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Un punto importante da conservare, la visuale di Marcello Foa sulla possibilità di una alternativa politica, non di destra, non di sinistra…

Una visuale che non è sfuggita nemmeno a Claudio Messora che ha pubblicato l’articolo su Byoblu.com

Noi saremo gli anticorpi

Anticorpi

di Marcello Foa

Viviamo in un mondo sempre più complesso, in cui l’apparenza non corrisponde alla realtà, un mondo in cui, ricorrendo alle tecniche che Jacques Ellul aveva sapientemente individuato oltre mezzo secolo fa nel suo saggio “Propaganda”, si tende ad appropriarsi di un concetto di un’idea, di un principio, promettendo di difenderlo, per poi fare in realtà esattamente l’opposto ovvero svuotarlo di significato ma sempre pretendendo il contrario. Gli esempi sono innumerevoli.

L’ex presidente italiano Napolitano avrebbe dovuto essere il primo custode della Costituzione italiana, dunque della sua sovranità e dei suoi valori, ma durante la sua lunga permanenza al Quirinale non ha fatto altro che incentivare il trasferimento di poteri e di competenze all’Unione Europea, violando – nella forma e nella sostanza – proprio la Costituzione su cui ha prestato giuramento.

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Dopo l’11 settembre i governi occidentali hanno proclamato la difesa ad oltranza delle nostre radici giudaicocristiane ma poi hanno promosso una società i cui valori sono antitetici rispetto ad esse. Il valore della famiglia, del ruolo e delle origini dell’uomo e della donna, viene rimesso in discussione dalla teoria del gender secondo cui l’identità maschile e femminile non è naturale ma frutto di condizionamenti culturali, dalla promozione dell’aborto, dai matrimoni gay e dalle adozioni gay, dai continui attacchi e alla ghettizzazione dei cattolici.

Noi eleggiamo dei Parlamenti nell’illusione che siano sovrani mentre gli ambiti in cui possono legiferare liberamente sono ridottissimi. Nell’Unione europea il diritto europeo prevale automaticamente su quello nazionale ma il fenomeno non è limitato alla Ue. In genere, codici e normative che emanano da organismi sovranazionali sovrastano quelli nazionali, anche se questi accordi non sono frutto di negoziati fra Stati sovrani ma emanano da organizzazioni che non hanno alcuna legittimità popolare e i cui vertici vengono scelti secondo criteri opachi o sconosciuti; “dettaglio” che dovrebbe allarmare tutti ma su cui in realtà quasi nessuno si interroga con la conseguenza che molti Paesi finiscono per prevedere l’adozione automatica di trattati e accordi internazionali.

Potrei continuare citando altri esempi ma mi pare superfluo. La tendenza in atto da molti decenni, e che ha subito un’accelerazione dopo il crollo del Muro di Berlino, è di una progressiva erosione del concetto di Nazione e di identità dei singoli popoli. La globalizzazione funge da immenso frullatore, in cui tutto si mischia e si confonde fino a diventare neutrale, uniforme, omologato. Questo processo è antitetico rispetto alla storia dell’Uomo e all’essenza della Natura che si basa non sulla standardizzazione ma sul proliferare della diversità come fonte di ricchezza sia culturale che biologica.

La grande novità degli ultimi anni è che sempre più persone non considerano più la globalizzazione nella sua attuale forma come un processo ineluttabile e a esserlo non sono i “no-global” della prima ora ma rappresentanti della borghesia, di quell’opinione pubblica moderata, di esponenti del centrodestra e del centrosinistra che non propongono soluzioni estreme ma che, in coscienza, sentono l’esigenza e talvolta il dovere morale di dire basta e di rivendicare la difesa della propria peculiarità nazionale, linguistica, identitaria. Rappresentano, costoro,gli anticorpi della globalizzazione e non propongono un ritorno al nazionalismo (come invece lasciano intendere i loro detrattori), bensì la ricerca di una diversa e più armoniosa collaborazione fra i popoli e la supremazia di valori che sembravano acquisiti – come la democrazia popolare – e che ora non lo sono più.  Sono di destra? Di sinistra? Apolitici? Poco importa, gli orientamenti politici sono molto diversi, non però l’esigenza che accomuna i“neosovranisti”: quella di tornare ad essere padroni del proprio destino e di continuare a credere nella supremazia della volontà popolare, in evidente rottura con l’approccio ultraélitario che accomuna l’establishment internazionalista.

