ABBIAMO APERTO UN CANALE TELEGRAM!

Unireipunti ha aperto un canale Telegram, raggiungibile a questo indirizzo t.me/unireipunti da cui si possono ascoltare le più importanti news, tratte da byoblu.com , da pandoratv.it e da altre fonti indipendenti, in formato AUDIO. L’approccio è dunque estremamente parsimonioso dal punto di vista dei megabyte da scaricare. Finalmente possiamo ascoltare le più importanti news in treno, in auto, o mentre camminiamo frettolosamente verso il posto di lavoro, senza spendere un euro.

Dal momento che è divenuto obsoleto ascoltare le normali radio – stiamo attendendo con trepidazione che Marcello Foa cominci a riformare la RAI – riteniamo che questo canale Telegram possa rispondere all’esigenza di molti, di attingere a fonti affidabili per seguire il flusso dei fatti, e per approfondire temi cui finora ci è stato di fatto negato l’accesso.

t.me/unireipunti




La storia della dinastia Rothschild

Ecco un’avvincente intervista di Claudio Messora –  byoblu.com a Pietro Ratto, storico e titolare del sito incontrostoria.it che ci parla della dinastia Rothschild di cui pare si debbano occupare solo siti sensazionalistici e di fantasia. Questo video invece ci porta in una dimensione rigorosamente storica. La recensione al suo libro “I Rothschild e gli altri” la potete trovare sul sito di Pietro Ratto.

Alla fine della conferenza-intervista ci accorgeremo del fatto che sarebbe stato veramente da imprudenti non conoscere la storia di questa famiglia ebraica che tanta importanza ha rivestito e sta rivestendo attualmente nello scenario geopolitico internazionale. Siamo assolutamente convinti che senza conoscere questa storia avremmo della realtà attuale solo una visione parziale.

Il perché di certi argomenti non si tratti mai nei media mainstream se non in maniera superficiale e romanzata, beh, dovrebbe essere intuitivo capirlo. L’Establishment mondiale  ha tutto l’interesse che ci occupiamo attivamente del campionato di calcio, di quale sia il prezzo di Ronaldo, e delle ultime serie tv. Di tutto il resto è meglio che non ci occupiamo, salvo poi ascoltare a bocca aperta il parere dei tuttologi dei talk show, loro si espertissimi, quelli che escludevano a priori la brexit, la vittoria di Trump e la bocciatura del referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016.

 

Attenzione, sono gli stessi che tuonano contro l’attuale governo sovranista Di Maio-Salvini, che prevedono si schianterà in pochi mesi, sono gli stessi che condannano l’attuale impostazione economica del governo usando gli stessi paradigmi che hanno portato l’Italia allo sfascio attuale.

Dunque certe cose è meglio conoscerle; poi, una volta preso nota dei punti acquisiti, ci potremmo anche cimentare nel disegnare un quadro della situazione perlomeno coerente.

 

 

 

 

 




Un milione di polacchi recita il Rosario ai confini della nazione; silenzio assordante dei media italiani

Antonio Socci, il 7 di ottobre, scrive su LIBERO di un fatto eclatante completamente ignorato da tutti gli altri media: un milione di polacchi che prega nel giorno della festa cattolica della “Madonna del rosario”, in ricordo della battaglia di Lepanto, nella quale la flotta della Lega Santa, convocata dal Papa Pio V, sconfisse la flotta dell’Impero ottomano.

I cristiani in quella occasione invocarono l’aiuto di Maria con la recita del Rosario e attribuirono ad Essa l’ottenimento della vittoria.

Sorprendente che né Avvenire, né l’Osservatore Romano abbiano dato tale notizia, un milione di persone riunite “solo” per la recita del Rosario, come se ciò non fosse abbastanza rilevante. L’articolo che vi raccomandiamo di leggere offre punti interessanti, da annotare, specialmente se desiderassimo fare qualcosa per salvare l’Italia dalla crisi in corso.

 

 

 




PANDORA TV: UN VIDEO GIORNALE DA SEGUIRE

Abbiamo trovato in pandoratv.it una valida alternativa alla tv di stato, oramai quasi inguardabile, e una fonte di notizie documentate e immagini attendibili. Pandora tv riporta spesso notizie totalmente ignorate dai media mainstream, ma di grande importanza.

Una iniziativa indipendente finanziata dagli spettatori.

Un appuntamento quotidiano da non perdere.




IL DOMINIO DI SATANA, NATURALMENTE. SUL NOSTRO TEMPO.

Riporto questo inquietante articolo di Blondet, tanto per uscire dalla retorica che ci circonda. Orchestrata da qualcuno o no, siate credenti o meno, va considerata, attentamente, per capire dove stiamo andando.

