Stiamo uscendo dall’Euro

In nemmeno dieci minuti Nino Galloni analizza l’attuale situazione italiana, e non solo, e accende di speranza la platea per una ripresa dalla (falsa) crisi che ci attanaglia. Niente politichese, ma solo qualche parola tecnica di economia che però tutti possono imparare.

Per i noti intellettuali che affollano i talk show sono parole troppo semplici, troppo comprensibili, ma noi le preferiamo ai loro vuoti tecnicismi che hanno creato solo confusione, e che aumentano negli italiani solo frustrazione. Al posto di “più Europa”, “più riforme strutturali” abbiamo argomentazioni stringenti e documentate da una persona che ha vissuto da protagonista i momenti dei cruciali cambiamenti del nostro paese, e che indica una concreta via di uscita dall’attuale situazione.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=JMR7N58h8XI&feature=youtu.be




USA: il vero Russiagate scoppierà adesso. E travolgerà i Clinton

Su uno scandalo di dimensioni colossali, tanto da far tremare le basi stesse dell’establishment americano nessun accenno sui quotidiani nazionali. Postiamo dunque con piacere questo approfondimento di Maria Giovanna Maglie apparso su Dagospia che ci rivela retroscena inquietanti; tutto ciò ci dovrebbe far riflettere su come abbiamo maturato tutta una serie di convincimenti sulla Hillary Clinton ed il suo entourage, che parevano essere più rassicuranti di Donald Trump. Meglio cercare sicurezze da altre parti. Unireipunti please.

Furono la macchina elettorale dei Clinton e il Comitato Democratico a pagare il dossier bufala su Trump che innescò il Russiagate. Una crisi politica colossale sta per esplodere in seno agli USA

 26 ottobre 2017 dagospia.com

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

bill e hillary clinton Bill e Hillary Clinton

Bye bye Clintons. Scommettete che gli stessi che li hanno vezzeggiati e coperti per decenni stanno per farli fuori esattamente come hanno fatto col maiale Weinstein? Il dossier farlocco su Trump e la Russia l’hanno pagato i democratici, e tutti, FBI compreso, sono stati complici. Uranium One è stata una svendita di patrimonio nazionale e materiale nucleare ai russi, pagata ai Clinton con denaro riciclato.

Le due storiacce si intersecano e si intrecciano, partono da lontano, da un accordo di affari in Kazakistan siglato da Bill Clinton, passano per le famose email fatte sparire da Hillary, infangano niente male l’immacolato Barack Obama, il suo consigliere nazionale e il suo attorney-general. Avete letto qualcosa in proposito sui giornali italiani? Sarebbe una notizia.

Eppure lo scandalo sta per esplodere, Hillary Clinton ha un bel dichiarare che è tutto un baloney, tutte cazzate, ma la prova del contrario sta nel fatto che ora i giornali suoi alleati e amici si affrettano a pubblicare notizie compromettenti e a ribadire la certezza delle fonti, nel fatto che il Congresso si è deciso a indagare, che persino il superprocuratore dell’inchiesta sul Russia Gate sta cambiando direzione di indagini.

 Tenetevi forte, e’ proprio vero che a forza di tentare di fregare qualcuno, magari ricorrendo a fake news, arrivano le notizie vere e investono in pieno l’accusatore, in questo caso la candidata trombata Hillary Clinton, l’ex presidente Barack Obama, la sua Amministrazione, l’agenzia federale di investigazione, FBI. 

Naturalmente l’affare si complica se uno dei collusi del passato, Robert Mueller, già direttore dell’ FBI, adesso è a capo dell’investigazione sull’avversario, ovvero su Donald Trump e la sua campagna, accusati pesantemente con campagna mediatica oltre che nomina di procuratore speciale, di collusioni con la Russia di Vladimir Putin tali da falsare il risultato elettorale.

Ma invece e’ tutto il contrario, sono stati la campagna Clinton e il Comitato Democratico a pagare il dossier bufala su Trump che innescò il Russiagate. A questa operazione ha lavorato per i democratici proprio Paul Manafort, ovvero l’ex consigliere di Donald Trump, principale accusato dell’inchiesta di oggi. 

Seguono una serie di domande, alcune delle quali ormai praticamente retoriche. L’FBI di James Comey ha utilizzato quel dossier pagato dalla campagna Clinton e dal Comitato democratico, e non verificato, per ottenere dalla Corte FISA un mandato a sorvegliare il team Trump durante e dopo la Campagna elettorale?

I dati raccolti illegalmente sui componenti del team sono stati comunicati senza necessaria autorizzazione ad almeno due ministri dell’amministrazione Obama? L’operazione truffaldina è stata fatta non solo per danneggiare prima il candidato, poi il presidente, ma anche per coprire le collusioni passate con la Russia, arrivate fino a venderle un quinto dell’ uranio, materiale nucleare, americano in cambio di denaro sporco a Bill Clinton e alla fondazione Clinton? 

L’intera operazione è stata scoperta dall’FBI e non comunicata al Congresso su ordine del governo Obama? Il capo di allora dell’FBI che tacque colpevolmente è lo stesso che ora presiede la commissione di inchiesta sul Russiagate? Il tutto cominciò con un viaggio di Bill Clinton nel 2005 assieme al socio canadese della Fondazione, Frank Giustra, in Kazakistan a fare accordi con un pericoloso autocrate filorusso, Nursultan A. Nazarbayev, mentre la moglie Hillary era senatore e si preparava a candidarsi alle presidenziali? Frank Giustra era anche il titolare della UrAsia Energy, venduta ad Uranium One nel 2007. 

 Queste notizie sono state tenute accuratamente nascoste per mesi, ipotesi avanzate solo dai pochi media vicini al presidente, come New York Post, Fox news, fino a Breitbart news, ma ora pubblicano scoop e ricostruzioni un giornale progressista come the Hill, l’arci avversario Washington Post, Seattle Times e Los Angeles Times, e persino il New York Times comincia a ricordarsi di accurate inchieste del passato poi sepolte. Probabilmente vuol dire che la realtà incalza e tocca correre.