Una sfida che, naturalmente, è politica ma anche culturale; con una distinzione importante. Mentre nel mondo politico stanno emergendo leader e partiti, talvolta con grande successo elettorale, il fermento culturale resta indefinito nei suoi connotati e nelle forme in cui si esprime; oscilla tra l’esigenza di occupare lo spazio dell’informazione, soprattutto sul web, e l’ambizione di dare profondità e struttura al pensiero, che però si esprime attraverso singoli autori che non interagiscono fra loro e che finora non sono stati capaci di dare vita a un vero e proprio movimento di idee.

Questa, però, è una necessità ineludibile: se, come tutto sembra suggerire, la spinta neosovranista ha l’ambizione e il desiderio di essere duratura, dovrà generare anche una corrente culturale e di pensiero, che metta in rete personalità e menti oggi slegate e che sia, per sua natura, il laboratorio capace di dare profondità e lungimiranza a questa istanza, nell’ambito di un duplice percorso: fortemente identitario da un lato ma al contempo fortemente cooperativo a livello internazionale. E non è una contraddizione: si tratta di creare un collante tra pensatori di diverse culture che credono nella valorizzazione della propria identità ma che sono consapevoli di poter incidere davvero se sapranno creare sponde, occasioni di incontro e di cooperazione con intellettuali di altri Paesi che condividono la loro stessa ambizione. I liberi pensatori che hanno avuto il coraggio di esporsi personalmente oggi devono trovare la forza di trasformarsi in un vero movimento. Di iniziare un percorso comune, polifonico nell’identità ma solidale e coeso nelle intenzioni.

L’intervento di Alberto Bagnai al convegno “Oltre l’Euro”

Un intervento del 2 febbraio 2017, ma da ascoltare per chi si trovi sempre ai margini del dibattito sull’euro senza riuscire a formarsi una opinione.

https://youtu.be/k7Z6pxk9mfg

“Se c’è una cosa della quale non abbiamo bisogno in questo momento è una guerra civile, ma abbiamo bisogno di un rinnovato senso di unità e di solidarietà nazionale e di stringerci intorno a dei valori comuni, salvo poi riconoscere, e tutelare le differenze, una volta passata la crisi…”(Alberto Bagnai)

 

 

Alberto Bagnai: i soldi e il potere

Una conferenza di approfondimento per capire, dal punto di vista tecnico, e non solo, cosa è che non funziona nel sistema Euro, e anche il perché, senza ideologismi, e senza faziosità.

Incredibilmente interessante  a prescindere dalla vostra provenienza culturale, semplicemente perché ciò che il professor Bagnai fa è analizzare i fatti e i dati economici pur senza cadere in tecnicismi che potrebbero rendere difficile la comprensione a un pubblico non preparato.

Altra memorabile intervista di Claudio Messora di byoblu.com ad Alberto Bagnai sul Movimento 5 Stelle all’indomani del fattaccio dell’ALDE, quando Grillo ha chiesto di essere ammesso nel gruppo più europeista del Parlamento Europeo, per poi ricevere un clamoroso rifiuto…

Un’altra conferenza, “Il più grande crimine”, fondamentale, da ascoltare solo dopo aver ascoltato la conferenza su “Nomi e cognomi di chi è il vero potere“,  presente su questo blog, ma anche “Il trattato di Lisbona“.

Ciò che dice Paolo Barnard non sono teorie complottistiche di bassa lega, ma l’elenco impressionante di una serie di dati e di fatti che danno una interpretazione pienamente plausibile, che possiamo ritrovare in moltissimi interventi di grandi esperti di economia, politica e storia contemporanea. Barnard fa semplicemente una efficace sintesi, difficile da contestare.

Il giornalista in questione ha senz’altro molti punti di vista non condivisibili, ma questi ultimi non tolgono valore a questo importante lavoro che getta uno squarcio di luce sulla nostra esistenza.

E forse ciò ci da i mezzi per tentare di fare qualcosa, come minimo segnare un punto.

 

Dopo aver pubblicato la conferenza di Ettore Gotti Tedeschi, proprio sulla deindustrializzazione dell’Italia, ecco un’altra voce, quella dell’economista Nino Galloni, anche lui testimone di fatti che hanno cambiato la storia dell’Italia, in peggio.

Lavoro ad opera di Claudio Messora, byoblu.com