Quando Napolitano bombardava il governo

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Volentieri postiamo, per chi è tornato dalle ferie, o per chi si è portato al mare almeno il tablet, sicuri che in pochissimi sono venuti a conoscenza degli inquietanti fatti descritti in questo articolo di Patricia Tagliaferri, apparso su Il Giornale dell’8 agosto scorso. La giornalista in questione non si cimenta in spericolate ipotesi, ma basa quello che scrive su un libro scritto da Amedeo Laboccetta uscito il 7 dicembre del 2015.

Sottolineiamo che il Laboccetta non è mai stato querelato per quello che ha scritto, e sono fatti gravissimi, e nemmeno Paolo Becchi, che sull’argomento aveva scritto “Colpo di stato permanente” nel 2014! Tutto è caduto in un silenzio imbarazzante, nessuno ha commentato e nessuno ne più parlato infatti voi non sapete quasi niente…

 

Dunque, qui si riportano i fatti per dimostrare che nel 2011 abbiamo avuto un vero e proprio colpo di Stato, attuato da chi avrebbe dovuto attuare in difesa dello Stato italiano, ma deciso molto più in alto. Su quei fatti, sull’avvento di Monti, indagò e scrisse anche Alessandro Greco, soffermandosi soprattutto su una analisi di fatti economici “Monti ha salvato il Paese, non il nostro”

Capiamo che sia complesso aprire la mente a queste cose, ma, come diceva Luciano Barra Caracciolo la complessità non è nei fatti in sé, ma che vi hanno detto qualcosa di molto diverso e di quella cosa siete sicuri di esserne convinti (v. scritta scorrevole del presente blog).

Quando Napolitano bombardava il governo

L’ex capo dello Stato avrebbe appoggiato il “tradimento” di Fini verso l’allora premier

 
 
Almeno così racconta in un libro il deputato azzurro Amedeo Laboccetta, riportando i retroscena della rottura tra l’ex leader di An e Berlusconi, dietro alla quale ci sarebbe stato appunto Napolitano. Un vero e proprio «golpe» con la regia dell’ex inquilino del Quirinale, secondo Laboccetta, che ne parla basandosi su conoscenze dirette e altre testimonianze. Mai smentito né querelato.

Era il tempo dello scandalo della casa di Montecarlo e del famoso «che fai, mi cacci?» rivolto da Fini all’ex premier nel corso della direzione nazionale del Pdl all’Auditorium della Conciliazione. All’epoca il politico napoletano era con il Pdl ed era amico, nonché stretto collaboratore della terza carica dello Stato, che in più occasioni lo avrebbe rassicurato sul tradimento perpetrato ai danni di Berlusconi, che portò l’ex premier fuori dal governo: «Amedeo, ma tu credi davvero che io porterei avanti un’operazione del genere se non avessi un accordo forte con Napolitano?».

L’autore dedica ben 80 pagine del suo libro («Almirante, Berlusconi, Fini, Tremonti, Napolitano. La vita è un incontro», edizioni Controcorrente) al dietro le quinte della rottura tra Fini e il Cavaliere, documentando episodi come quello della telefonata al Colle partita dall’appartamento di Fini a Montecitorio subito dopo la sfida lanciata da Fini a Berlusconi da sotto il palco della direzione del Pdl. Quando Laboccetta decise di affrontarlo per farlo ragionare, Fini rispose che l’ex premier andava «politicamente eliminato» e che «Napolitano era della partita». «Ma lo vuoi capire – disse – che il presidente della Repubblica condivide, sostiene e avalla tutta l’operazione?». Per convincere l’amico – che insisteva per fargli cambiare idea, ricordandogli quanto piuttosto dovesse essere riconoscente al Cavaliere – Fini prese il telefonò, lo mise in viva voce e chiamò il Quirinale per aggiornarlo degli ultimi sviluppi. Il testo di quella conversazione è nel libro: «Caro presidente, come avrai visto abbiamo vissuto una giornata campale», riferendosi allo show dell’Auditorium. «Più che campale – rispose Napolitano – direi una giornata storica». Ancora Fini: «Ovviamente, caro Giorgio, continuo ad andare avanti senza tentennamenti». «Certamente – la risposta dell’ex capo dello Stato – fai bene, ma fallo sempre con la tua ben nota scaltrezza». Laboccetta scrive di quanto quella telefonata lo avesse sconvolto: «Avevo assistito in diretta all’organizzazione di un golpe bianco orchestrato dalla prima e dalla terza carica dello Stato». Il deputato azzurro, protagonista in prima persona del grande strappo, ritiene che il progetto di Fini fosse cominciato prima: «Lo stava coltivando forse dal post-elezioni del 2008. Della sua ambizione e della sua personalissima sfida contro il Cavaliere ha approfittato Napolitano che ha saputo blandirlo e utilizzarlo per liberarsi dell’ingombrante presenza di Berlusconi».

La cronaca degli ultimi giorni ha fatto tornare di attualità il testo del libro e offerto lo spunto a Laboccetta per commentare: «Napolitano la smetta di raccontare menzogne e spieghi il suo ruolo nel colpo di Stato contro Berlusconi».

http://www.ilgiornale.it/news/politica/quando-napolitano-bombardava-governo-1428441.html

 
 
 
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