Viene la confusione a me, figuriamoci a voi. Proviamo ad andare per ordine. Questa vicenda è gravissima, altro che Watergate, lo dico da mesi e lo ribadisco oggi. 

Naturalmente potete decidere che preferite leggervi sui giornaloni importanti come il Corriere racconti puntuti su quanto non sia in realta’ ricco Trump, evidentemente ne sanno più di Forbes, su come sia stata fondamentale la campagna su Facebook per far vincere le elezioni a Trump, evidentemente con 6500 dollari – tanti su 100mila ne sono stati dedicati al candidato repubblicano – si influenza una campagna presidenziale, sul fatto che Trump tenga appeso sul suo aereo privato, non nella Trump Tower giudicata dal Corriere troppo cafona per accettare di viverci, un Renoir che è una crosta perché l’originale sta al museo di Chicago, probabilmente ha ragione il museo, ma ricordare di quanti falsi siano pieni i musei, magari la storia del falsario Mark Landis, non guasterebbe.

le donazioni alla fondazione clinton dal business dell uranio Le donazioni alla fondazione Clinton dal business dell’uranio

Se invece decidete che lo scandalo che presto potrebbe fare impallidire Watergate vi interessa, ecco i primi elementi certi.

Il famoso dossier che conteneva immagini e racconti di uno scandaletto sessuale protagonista Donald Trump in un albergo di una città dell’Est europeo, e che suggeriva pesanti connections con Mosca e Putin, è stato finanziato e commissionato dalla campagna presidenziale di Hillary Clinton e dal comitato Nazionale Democratico alla Fusion GPS, il cui presidente e vicepresidente in questi giorni si rifiutano di rispondere alla commissione di Intelligence, invocando il Quinto emendamento, ovvero il diritto a non autoincriminarsi.

l inchiesta del ny times su uranium one

l’inchiesta del NY Times su Uranium one

La Fusion GPS fa capo dal 2016 a Marc Elias, un avvocato che rappresenta la campagna Clinton e il comitato democratico. Fu assoldato un ex agente segreto inglese, Christopher Steele, che aveva mantenuto dei rapporti con FBI e servizi segreti degli Stati Uniti, che aveva a lungo lavorato in Russia.

Confezionò un insieme di pezzi di dossier vecchi in un unico falso, anche piuttosto sfacciato, come poi è risultato essere. Trump in quella città non c’è neanche mai stato. Il tutto è stato pagato circa 9 milioni di dollari. Steele fu tanto preso sul serio che quando incominciò l’indagine sul presunto Russia gate, l’Fbi lo assoldò sia pure per poco tempo. Il famoso dossier ha poi fatto il giro del mondo per alcuni mesi, dopo l’elezione del presidente, al Congresso ci ha pensato il repubblicano John McCain a farlo distribuire, dovrebbe spiegare perché, i giornali lo avevano tutti ma nessuno aveva il coraggio di pubblicarlo perché smaccatamente fasullo, finché non lo fece una piccola pubblicazione, e da lì si parte per il Russia gate.

Due parole in più sullo scandalo invece di Uranium One, partendo da alcune precisazioni che finalmente si fanno strada. Basterebbe il mezzo milione di dollari che in una sola volta Putin ha fatto avere per una conferenza a Bill Clinton a suscitare un sospetto di connivenza. Invece tutti concentrati su centomila dollari in tutto di inserzioni su Facebook, che secondo i democratici e secondo anche alcuni giornalisti italiani, avrebbero sfacciatamente favorito l’elezione di Trump. 

Quelle inserzioni sono cominciate a giugno del 2015, e a controllarle tutte vedrete che sono genericamente messaggi sul razzismo e sul controllo di armi; secondo Marx Penn, analista e stratega politico, sempre di area democratica, sulle elezioni del 2016 si sono soffermate inserzioni per 6.500 dollari. Se qualche impiccio con la Russia va ipotizzato, varranno ben di più i soldi incassati dai Clinton tra conferenze e affare di Uranium One, no?

Però, essendo all’epoca della stipula del contratto di vendita la Clinton segretario di Stato e membro di una commissione governativa incaricata degli accordi, non si può accusare solamente lei, ma l’intera Amministrazione di Barack Obama, e qui si parla di interessi e sicurezza nazionale.

 Si parla di aver venduto un quinto della capacità americana di estrarre uranio alla Russia e per l’esattezza a una compagnia di energia nucleare controllata dallo Stato, la Rosatom. La quale nella sua filiale americana, come l’Fbi ben sapeva, si dava un gran da fare in truffe, ricatti riciclaggio di denaro, frodi ed estorsioni.

Se l’Fbi indago’ e riferì al dipartimento di Giustizia, quest’ultimo nascose, tanto che l’attività della Rosatom americana continua ancora indisturbata per 4 anni. L’avessero rivelata per tempo, la vendita non sarebbe mai avvenuta. C’era un informatore che aveva lavorato sotto copertura il quale voleva riferire tutto al Congresso, e fu minacciato e bloccato dal FBI. Ora però parlerà.

Per ora mi fermo. Tanto siamo solo agli inizi.

Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/america-fatta-maglie-bye-bye-clintons-scommettete-che-stanno-farli-159415.htm




Pandora TV, un’altra visione del mondo




La questione vicino orientale

Franco Cardini da Pandora TV esprime le sue perplessità su come venga gestita l’informazione riguardante l’ISIS e la questione del terrorismo internazionale. Ci pare un contributo imperdibile; tutte le rivendicazioni dei presunti attentati dell’ISIS giungono dal sito americano di Rita Katz. Anomalia sfuggita a molti.




