi è un crimine

Silvana De Mari 31/08/2017

Europa arancia meccanica. Italia arancia meccanica. Rimini arancia meccanica.

Il primo dovere di un popolo è garantire la sicurezza delle donne. Tra gli appartenenti allo stesso popolo c’è un patto di non aggressione. Chi viola questo patto è considerato un criminale, perseguito e disprezzato. Chi non appartiene a quel popolo non riconosce quel patto.

Il cosiddetto multiculturalismo, persone di etnia e lingua diversa, con strutture etiche diverse e una diversa maniera di concepire i rapporti uomo e donna che convivono su uno stesso territorio, è un’utopia mortale che permetterà lo sterminio della civiltà più impalpabile ed etera da parte di quella più brutale. Chi non appartiene a quel popolo non riconosce quel patto di non aggressione e se lo viola non è considerato un malvagio dai propri pari.

Non da tutti.

Ed è considerato un eroe da parecchi dei propri pari.

Introdurre in un territorio centinaia di migliaia di maschi oltretutto nullafacenti, senza la dignità e la stanchezza che dà un lavoro, sradicati dal proprio contesto, privi di controllo sociale, mantenuti in una situazione di irresponsabilità, di impunibilità e di non rintracciabilità , è un crimine che può portare solo in una direzione: l’annientamento di un popolo. Sono tutti maschi in età militare, 15/45 anni, senza donne, coesi dall’appartenenza a una stessa religione, una religione che vieta la convivenza pacifica, che ordina l’aggressione agli infedeli, che permette ufficialmente lo stupro delle loro donne. (Il Corano nella sura 4:24 E vi sono vietate le mogli sposate di altri popoli a meno che non siano cadute nelle vostre mani (come prigioniere di guerra o schiave comprate).

Qualche mese fa ho tenuto una conferenza a Verona su San Giuseppe, spiegando l’ovvio. È uno dei santi armati. Perché un falegname e non un fornaio, o un sarto? Perché i due Misteri più belli, una Donna bellissima e il suo Bambino non potevano essere affidati a un uomo disarmato. Gesù si dichiara figlio del Padre: il Padre è il Dio degli eserciti. I falegnami hanno le asce. E duemila anni fa partivano dalla materia prima quindi avevano sempre con se l’ascia perché in qualsiasi momento poteva capitare a tiro il ramo giusto, il tronco perfetto.

George Orwell affermava che tutti devono essere armati, essere armati deve essere obbligatorio. Deve essere vietato essere disarmati. Un popolo dove ogni operaio ha un fucile, afferma George Orwell è un popolo dove le ingiustizie e l’arbitrio resteranno piccoli. Durante quella conferenza, ho affermato che chi non è in grado di combattere, di combattere fisicamente per la propria libertà, la perde.

Alla violenza si risponde con la forza. Gli orchi si fermano militarmente. Quella conferenza ha fatto scandalo. Persino il settimanale femminile del Corsera si è scandalizzato. Ma come? Uno scrittore di libri per ragazzi che non scrive le solite quattro fregnacce che sono il verbo. Il dialogo risolve tutto. L’indignazione e la collera sono sbagliati. Le armi uccidono.

Fregnacce.

La crudeltà uccide. Le armi uccidono oppure proteggono. In quella scandalosa conferenza ho mostrato l’ascia, un’ascia piccola, quella con cui la mia antenata Barbara De Mari a Capo Corso ha combattuto contro i saraceni, restando viva e libera perché era armata.

Esistono i lupi.

Esistono coloro che hanno consegnato ai lupi le chiavi dell’ovile.

E poi ci sono i cani da pastore. Chiunque vi voglia buoni, compassionevoli fino al suicidio, incapaci di indignazione e collera, le due fondamentali emozioni di difesa, e soprattutto disarmati, sia fisicamente che spiritualmente , in realtà vi vuole morti.

Oppure schiavi.