Chi non sente più il ghigno di Satana e il suo dominio totale su queste anime in questa vicenda di “felicità gay”; chi non sente come il tono dei media perfeziona questo orrore e sparge sul nostro intero paese il dominio dell’Anticristo; chi non capisce che tutto nasce da un’Italia che ha abbandonato Dio, ed ormai è priva di santi che intercedano per noi, è perduto. di Maurizio Blondet

Questa è la foto di Ciro Guarente, il sodomita che ha ammazzato, squartato e sciolto nell’acido il rivale sodomita che gli aveva soffiato il “fidanzato” travestito, quello che i media  corrivi chiamano “la bellissima Heven Grimaldi”.  I media chiamano anche lo squartato “l’attivista gay Vincenzo”.

Ciro Guarente e quello per cui ha squartato.

Pubblicano anche la foto in cui si vede lo squartatore (in tutte le foto ride così..) insieme “Giulio Golia, il celebre inviato di Le Iene”.   Del quale viene riferito “lo shock”:  la foto, spiega, “ era stata scattata durante la realizzazione di un servizio che mi sta particolarmente a cuore, quello sul matrimonio di Michele e Alessia, la prima sposa trans d’Italia”.

Giulio Golia il celebre con l’assassino e “la bellissima trans” al “matrimonio di Alessia”, la prima trans non operata a sposarsi….

Alessia Guarnieri, il travestito,   che  – riporto i giornali localii –  “aveva detto il fatidico sì”, ovviamente “coronando il suo sogno d’amore”,  al municipio di Aversa,  il quale comune aveva anche provveduto a cancellare “le scritte omofobe” apparse  sui muri. Quelli “sono dei repressi, io sono felice di essere come sono”.

Il matrimonio, col travestito in bianco. E l’assassino a destra, e  la “bellissima Heven” a sinistra.

S’era  sposato in  bianco (era vergine)   e aveva sospirato, “avrei voluto sposarmi in Chiesa” (maiuscolo).   Adesso il primo trans sposato  in  Italia (davanti a decine di giornali e telecamere  ), ricorda che lo squartatore “cantava e ballava al mio matrimonio” benché avesse già squartato ed   appena ammazzato il Vincenzo attivista LGBT.  “Se avessi anche lontanamente sospettato che Ciro era un assassino non gli avrei certo permesso di partecipare alla giornata in cui ho coronato il sogno della mia vita. Io l’abito bianco lo aspettavo da bambina».  Ciro aveva premeditato il delitto, infatti aveva affittato prima un garage dove smembrare il corpo.

Gli inquirenti sospettano abbia avuto un complice, stanti  “le dimensioni del cadavere rispetto alla corporatura minuta di Guarente e della difficoltà, che richiede specifiche competenze, di trattare il cadavere con l’acido e sezionarlo”.   Sarà di nuovo interrogato “Heven, la bellissima trans d’origine polacca”, che giura e rigiura su Facebook di non sapere niente.

Chi non sente più  il  ghigno di Satana e il suo domninio totale su queste anime in  questa vicenda  di “felicità gay”; chi non sente come il tono dei media perfeziona questo orrore  e sparge sul nostro intero paese il dominio dell’Anticristo; chi non   capisce che tutto nasce da un’Italia che ha abbandonato Dio, e d ormai è priva di  santi che  intercedano per noi, è perduto.

A loro dedico questa profezia di San Nilo Monaco, nato a Rossano Calabria nel 910 e morto a sant’Agata nel monastero greco nel 1004, fondatore della stupenda  Abbazia di Grottaferrata”

[AVVERTENZA: La profezia che segue,  come mi  hanno avvertito vari lettori, è un  falso, originato nel 1990 in Brasile, nella diocesi di Campos, e diffuso poi in vari siti.

Si veda qui:

https://books.google.it/books?id=kRrJqFKU6N8C&pg=PA70&dq=san+nilo+profezie+falsi&hl=en&sa=X&ved=0ahUKEwi3jryb57rVAhXDyRoKHT2hDOgQ6AEIKDAA#v=onepage&q=san%20nilo%20profezie%20falsi&f=false

e  qui:

http://www.traditioninaction.org/Questions/B260_MoreNilus.html

Anche gli ambienti della Chiesa Ortodossa sono stati costretti a smentire l’esistenza di una “Profezia di San Nilo”,  un San  Nilo morto nel 1651 sull’Athos, scritte da un monaco Theofanes  attorno al 1815.   Fra l’altro,  nell’Ortodossia, ha circolato una lettera di Nilo (il Sinaita?) dove al santo vien fatta prendere una posizione favorevole alle immagini, nell’epoca dell’iconoclastia. L’abitudine di inventare testi  e profezie di San Nilo dunque antica.