URANIUM GATE Altro che “Russiagate”! Gli affari loschi russi dei Clinton

Ancora un approfondimento clamoroso di Marco Respinti tratto da “La nuova bussola quotidiana”, blog cattolico, su un enorme affare che vede coinvolta Hillary Clinton, e non solo, con i russi (Rosatom). Quello che fanno i soldi non riesce a farlo nessuna diplomazia.

Qualcuno si domandi come mai la cosa sia perfettamente ignorata (nascosta) da tutti i media. Siamo in tempi bui.

  • URANIUM GATE

Altro che “Russiagate”! Gli affari loschi russi dei Clinton

Vladimir Putin e Hillary Clinton

L’FBI sapeva che certi trafficoni russi, alcuni nei quali poi finiti in manette, stavano manovrando in maniera losca per accaparrarsi quote rilevanti di un bene strategico qual è l’uranio americano. Lo sapeva dal 2009, prima ancora che nel 2010 Hillary Clinton, allora Segretario di Stato, armeggiasse, lautamente ricompensata, in modo da consentire a quegli stessi ambienti trafficoni di aggiudicarsi addirittura un quinto della produzione americana di uranio. Lo sapeva perché sin dal 2009 ha infiltrato un informatore nell’industria nucleare russa. Lo sapeva ma ha lasciato fare, tacendo a Congresso, commissioni parlamentari e cittadini. Lo sapeva e il ministero della Giustizia dell’Amministrazione retta da Barack Obama ha nascosto tutto.

Lo sapeva e adesso il Senate Judiciary Committee ha chiesto da un lato all’avvocato Victoria Toensing, che assiste l’ex informatore dell’FBI, di sentire direttamente l’anonimo testimone, dall’altro a una decina di ministeri allora convolti nella cessione dell’uranio ai russi di dire se sapessero che l’FBI sapeva, onde accertare se pure altri pezzi del governo americano si siano resi complici dell’occultamento d’informazioni essenziali nonché, se tutto verrà accertato, dello scenario di corruzione che ha finito per alienare un pezzo strategicamente rilevantissimo dell’industria nazionale.

Lo rivelano le inchieste svolte da John Solomon e da Alison Spann sul quotidiano telematico The Hill, nonché da Sara A. Carter per l’agenzia stampa Circa. Notizie dirompenti che però la stampa italiana di fatto non sta dando. Il retroscena è noto. Ne parlò nel 2015 l’insospettabile The New York Times, ne hanno poi parlato libri, come Clinton Cash di Peter Schweizer (HarperCollins, New York 2015), divenuti anche docu-film virali e persino fumetti. Iniziando nell’ottobre 2010 e concludendo le operazioni nel 2013, la società mineraria canadese Uranium One, da cui appunto dipende un quinto dell’uranio statunitense, è stata acquisita dalla Rosatom, l’ente di Stato russo per il nucleare, con l’indispensabile permesso del governo americano che fu concesso all’unanimità dal Segretario di Stato Clinton e dalle 14 agenzie governative afferenti al Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti (CFIUS) in cui sedeva anche Hillary. Quel permesso fu salutato nel rapporto annuale stilato dalla Rosatom nel 2010 come uno di più «sorprendenti eventi» dell’anno, grazie al quale la Russia poteva iniziare «l’estrazione di uranio negli Stati Uniti». Per rendersi conto del quadro basta del resto ricordare che un uomo come Vadim Mikerin, legato al Cremlino, capo del braccio americano della Rosatom, la Tenam, creata nel 2010, collettore di una tangente-trappola tesagli nel 2009 dall’FBI tramite il suo famoso infiltrato, alla fine del 2015 è stato condannato da un tribunale americano a 48 mesi di prigione per riciclaggio di denaro.

Nel frattempo la “Clinton Foundation” rimpinguava le proprie casse grazie a donazioni per 145 milioni di dollari provenienti da ambienti interessati alla transazione, tra cui il leone canadese degli affari minerari Frank Giustra (che fa parte del Board della Foundation e che con Bill Clinton ha girato diversi Paesi ricchi d’interesse minerario), oltre a compensi da nababbo versati a Bill Clinton per conferenze: un suo discorso di un’ora e mezza tenuto a Mosca il 29 giugno 2010 ‒ proprio nel 2010, pochi mesi prima del famoso permesso governativo americano ‒ fu pagato mezzo miliardo di dollari dalla banca russa Renaissance Capital, legata al Cremlino, banca che agl’investitori consigliava l’“Uranium One” che di lì a poco la Rosatom avrebbe acquisito.

Stando a The Hill, c’è però pure dell’altro. Uno stretto collaboratore dei Clinton, che vuole restare anonimo, dice che lo scopo vero del viaggio-conferenza di Bill a Mosca a fine giugno 2010 non era l’Uranium One, cioè una botta e via, ma qualcosa di ben più strutturale: l’apertura della via degli affari con gli oligarchi russi a beneficio di un loro parente approfittando del ruolo istituzionale di Hillary.

Ora, credibile che mentre il Segretario di Stato e un pool di agenzie governative vendevano un quinto dell’uranio americano ai russi, mentre la “Clinton Foundation” si arricchiva, mentre Bill guadagnava come un Paperon de’ Paperoni per pronunciare quattro parole a Mosca, mentre l’FBI registrava tutto da tempo decidendo poi di mettere in galera gente legata alla Rosatom a cui Hillary aveva ceduto il famoso uranio, mentre tutto questo accadeva Obama non si accorgesse di nulla?

Marco Respinti

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/altro-che-russiagate-gli-affari-loschi-russi-dei-clinton

 




Orrore! Gentiloni ce l’ha quasi fatta: potrete essere censurati e schedati sul web

Finora siamo stati abbastanza equidistanti e neutrali, ma ciò che sta accadendo in Italia ha raggiunto livelli effettivamente preoccupanti. Marcello Foa aveva già scritto sull’argomento e noi lo avevamo puntualmente postato. Ma l’incubo della censura Orwelliana sembra passare dalla fantasia alla realtà, almeno che qualcuno non si muova, nella prossima legislatura…

Ci facciamo interpreti dell’appello accorato da parte di molti cittadini: CI FATE VOTARE PER FAVORE???