Silvana De Mari

Fonte: “Introdurre in un territorio centinaia di migliaia di maschi è un crimine” | Imola Oggi




Stupri e immigrati

Alle persone normali pare oramai evidente che il fenomeno degli immigrati stia causando grossi problemi, il più orribile dei quali gli stupri di cui si ha notizia, per lo più dal web, nonostante la colpevole omertà della stragrande maggioranza dei media. Invece per gli affetti da malati ideologismi, da ciò che viene comunemente classificato come “politicamente corretto”, ecco, per essi il problema non è rilevante, si tratta solo di rari episodi e guai a individuare chi ha commesso il ributtante reato come non italiano, pena la gogna mediatica, e la classificazione veramente razzistica di cittadini non degni, razzisti, nazifascisti, xenofobi e via offendendo.
In realtà siamo all’offesa della elementare ragionevolezza, come perfettamente ci illustra Giampaolo Rossi dal suo blog, L’Anarca.
 
 
 

Stupri e immigrati

imagesPREGIUDIZI E TABÙ
L’argomento è scottante e viola il rigido protocollo imposto dai talebani del politically correct. Certo, se decidete di affrontarlo, aspettatevi la solita accusa di essere i nipotini di Goebbels.
Non vi preoccupate, fa parte del gioco; sopportate con santa pazienza e andate avanti perché il problema esiste e non va rimosso; e non solo sull’onda dell’emotività che la cronaca ci riserva: la giovane turista polacca stuprata a Rimini o l’anziana di Forlì violentata da un nigeriano o la 12enne di Trieste abusata da tre immigrati (solo per citare gli esempi più recenti).

Quando un anno fa la piddina Debora Serracchiani, di fronte allo stupro di una studentessa italiana minorenne da parte di un richiedente asilo iracheno, dichiarò: “la violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza”, un fiume in piena di scandalizzata indignazione si riversò contro di lei: colleghi di partito e immancabili intellettuali del Pensiero Collettivo.

Allora proviamo ad affrontare il tema senza tabù e senza pregiudizi.

I NUMERI IN ITALIA
Stefano Zurlo, su Il Giornale, ha riportato una notizia scioccante: un’ indagine di Demoskopika, realizzata elaborando dati del Viminale, ha svelato che “nel quinquennio 2010-2014, il 39 per cento delle violenze sessuali in Italia è stato compiuto da stranieri”. Un numero impressionante – nota Zurlo – se si considera “che nel 2014, solo l’8,1% dei residenti in Italia veniva da fuori”.
Ovviamente Zurlo è molto cauto e sottolinea che non bisogna fare “generalizzazioni”, né “distribuire patenti di primogenitura”.

Anche perché a distribuirle ci pensa il Ministero dell’Interno il giorno dopo, inviando una nota all’AdnKronos in cui spiega che nel 2016 i reati contro le donne compiuti dagli italiani sono aumentati (1.534 contro i 1.474 del 2015), mentre quelli degli stranieri sono diminuiti (904 contro i 909 del 2015, 4 in meno). Ma la stessa AdnKronos ammette che se si guardano le percentuali in rapporto alla popolazione (che è esattamente ciò che si dovrebbe controllare) le violenze commesse dagli stranieri sono maggiori.
Anche perché al conteggio sfuggono ovviamente i casi non denunciati che è plausibile siano maggiori nelle comunità di immigrati perché una donna straniera (magari profuga e richiedente asilo, inserita in contesti comunitari chiusi) ha più timore a denunciare una violenza subita rispetto ad una donna italiana.

D’altronde è un dato di fatto che la possibile correlazione tra l’esodo migratorio di giovani maschi e l’aumento delle violenze sessuali non sembra riguardare solo l’Italia.
In tutti i paesi che hanno adottato politiche di accoglienza massiccia i reati a sfondo sessuale sono tra quelli con maggiore aumento, insieme ai furti.

I NUMERI IN GERMANIA
Il Rapporto annuale sulla “Criminalità nell’ambito della migrazione” pubblicato il 27 Aprile scorso dalla Bundeskriminalamt (BKA), la Polizia Federale tedesca, rivela che nel 2016, il numero dei reati a sfondo sessuale compiuti da stranieri è aumentato del 102%, passando da 1.683 violenze del 2015 alle 3.404 del 2016.
In altre parole, da quando la signora Merkel ha aperto le frontiere ad oltre un milione di immigrati, avvengono circa 5 reati sessuali al giorno compiuti dai nuovi arrivati.
Negli ultimi quattro anni, l’aumento è stato del 500% .