Orrore! Gentiloni ce l’ha quasi fatta: potrete essere censurati e schedati sul web

 

pd censuraI lettori di questo blog ricordano la battaglia condotta, all’inizio del mese, contro l’approvazione del disegno di legge del premier Gentiloni che introduceva due provvedimenti gravissimi, all’articolo 2:

– i dati internet e telefonici potranno essere conservati per 6 anni, il che significa autorizzare la schedatura di massa

– l’Agcom, ovvero l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, avrà il potere di intervenire sulle comunicazioni elettroniche dei cittadini italiani a tutela del diritto di autore, impedendo, all’occorrenza, l’accesso ai siti “in infrazione”; il che significa spalancare di fatto le porte alla censura sul web con il pretesto di infrazioni marginali, come la pubblicazione di una foto scaricata da un motore di ricerca.

Notate bene: nessun Paese democratico contempla misure così severe. Lo scorso 5 ottobre, il Senato avrebbe dovuto votare il disegno di legge, infilato furbescamente nel decreto mille proroghe, per non dare nell’occhio. Da notare che era già stato approvato alla Camera e dunque si trattava del voto definitivo, contro il quale il sottoscritto e altri opinionisti hanno lanciato impellenti e drammatici appelli.

Nei giorni successivi ho cercato di sapere com’era andata. Sui giornali neanche una riga e come poteva essere diversamente? A parte il Fatto Quotidiano, che ha svelato la vicenda, e ilgiornale.it, nessuno ne ha parlato. Tutti zitti, tutti, forse, inconsapevoli.

E allora mi sono attivato da solo. Non avendo mai fatto il giornalista parlamentare e non possedendo la necessaria dimestichezza con tali atti, mi sono rivolto al portavoce del Senato, Alessio Pasquini, mettendo in copia la segreteria. Di solito queste richieste vengono trattate dall’Ufficio stampa.  E  quello di un Parlamento, di solito, risponde. E invece… sì, lo avete capito. Sto ancora aspettando la risposta.

Allora mi sono rivolto alla senatrice Ornella Bertorotta, del Movimento 5 Stelle, che un paio di anni fa mi aveva invitato a parlare a un convegno di politica internazionale a Palazzo Madama. Molto cortesemente la senatrice Bertorotta, che ringrazio, mi ha risposto inviandomi lo stenografico di quella seduta, che trovate qui. Vorrei tanto sbagliarmi ma leggendo questo resoconto risulta che gli emendamenti presentati per togliere o correggere quei due passaggi sono stati bocciati, mentre l’articolo 2 è stato approvato.

E allora è legge? Non ancora, per fortuna. Il disegno 2886 non è ancora stato approvato perché su un articolo, il numero 5, è mancato il numero legale. Dunque l’approvazione definitiva è stata rinviata ad altre sedute.

Insomma, si è guadagnato tempo e l’unica speranza è che, nell’imminenza dello scioglimento della Camere, il provvedimento venga rinviato alla prossima legislatura. E chissà che una nuova maggioranza… Insomma, ci vorrebbe un miracolo.

Resta, purtroppo, che l’articolo 2 sia stato approvato ovvero  il premier Gentiloni e il suo Partito il PD sono a un passo dall’ottenere quel che si prefiggevano: predisporre misure da Grande Fratello Orwelliano per schedare le opinioni di tutti gli italiani e poter censurare i siti davvero scomodi, magari col pretesto sempre molto di moda delle Fake News.

Indovinate un po’ quali siti saranno oggetto di premurose attenzioni?

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/10/22/orrore-gentiloni-ce-lha-quasi-fatta-potrete-essere-censurati-e-schedati-sul-web/

 

 




La prossima crisi finanziaria in USA. Che ci coinvolgerà.

Ci hanno abituato a credere che la finanza e l’economia in generale siano discipline non adatte a noi comuni mortali. Il linguaggio volutamente paludato ci ha fatto convenire che se non siamo economisti di certi argomenti meglio non occuparsene. I problemi ci angosciano, calano gli stipendi, il lavoro non si trova, crescono i debiti? Non dipenderà dal sistema Euro?

Ma no, sciocchini, l’Euro è solo una moneta. Ci vuole solo più competitività, più Europa e tutto si risolverà, lasciate fare a noi…mentre voi potete occupare il vostro tempo libero con i serial, il calcio, Zelig; e poi non serve perdiate tempo su internet, così pieno di menzogne, tanto che adesso facciamo chiudere i siti più pericolosi per le vostre semplici menti.

In questo articolo di Simon Black abbiamo una breve sintesi di quello che sta accadendo in USA e, se non siamo del tutto smemorati, abbiamo visto che disastro ha creato (a noi) la crisi economica degli USA negli anni 2007-2008. Adesso siamo al simpatico momento in cui tutto sta per ripetersi, mentre la nostra situazione nel frattempo è anche peggiorata, come previsto nel piano del progetto “integrazione europea”.

Buona lettura.

Di Simon Black, 11 ottobre 2017

Il motivo per cui c’è stata la grande crisi finanziaria è che Wall Street stava concedendo mutui per comprare la casa anche a persone che non potevano permetterseli.

Fino alla esplosione della crisi, gli investitori erano voracemente affamati di debito garantito da ipoteche immobiliari con rating “AAA”. E così le società finanziarie concedevano molti prestiti anche a mutuatari a rischio (“subprime”) per poi rivenderli a Wall Street. Wall Street ne impacchettava tanti insieme e una delle agenzie di rating più importanti (come Moody’s o Standard & Poor’s) certificava questi mucchi di rifiuti fumanti con una AAA.

AAA secondo la definizione di Moody significa che l’investimento “dovrebbe sopravvivere all’equivalente della Grande Depressione degli Stati Uniti”. In altre parole, è solido come la roccia.

Il ragionamento era questo: un singolo mutuo subprime è in effetti rischioso. Ma se si mettono insieme i mutui di migliaia di persone, a questo punto il pacchetto può ottenere un rating AAA. Perché non è possibile che non rimborsino il prestito tutti quanti. E poi, bè, sul mercato immobiliare i soldi non vanno mai perduti…

In realtà però le agenzie di rating non erano così stupide come sembravano … Le indagini effettuate dopo la crisi hanno mostrato una quantità di email incriminanti, come questa, di un dirigente di Standard & Poor’s:

“Signore aiuta la nostra fottuta truffa… questo deve essere il posto più stupido in cui ho mai lavorato “.

Come tutti gli altri, stavano al gioco perché volevano fare soldi.

Per generare ipoteche sufficienti per soddisfare la domanda, i finanziatori avrebbero fatto di tutto…

– Vendere una casa senza chiedere il minimo anticipo in contanti.

– Offrire tassi di ingresso trappola (con rate mensili temporaneamente più basse, che nel giro di qualche tempo però si adeguano alle tariffe di mercato).

– E persino offrirsi di pagare parte del mutuo per un paio di mesi (la maggior parte dei piccoli istituti di credito era in grado di rivendere il prestito a Wall Street nel giro di un mese o due, cancellando così la loro responsabilità: se le commissioni sul prestito erano superiori alle loro spese, ci guadagnavano comunque).

I peggiori prestiti subprime erano soprannominati “NINJAs”, che stava per “No income, No job, No assets” (Nessuna entrata, nessuno stipendio, nessuna garanzia).

Quando non furono più in grado di emettere sufficienti mutui per soddisfare la richiesta, a Wall Street sono diventati creativi. Hanno cominciato a impacchettare pacchetti di ipoteche, che venivano chiamati ”CDO (Collateralized Debt Obligation) al quadrato” (CDO aventi come garanzia altri CDO, ndVdE). Quindi hanno creato “CDO sintetici”, che erano solo derivati ​​di altri mutui subprime e di altri CDO (essenzialmente un
modo per le persone di giocare sul mercato dei mutui senza che ci fossero dietro nuovi mutui reali).

Come tutti sappiamo, è finita a disastro… perché le persone che avevano sottoscritto i mutui benché non potessero permettersi di acquistare case costose hanno smesso di pagare le rate. E i CDO, i CDO al quadrato e i CDO sintetici (che erano stati diffusi in tutto il mondo) hanno fatto bancarotta.

Ma ricordiamolo: tutto è iniziato con la vendita di case a persone che non potevano permettersele. 

Il che mi riporta a oggi…

Negli Stati Uniti il debito contratto dagli studenti ha raggiunto un livello record, pari a 1,4 trilioni di dollari. E i millennials stanno facendo fatica a pagarli.

L’Associazione Nazionale degli Agenti immobiliari ha svolto un sondaggio tra 2.000 millennials tra i 22 e i 35 anni sul debito contratto per studiare e la proprietà della casa… Solo il 20% degli intervistati possedeva una casa… Degli 8 su 10 che non la possedevano, l’83% ha affermato che la ragione era il debito contratto per studiare. E l’84% ha risposto che avrebbe dovuto rinviare l’acquisto della casa per diversi anni (la mediana era sette anni).

E questo è un guaio per l’attività di vendita immobiliare. Ma, di nuovo, i finanziatori stanno diventando creativi …

L’impresa edilizia di Miami Lennar Homes ha recentemente annunciato che avrebbe pagato una grande parte del prestito studentesco per qualsiasi mutuatario che comprasse una casa da loro.

Attraverso la sua controllata Eagle Home Mortgage, l’azienda si farà carico di una quota del prestito studentesco dell’acquirente, pari a ben il 3% del prezzo di acquisto della casa, fino a 13.000 dollari.

Il debito è diventato a tal punto la chiave di volta della nostra società, che l’unico modo in cui possiamo permetterci qualcosa è scambiando un tipo di debito che non possiamo permetterci, con un altro tipo di debito.

Un recente studio della Pew Charitable Trust ha mostrato che il 41% delle famiglie americane ha meno di 2.000 dollari di risparmi: un buon terzo ha zero risparmi (tra cui una su dieci delle famiglie con oltre 100.000 dollari di reddito). Un altro studio ha mostrato che il 70% degli americani ha meno di 1.000 dollari di risparmi.

Il punto è che l’America è sul lastrico… Una singola spesa imprevista come un pneumatico che esplode o una visita del medico manderebbe a gambe all’aria la maggior parte delle persone.

E sta solo peggiorando.

Nel mese di agosto, ho calcolato l’ammontare del conto medio delle famiglie nella Bank of America (che ha 592 miliardi di dollari in depositi di cittadini privati, 46 milioni di famiglie) … È di solo 12.870 dollari per famiglia… E questo include risparmi, investimenti, piani di pensionamento… TUTTO.

E bisogna anche tenere a mente che questa è la media… resa più alta dai titolari di conti con saldi  enormi.

Non c’è da meravigliarsi che gli americani abbiano 1.021 trilioni di dollari di debiti contratti con la carta di credito – la somma più alta della storia.

Anche i finanziamenti per l’acquisto di auto hanno toccato il record di 1,2 trilioni di dollari.

E non dimentichiamo il governo americano, che è sotto di più di 20 trilioni di dollari. 

Il debito statunitense è ora del 104% del PIL … E il debito totale è cresciuto del 48% dal 2010.

Nel bilancio economico la colonna dei debiti continua ad allungarsi. Nel frattempo, gli attivi e la produttività non stanno tenendo il passo.