I reati comprendono molestie, stupri e abusi sessuali su bambini e minori; quest’ultimo reato (il più odioso) è quello che ha registrato il tasso di crescita più elevato, +120%.
Il 71% degli immigrati autori di violenze sessuali ha meno di 30 anni (il 17% è in età adolescenziale).

Soeren Kern analista del Gatestone Institute e studioso dei problemi connessi alla migrazione in Germania l’ha definita una “epidemia di stupri”.

taharrush-cologneIL CAPODANNO DI COLONIA
Il caso più eclatante avvenne la notte di Capodanno del 2015, quando circa 1200 donne subirono aggressioni e molestie sessuali in diverse città tedesche (600 solo a Colonia e 400 ad Amburgo).

Un vero e proprio assalto di massa perpetrato, “nella stragrande maggioranza da persone che rientrano nella categoria generale dei rifugiati”, come dichiarò allora il Procuratore di Colonia Ulrich Bremer.
Il Capo della Polizia Holger Münch dichiarò che era evidente “la relazione tra ciò che era accaduto e la forte immigrazione avvenuta nel 2015″.

La polizia tedesca denunciò i fatti di Colonia come applicazione del Taharrush, una sorta di “molestia sessuale collettiva” (che a volte si conclude con stupri di gruppo) praticata in alcuni paesi islamici e venuta alla ribalta dei media occidentali durante le manifestazioni di piazza della Primavera Araba, quando si verificarono diversi casi di violenze ai danni di giovani donne musulmane.

Da sottolineare che per mesi, i media tedeschi hanno nascosto la portata dell’accaduto secondo un comportamento coerente con la volontà di manipolare l’informazione sui temi dell’immigrazione; volontà denunciata da una clamorosa ricerca scientifica che inchioda la stampa tedesca alle proprie responsabilità.

La situazione è divenuta di una tale emergenza sociale che il 7 luglio 2016 il Parlamento tedesco ha dovuto approvare modifiche al codice penale proprio sui reati sessuali, ampliando la definizione di stupro per consentire più facilmente l’espulsione degli immigrati colpevoli.

SVEZIA E FINLANDIA
Il tema dell’aumento dei reati sessuali in relazione all’immigrazione è stato analizzato anche in altri paesi come la Svezia e la Finlandia dove hanno fatto scalpore episodi cruenti di violenze operate da giovani immigrati.
In particolar modo nel 2016, in Svezia venne a galla lo scandalo della copertura che la polizia operò sulle violenze durante un festival musicale a Stoccolma, quando diverse adolescenti svedesi furono aggredite da giovanissimi immigrati, per lo più afghani. Uno solo caso di stupro ma decine i casi di molestie sessuali e violenze.
La legislazione svedese vieta di rendere note le identità etniche e religiose di chi commette reati; è quindi impossibile capire se l’aumento oggettivo di stupri negli ultimi 10 anni sia legato al massiccio aumento di immigrati dai paesi islamici o solo a modifiche dell’apparato legislativo svedese che ha allargato la definizione di violenza sessuale (come tendono ad affermare i difensori del modello multiculturale).

In Finlandia il più recente rapporto della polizia denuncia un aumento dei reati sessuali del 23% nei primi 6 mesi del 2017 ed un calo del 5% di quelli commessi da stranieri. Ma la percentuale degli abusi sessuali commessi da immigrati continua ad essere altissima, quasi il 30%.

IL PROBLEMA C’È
Tutto questo cosa significa? Che esiste un’equazione immigrato = stupratore? Certo che no e se qualcuno lo pensa è un imbecille. Ma è un imbecille anche chi nasconde l’identità di uno stupratore quando è un immigrato, per non suscitare sentimenti razzisti.