Ma la gente continua a comprare case, automobili, televisioni e pagare le tasse dell’Università indebitandosi sempre di più… E ora, scambiando un tipo di debito con un altro.

La ricchezza è basata sul risparmio e sulla produzione. Non sul fabbricare trucchetti con le carte e sprofondare sempre di più nei debiti.

Non posso dirti quando questo castello di carte crollerà. Ma ti assicuro che precipiterà.

Fonte: http://vocidallestero.it/2017/10/17/il-sistema-di-mutui-piu-folle-che-ho-mai-visto/




Gli inglesi fanno disinformazione sull’Ucraina; si dice INFOWAR…

Abbiamo scritto molte volte che sull’Ucraina, come su tante altre storie ci stanno mentendo continuamente e spudoratamente. Oramai possono contare su una opinione pubblica addormentata, era tutto previsto e meticolosamente studiato a tavolino.
 
Adesso postiamo una notizia più precisa, grazie a Giampaolo Rossi, che ci aiuta nel cambiare idea e a cominciare a pensare diversamente: sul Guardian è apparso un articolo che documenta come il governo inglese abbia stanziato cifre ingenti per “curare l’immagine pubblica dell’Ucraina”, che sappiamo essere governata con l’appoggio dei neonazisti.
Tale governo flirta con la UE e aspira ad entrare nell’Unione. Dunque oramai la politica non si basa più sui fatti, sulle azioni dei governi, ma solo su quello che si riesce a far credere alle popolazioni, e il gioco è fatto. Ma non è un gioco giusto e democratico.
 

Infowar: le manipolazioni inglesi sull’Ucraina

di Giampaolo Rossi, 21ott 17

 

55552060c621b-full_croppedI CATTIVI PIÙ CATTIVI
La storia è arcinota, ce la raccontano ogni giorno i media, gli intellettuali, i politici.
Il mondo è diviso in due: i buoni e i cattivi. I buoni siamo noi, gli Occidentali. I cattivi sono tutti gli altri.
I cattivi sono cattivi per tanti motivi: perché sono dittatori (tranne quando i dittatori sono amici nostri), perché sono terroristi (tranne quando i terroristi sono amici nostri), perché sono manipolatori della verità (tranne quando i manipolatori sono amici nostri).

Tra questi ultimi, i cattivi più cattivi sono i russi.
Loro sono i maestri nella cosiddetta Infowar, vale a dire il complesso uso dell’informazione e della comunicazione come strumento di propaganda, manipolazione per condizionare alterare l’opinione pubblica, imporre decisioni che cambiano il corso della storia.
Sono loro che hanno fatto vincere Trump in America, non gli americani che l’hanno votato. Sono loro che hanno costretto Londra a uscire dall’UE, non gli inglesi che hanno scelto la Brexit. E sono loro che hanno provato a manipolare le elezioni in Francia e Germania.
Sono i loro hacker che hanno in pugno la rete, che dominano i social network e che producono le fake news dalle quali, le povere ed indifese democrazie occidentali, rischiano di essere travolte.
Tutto chiaro, semplice, lineare.
Se non fosse che poi ogni tanto scopri notizie che ti fanno pensare che quello che ci raccontano non sia proprio vero.

Londra investe 2,5 mln di sterline per migliorare e riabilitare l’immagine dell’Ucraina in Occidente. Perché?

COME TI TRUCCO L’UCRAINA
Il Guardian ha rivelato che il governo inglese ha dato incarico alla M&C Saatchi, una delle più importanti società di comunicazione del mondo, di curare l’immagine pubblica dell’Ucraina per “riabilitare” la nazione alleata agli occhi degli occidentali. In tutto circa 2,5 milioni di sterline sono stati investiti per migliorare la reputation attraverso una serie di attività indirizzate all’opinione pubblica di lingua inglese, agli investitori e ai media (tra cui CNN e BBC).

Insomma, Londra paga esperti per migliorare le strategie comunicative del governo di Kiev e condizionare l’immagine occidentale dell’Ucraina. Anche agendo in contesti di puro intrattenimento come nel caso del recente Eurovision Song Contest, svoltosi a Kiev che ha visto l’autoesclusione della Russia in polemica con il divieto imposto dagli ucraini alla cantante russa a causa di un suo recente viaggio artistico in Crimea. Gli strateghi della Saatchi sarebbero intervenuti massicciamente sui social per arginare il rischio di polemiche contro l’Ucraina.

L’obiettivo del governo inglese, è identificare le storie di successo politiche ed economiche e “dimostrare che l’Ucraina è un paese vitale”.
Ma se l’Ucraina fosse veramente un paese vitale che bisogno ci sarebbe di reclutare una società di comunicazione internazionale per dimostrarlo?
La realtà è che l’Ucraina è oggi una nazione totalmente dipendente dai finanziamenti occidentali, con un governo espressione di lobby americane e inglesi, costruito e condizionato dai centri di potere mondialista e attraversato da fermenti nazionalisti e neo-nazisti difficilmente compatibili con una possibile adesione alla Nato e all’Ue.
Però l’Ucraina serve perché è il tassello portante del processo di accerchiamento della Russia messo in atto dall’Occidente.

mediaNON SOLO UCRAINA
Secondo il Guardian, l’operazione Saatchi/Ucraina fa parte di una più complessa campagna di Infowar messa in piedi dal Foreign Office che prevede l’investimento di oltre 1 miliardo di sterline sul CSSF (Conflict, Stability and Security Fund). Un Fondo così segreto che persino al Parlamento britannico è vietato conoscere i 40 paesi a cui i soldi sono destinati.