È evidente che l’immigrazione a cui l’Europa si è aperta, presenta enormi criticità che mettono a rischio la tenuta sociale ed economica delle nazioni e la loro identità culturale ed il loro sistema giuridico. Alcuni punti da sottolineare:

  1. Profughi e richiedenti asilo rappresentano una minoranza di coloro che entrano in Europa
  2. Dalle guerre fuggono in genere donne e bambini, mentre l’Europa sta accogliendo prevalentemente maschi giovani di età compresa tra i 17 e i 30 anni in piena vitalità sessuale
  3. Quando un processo immigratorio non è governato ma subìto, come avviene (grazie all’irresponsabilità dei governi europei e alla volontà criminale delle élite globaliste), è impossibile controllare chi accogli nei tuoi paesi
  4. Gli immigrati provengono prevalentemente da paesi con culture che hanno una visione del “femminile” e dei diritti tra uomo e donna molto diversi dall’Occidente. In queste culture (sopratutto islamiche) la condizione di sottomissione della donna rende difficile stabilire i limiti legislativi all’interno dei quali  definire cos’è un abuso sessuale o una violenza

Ovviamente il problema non è se gli europei stuprano più degli immigrati o se un immigrato che stupra è più colpevole di un europeo (anche se il principio dell’accoglienza e dell’ospitalità, implica l’obbligo della reciprocità e rende più odioso un reato commesso da un immigrato, su questo ha ragione la Serracchiani); il problema è sancire l’esistenza di un problema sociale e culturale senza rimuoverlo secondo quel meccanismo paranoico proprio dell’ideologia globalista, liquidando come razzista chi lo pone; problema che deriva da un’immigrazione non più sostenibile.

IL CASO GOREN
In Germania fece scalpore il caso di Selin Goren giovane portavoce di Solid, movimento di estrema sinistra; una ragazza impegnata in politica nei movimenti a favore dell’immigrazione. Una sera di Gennaio del 2016, in un parco di Mannheim, la ragazza venne violentata da tre uomini. Alla polizia dichiarò che i tre parlavano tedesco. Solo tempo dopo, convinta da una sua amica, ritrattò e affermò che i tre erano immigrati e parlavano arabo. In un’intervista a Der Spiegel spiegò che aveva mentito per non “aumentare l’odio verso i migranti”.

Dopo essere stata violentata questa ragazza imbevuta di ideologia, si è auto-violentata in nome di un buonismo che rasenta la patologia sociale. Vittima due volte: di una violenza generata da altri e di una generata da se stessa.

Ecco questa è l’immagine più chiara di come l’Europa rischia di finire: auto-violentandosi per non guardare in faccia la realtà.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/08/31/stupri-e-immigrati/?mobile_detect=false




Migranti e operazione PONTUS

Forse non ne avete nemmeno sentito parlare, infatti l’operazione Pontus è praticamente rimasta segreta. Risulta veramente difficile capire come questo governo non avverta la minima esigenza di informarci su operazioni di tale importanza. Sinceramente ci pare un approccio un  poco troppo arrogante. Riportiamo una lucida analisi di Marcello Foa, uscita stamani sul suo blog

Quell’accordo “segreto” per aiutare i migranti. Gentiloni, perché non parli di Pontus?

 
 

20170203_102039_F55BE3D9Ebbene sì, cari italiani, sugli immigrati e sulle Ong, il premier Gentiloni non ve la racconta giusta.
In un recente post sollevavo due quesiti di fondo.
Il primo:

“Perché Gentiloni è così timido e remissivo con le Ong? Esistono degli accordi di cui l’opinione pubblica non è stata messa al corrente e che in una certa misura legano le mani al governo? O forse c’è dell’altro?”

Il secondo era rivolto al ministro degli Interni Minniti.

“Quando parla dell’immigrazione come di un “fenomeno epocale che va governato” e della necessità di ”liberare la gente dalle sue paure“, quando lascia intendere che le navi Ong dovrebbero essere sostituite da quelle delle missioni europee lancia il messaggio sbagliato. Della serie: regoleremo un po’ ma i migranti continueranno ad arrivare.