Eppure qualche progetto è emerso: per esempio una campagna di “sensibilizzazione” indirizzata ai cittadini di lingua russa dei paesi baltici.
Oppure il progetto Reframing Russia, in collaborazione con alcune università americane e inglesi per monitorare l’attività di Russia Today considerata pericolosa per l’azione di contro-informazione che svolge in Occidente.
E sopratutto un progetto affidato alla Reuters Foundation per formare giornalisti e influencer della rete russi, affinché sviluppino “giornalismo di qualità in Russia, secondo gli standard britannici”. 
Ora provate per un attimo ad immaginare cosa sarebbe successo se il Cremlino avesse pagato “corsi di formazione” a giornalisti europei che scrivono sui giornali e sui siti occidentali.

Non basta vincere una guerra… Occorre che quella guerra sia anche “giusta”, il nemico “cattivo”, e la verità “la nostra”

INFOWAR: LA GUERRA PIÙ IMPORTANTE
L’informazione non è uno spazio neutro ma lo spazio dove il Potere prende forma e legittima se stesso. Per questo la Infowar è oggi la guerra più importante; serve a manipolare e a costruire immaginari funzionali.

Il recente Premio Oscar al documentario prodotto da Netflix sugli White Helmets siriani, è una perfetta costruzione manipolatoria per rappresentare la guerra in Siria secondo precise indicazioni propagandistiche che servono a nascondere il vero volto dell’intervento Usa in Medio Oriente.

Così come il famoso scandalo dei Panama Papers, orchestrato con perfetto sincronismo dai media occidentali, è servito a colpire l’immagine di Putin in uno dei momenti di sua ascesa nell’opinione pubblica occidentale; scandalo che oggi è già caduto nell’oblìo per la sua inconsistenza.

Non basta vincere una guerra sul terreno o in diplomazia o in economia. Occorre che quella guerra sia anche “giusta”, che il nemico sia “cattivo”, che la verità sia “la nostra”; solo così uno Stato o un potere tecnocratico possono giustificare le conseguenze delle proprie azioni.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/10/21/infowar-le-manipolazioni-inglesi-sullucraina/?mobile_detect=false




Le ONG lavorano per la democrazia. Veramente?? NO.

Quando la smetteremo di credere a tutto quello che ci dicono? Quando smetteremo di guardare i vari TG e cominceremo a informarci autonomamente? Ecco alcuni dati sulle ONG da tutti considerate come organizzazioni umanitarie, per il nostro bene, per la pace, per aiutare i poveri…

Qualche crepa sulla loro reputazione si è formata solo ultimamente, quando è stato reso noto che alcune ONG stavano guadagnando milioni di Euro, per “salvare” gli immigrati clandestini; e quando abbiamo saputo che dietro ad alcune ONG appariva di nuovo Soros, presente un poco dappertutto, con solidi appoggi anche in Italia.

In questo interessante sintetico dossier Maurizio Blondet ci mette al corrente di alcuni fatti che dovrebbero farci riflettere. 

Quando Amnesty International “lavora” per il Dipartimento di Stato

Lo scorso febbraio, Amnesty International ha pubblicato un rapporto  in cui sosteneva che a Damasco, nella prigione di Seydnaya, il regime di Assad , fra  il 2011 e il 2015, ha impiccato  13.135 prigionieri,  tutti “civili”, e “fatto morire per tortura e per fame migliaia di persone”.

Il rapporto è stato immediatamente citato dal Dipartimento di Stato, con l’aggiunta che nella orribile prigione, anzi  “mattatoio di Assad”  (per il Guardian) si usano forni crematori. Più precisamente, “un edificio che noi crediamo un crematorio”, diramò l’assistente segretario di Stato per il Medio Orienta Stuart  Jones.  “Il Dipartimento di Stato ha dati che sono uccisi in quel carcere fino a 50 prigionieri al giorno”.

A leggere davvero il rapporto di Amnesty, si scopre che l’astronomica cifra di 13.135 impiccati civili risulta  da calcoli aritmetici “basati sulla  testimonianza di persone non citate per nome nel rapporto”.  Insomma la celebre organizzazione “umanitaria”  ha messo in gioco il suo prestigio, credibilità, e fama di oggettività  per appoggiare il programma di  aggressione del Dipartimento di Stato (Cia, NATO ecc.)contro la Siria. E’ ovvio l’effetto che il rapporto vuole raggiungere: perbacco, Assad ha i crematori! Necessita d’urgenza un intervento umanitario contro il nuovo Hitler!

La  cosa si spiega ricordando  che la direttrice esecutiva di Amnesty International fra il 2012 e il 20’13, Susan Nossel (j), è  una femminista americana che  prima, nel 2009, ha lavorato – guarda la combinazione –  per il Dipartimento di  Stato di Hillary Clinton, col grado di “deputy assistant Segretary of State”;  in quella veste “ha guidato l’impegno Usa presso il Consiglio Onu dei Diritti Umani, promuovendo risoluzioni contro Iran, Siria, Libia, Costa d’Avorio in tema di diritti umani, libertà d’espressione  di associazione; nonché la prima risoluzione ONU sui diritti di lesbiche, gay, bisessuali  e transgender”.  E’ anche la curatrice della nota storia “persecuzione delle Pussy Riot”  e autrice della relativa grancassa mediatica.

Una bella carriera fra pubblico, privato e “umanitario”

Amnesty sostiene di essere “Indipendente da ogni governo, ideologia politica, interesse  economico o religioso”. Non trova alcuna  esitazione ad accettare donazioni della Open Society di Soros,  portatrice di una precisa ideologia  politica.  Dal 2008 al 2010, ha accettato anche donazioni dalla NED, National Endowment for Democracy,  che è una “organizzazione non governativa” si fa per dire, dipendendo ufficialmente dal Congresso Usa che  l’ha creata e la finanzia per diffondere la democrazia nel mondo, èd è sempre presente laddove fioriscono rivoluzioni colorate.  I soldi arrivano alla NED tramite l’USAID, l’Agenzia  USA per lo Sviluppo Internazionale.