Sono passate poche ore e i dubbi, anziché diminuire sono aumentati. L’agguerrito Luca Donadel ha rivelato sulla sua pagina Facebook che la nave militare irlandese WILLIAM BUTLER YEATS ha effettuato ben due operazioni di recupero a poche miglia dalla costa libica. Non ne ha parlato nessuno in Italia; ma in Gran Bretagna la Bbc sî, evidenziando un aspetto finora sconosciuto: i “salvataggi” sono avvenuti nell’ambito di un accordo bilaterale fra Italia e Irlanda denominato Operazione Pontus, risalente al 2015.
Lo stesso Donadel osserva che è difficile trovare informazioni al riguardo sui siti ufficiali italiani, mentre se ne trovano su quelli irlandesi.

Si scopre così che lo scopo dell’Operazione Pontus non è di contrastare i trafficanti di esseri umani ma di contribuire a una missione di “ricerca e soccorso umanitario”. Il ministro della Difesa irlandese, in una nota entusiastica del 2015, scriveva che l’obiettivo era di “soccorrere i migranti che fuggono dal Nord Africa“.

Capito? Peccato che questo obiettivo contrasti con l’Operazione Sophia, attualmente in corso e a cui ha appena aderito la stessa Irlanda, che si proponedi neutralizzare le consolidate rotte della tratta dei migranti nel Mediterraneo“.

Mi sono detto: con quel che è successo negli ultimi mesi, chissà quanti gommoni avranno sequestrato! Sono andato sul sito ufficiale per cercare annunci al riguardo, ripercorrendo la bacheca dei comunicati stampa. Tenetevi forte.Da inizio anno ad oggi viene data notizia di una sola operazione (il sequestro di armi su una nave battente bandiera libica), mentre sono frequenti gli annunci delle conferenze stampa della Mogherini (importantissimi, non c’è che dire). Delle due l’una: l’ufficio stampa fa pena e non comunica gli straordinari successi o l’operazione non funziona, come tutte quelle varate finora dall’Unione europea (Mare Nostrum, Triton, Frontex). Però è stata prolungata nel 2018.

Dunque, riepiloghiamo: le navi militari devono salvare i migranti e aiutarli a scappare dal Nord Africa (Operazione Pontus) e al contempo “individuare le reti di contrabbando”,”cercare e dirottare le navi sospette” e se necessario “smaltirle” (Operazione Sophia). Ma la seconda non funziona, la prima sì e benissimo.

Tutto questo mentre il comportamento del governo italiano, e in particolare dapprima di Matteo Renzi e poi di Paolo Gentiloni appare sconcertante. Non è ammissibile che un’intesa di questo genere venga di fatto silenziata persino sui siti ufficiali. A proposito, caro presidente del Consiglio, ci può dire se quell’accordo, come pare, è ancora in vigore? E, già che ci siamo, non ritiene suo dovere renderlo di pubblico dominio?

Chissà perché ma ho l’impressione che il premier ignorerà questa richiesta. E in fondo possiamo capirlo: significherebbe dire la verità agli italiani. Un’eresia per un leader piddino.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/08/24/gentiloni-pontus/




Emergenza censurata?

Al momento ci dicono che questo breve spezzone video attualmente non sia fruibile dall’Italia, ma neanche dalla Francia. La scioccante aggressione in diretta della giornalista Francesca Parisella, il 3 marzo alle 23.30 circa, in diretta con Matrix, testimonia lo stato di degrado oramai raggiunto a Roma, intorno alla stazione Termini. Inutile ignorare che questa immigrazione fuori controllo non possa procurare che guai, e sorprende con quale superficialità sia affrontato il problema, a livello mediatico innanzitutto, e poi nei fatti, con provvedimenti deboli e contraddittori.

Se ci fossero dei blocchi degli IP italiani e magari europei si possono aggirare usando il browser Tor Bundle scaricandolo da qui

 




Islam, terrorismo e l’ipocrisia dei media

Dopo la strage di Barcellona alcune preziose osservazioni di Marcello Foa. Abbiamo già cominciato a parlare di come i media italiani – ed europei – non siano più affidabili, per vari motivi, e qui abbiamo un’analisi molto acuta di Marcello Foa che volentieri pubblichiamo. Notate solo gli elementi ricorrenti: i servizi segreti avvertiti dalla CIA sui rischi di attentati di una certa tipologia, i servizi segreti locali che non riescono a prendere provvedimenti efficaci, l’uccisione dei terroristi che così non possono svelare niente sui mandanti. Tutti punti da conservare.
 
Islam e terrorismo: ecco la foto che smaschera l’ipocrisia dei media
di Marcello Foa

Dunque riepiloghiamo: la Cia aveva avvertito i servizi spagnoli sul rischio di un attentato proprio alla Rambla. L’Isis già in febbraio aveva minacciato azioni terroristiche nelle aree frequentate dai turisti e il rischio era così elevato che, come ha sottolineato ieri Germano Dottori durante lo speciale su Rai3, alcuni tour operator hanno reclutato in segreto più di 100 ex membri delle truppe speciali britanniche, affinché controllassero siti sensibili, come le spiagge di Ibiza.

Sulla strage di Barcellona è già stato detto quasi tutto, mi limito a due osservazioni.

La prima. Considerato l’altissimo livello di allarme era così difficile blindare le Ramblas con delle protezioni anti intrusione, come avviene in molte piazze europee? Purtroppo siamo di fronte, come già avvenuto a Parigi e a Nizza, a un clamoroso fallimento dei servizi di intelligence, in questo caso spagnoli.

La seconda. E’ giunto il momento di smascherare l’ossimoro dietro a cui si trincerano le autorità dopo fatti come questi. Il refrain è sempre lo stesso: orrore per gli attentati, ma noi siamo migliori, noi non dobbiamo aver paura; dunque dobbiamo continuare a mantenere le frontiere aperte e ad accogliere gli immigrati islamici. Paradossalmente fino ad oggi questo approccio è stato vincente, ma razionalmente non sta in piedi.

Anche l’ultimo attentato in Finlandia è avvenuto al grido di Allah Akbar.

E questo perbenismo porta a inaccettabili forme di autocensura. Guardate queste immagini:

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Vi ricorda qualcosa? La prima la conoscete tutti. I media non si sono fatti scrupoli nel mostrare l’immagine del piccolo Aylan, perché serviva a giustificare moralmente l’immigrazione, ma la seconda immagine, segnalata su twitter, non diventerà una hit mondiale. La maggior parte del pubblico non la vedrà mai, eppure mostra un altro bambino di tre anni ucciso assieme alla madre dei terroristi islamici sulla Rambla. Viene censurata. Perché se venisse diffusa susciterebbe un’altra ondata emotiva ma nel senso contrario a quello desiderato dal mainstream multiculturale e globalizzante. E’ un’ipocrisia, ma rivelatrice. Così si gestisce l’opinione pubblica.

Sia chiaro: sebbene le cause del terrorismo non possano essere banalizzate e ha ragione chi sostiene che a destabilizzare il Medio Oriente siamo stati noi occidentali, in primis gli americani in Irak, Afghanistan, Libia e Siria, è innegabile che l’immigrazione incontrollata a cui stiamo assistendo da mesi e che riguarda principalmente l’Italia, sia fonte di destabilizzazione sociale, per la mancata integrazione di masse enormi di migranti a cui è impossibile garantire un lavoro e una normale accoglienza, e dunque di fenomeni estremi, come l’aumento della violenza, della criminalità, dell’estremismo religioso e, infine, del terrorismo.

Ecco perché ha ragione chi manifesta gridando “io non ho paura”. Ma quel grido andrebbe accompagnato con l’urlo: “Enough is enough” come dicono gli inglesi. Ovvero l’immigrazione incontrollata, soprattutto quella islamica, non è più accettabile.

Ovvero, in italiano, abbiamo visto abbastanza.

http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/08/18/immigrati-islamici-e-terrorismo-questa-foto-smaschera-lipocrisia-dei-media/