E’ istruttivo  apprendere che, quando il finanziamento  che la NED dava ad Amnesty ha cominciato ad essere discusso sui media alternativi,   dati ufficiali suoi finanziamenti, che Amnesty pubblica regolarmente, son cominciati a sparire  dal web. Oggi è difficile  recuperare l’elenco dei donatori degli anni 2008-2010 che conferma  che a quel tempo Amnesty lavorava a fianco della  NED.  Sul sito ufficiale della nobile ONG   sono proprio scomparsi i rapporti sui finanziamenti anteriori al 2014.

Interessante   anche il fatto  che certe donazioni sono condizionate;  ossia, a quel che pare,   la loro accettazione obbliga Amnesty  a dedicarsi alle battaglie volute dal donatore. La Open Society di Soros fon dal 2008  ha stanziato una   sovvenzione di tre anni per i suoi scopi statutari:  fra cui specificamente “i diritti dei migranti”.  Soros ha finanziato specificamente la branca americana di Amnesty.  Nel 2011, Amnesty ha pubblicato un rapporto  di legittimazione dell’intervento umanitario in Libia, in base al quale Hillary  Clinton ha potuto vantarsi  in tv di aver fatto uccidere Gheddafi (“We came, we saw, he died” – veni, vidi, lui morì”)  e i diritti umani  in Libia, preda di bande armate e trafficanti, sono esemplarmente applicati.

“Non accettiamo denaro da governi o partiti politici, in modo da essere liberi di criticare i governi che calpestano i diritti umani”, proclama l’orgogliosa ONG.

La branca israeliana di  Amnesty, nel 2008 e 2010,  ha  accettato due  donazioni dal governo Usa (sempre via Dipartimento di Stato:  un’antica amicizia); nel 2011, dal governo olandese (tramite l’ambasciata).  La cosa fu criticata e discussa sul web a suo tempo:

La branca britannica di Amnesty ha accettato un grosso dono ( complessivamente 3. 149.000  sterline) dal governo britannico – che tanto si prodiga per i diritti umani  degli yemeniti mandando i sui piloti a bombardarli sotto comando saudita  –   attraverso un ministero, il Department for International Development.

https://www.gov.uk/government/organisations/department-for-international-development

Nel 2009 il governo di Londra è stato il terzo donatore per misura dello stanziamento.  Il governo norvegese  l’ha finanziata con quasi 4 milioni di sterline in 5  anni, attraverso Theleton Norvegia.  Anche Amnesty Australia ha ricevuto donazioni governative.

Finanziamenti che Amnesty accetta con limpida coscienza perché, spiega, tali finanziamenti statali   sono permessi dalla sua alta etica   in quanto  sono “per l’educazione ai diritti umani”. Il che  rivela l’implicita convinzione che Usa e Gran Bretagna, per definizione, non violano mai i diritti  umani, essendone anzi loro i definitori, formulatori ed apostoli: ossia sono loro che definiscono quali diritti sono violati, quali nazioni che li  violano.

Magari qualcuno potrebbe giudicare questo un pregiudizio ideologico radicale nella “filosofia” di Amnesty: ma no, cosa andate a pensare. Da Mosca non accetterebbe un rublo, per esempio.

 

Come nacque   la NED, National Endowment for Democracy

Sulla NED e   la sua nascita,  occorre rifarsi al prezioso ultimo saggio dello storico  William Engdahl, purtroppo in tedesco,  Geheimakte NGOs

“Durante la presidenza di Ronald Reagan, scandali sulle operazioni della Cia sono venute a  conoscenza dell’opinione pubblica: Cile, Iran, Guatemala, MK-Ultra….Fu allora che il direttore della CIA, Bill Casey, ha  proposto al presidente di creare  una ONG “privata” – appunto il National Endowment for Democracy, creata nel 1983.  Uno dei suoi fondatori, Allen Weinstein, scompasro nel 2015,  ha detto  nella sua  ultima intervista al Washington Post che la NED “fa ciò che fa la CIA, ma come privato”.  Poco dopo hanno visto la luce a Washington altre ONG, la Freedom House, l’Istituto per la Pace, la Open Society di Soros…i fondi che ricevono sono spesso trasferiti attraverso l’USAID del Dipartimento di Stato per nasconderne la provenienza. […]

“Tutti gli sforzi di cambi di  regime gestiti dal Governo Usa da questa data, Solidarnosc in Polonia, il colpo di Stato di Eltsin,la “rivoluzione arancione” in Ucraina, le primavere arabe, sono stati organizzati da questo gruppo di  ONG promotrici della “democrazia”. Non è strano che Russa, Cina ma anche l’Ungheria facciano di tutto per bandire come non gradite queste ONG”.

Fonte: http://www.maurizioblondet.it/amnesty-international-lavora-dipartimento/



L’inganno del sistema bancario, di cui siamo ignare vittime

Il video che postiamo è datato, ha più di cinque anni, eppure molti degli italiani non sanno niente di come funzioni il sistema bancario e di come mai il sistema Italia sia “in crisi”.

La bambina parla del Canada, la cui situazione però è, per molti aspetti, del tutto simile a quella dell’Italia e dell’Eurozona in generale.

La Banca d’Italia è statale? NO, appartiene a privati. Almeno la BCE, Banca Centrale Europea, è istituzionale, ovvero controllata dal Parlamento Europeo, o almeno dalla Commissione Europea? NO, appartiene a privati i quali prendono decisioni sulla nostra vita, come fossero lo Stato, il quale dovrebbe essere diretta emanazione del potere popolare, almeno dovrebbe.

Possibile che una bambina di 12 anni, a dire il vero molto intelligente, capisca più di molti di noi adulti? Pare proprio di si.

Ecco i video con sottotitoli in italiano. Su youtube trovate una versione con doppiaggio automatico, inquietante; ma forse sarebbe più consona alla situazione in cui ci troviamo, non meno inquietante…

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=6YqnUp0crHw