Si veda qui l’interessante smentita  greca:

http://www.johnsanidopoulos.com/2012/05/truth-about-prophecies-of-saint-nilus.html

Nello scusarmi coi lettori, mantengo tuttavia il testo della “profezia”  falsificata, perché non dice nulla che già non sappiamo –e perché il  fatto  non vale certo ad attenuare l’orrore dello squartamento sodomitico di Avessa quale sinistro “segno dei tempi”]

“Dopo l’anno 1900, verso la metà del 20° secolo, la gente di quel tempo diventerà irriconoscibile. Quando il tempo per l’avvento dell’Anticristo si avvicinerà, la mente della gente crescerà obnubilata delle passioni carnali, e il disonore e l’anarchia cresceranno più forti.

“Allora il mondo diventerà irriconoscibile. L’aspetto della gente cambierà, e diventerà impossibile distinguere gli uomini dalle donne, a causa della loro spudoratezza nel vestire e nell’acconciarsi. Questa gente sarà crudele e sarà selvaggia come gli animali a causa delle tentazioni dell’Anticristo.

“Non vi sarà più nessun rispetto per genitori ed anziani, l’amore scomparirà, alcuni Pastori cristiani, alcuni vescovi, alcuni  preti diverranno uomini vani, completamente fallaci nel distinguere la concezione del bene e del male. In quei tempi i costumi, la morale e le tradizioni dei cristiani e della Chiesa cambieranno.

“La gente abbandonerà la modestia, e ogni dissipazione regnerà. La falsità e l’avidità raggiungeranno grandi proporzioni e vi saranno sventure per quelli che accumulano tesori. Concupiscenza, lussuria, adulterio,   sodomia, calunnie, omicidi e loschi traffici domineranno nella società.

“In quel tempo futuro, a causa del potere di tali grandi crimini e licenziosità, la gente sarà privata della grazia del Spirito Santo, che essi hanno ricevuto col Santo Battesimo, e vivranno nel rimorso. Le Chiese di Dio saranno private del timor di Dio e dei pii pastori, e sventure vi saranno per i cristiani rimasti nel mondo di quel tempo; essi perderanno completamente la loro fede perché mancheranno del tutto dell’opportunità di vedere la luce della conoscenza di Dio.

“Allora alcuni cristiani si escluderanno dal mondo per andare in santi rifugi cercando di illuminare le loro sofferenze spirituali, ma incontreranno ovunque ostacoli e costrizioni. E tutto questo risulterà dal fatto che l’Anticristo vuole essere il Signore e padrone al di sopra di tutto e diverrà il dominatore dell’intero universo, e produrrà falsi miracoli e fantastici portenti.

“Egli conferirà pure saggezza depravata a questi uomini infelici cosicché scopriranno il modo di fare una conversazione con altri uomini da un capo all’altro della terra. In quei tempi gli uomini voleranno nell’aria come gli uccelli e discenderanno nel fondo del mare come i pesci. E quando loro acquisiranno tutto questo, questa gente infelice trascorrerà la propria vita senza il conforto di sapere, povere anime, che è l’inganno dell’anticristo.

“Egli è impietoso! Completerà così la scienza con la vanità che questo li farà uscire dalla retta via e a causa di ciò perderanno la fede nell’esistenza di Dio cadendo nell’apostasia. Allora il buon Dio vedrà la caduta della razza umana ed accorcerà i giorni per merito di quei pochi che si sono salvati, perché il nemico di Dio vuole condurre perfino gli eletti nella tentazione, se ciò gli sarà possibile. Allora la spada del castigo improvvisamente apparirà ed ucciderà il pervertitore ed i suoi seguaci”.




Il bando che vuole “mal-trattare” i maschi

Couple mad at each other

Dove vanno a finire i nostri soldi. Iniziative del governo improntate alle ideologie che sta falcidiando la nostra cultura, oltre che il buon senso…e le statistiche.

Tratto da tempi.it

luglio 29, 2017 Giancarlo Cerrelli

Cosa non convince del bando del Dipartimento delle Pari Opportunità che metterà a disposizione 10 milioni di euro per prevenire e contrastare la violenza di genere

È online il bando del 20 luglio 2017 del Dipartimento delle Pari Opportunità volto al finanziamento dei progetti orientati alla prevenzione e al contrasto alla violenza di genere.

È interessante notare che il bando finanzierà progetti per 10 milioni di euro e permetterà di supportare attività di sensibilizzazioni rispetto a sei aree d’intervento: donne migranti e rifugiate, inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza, supporto alle donne detenute che hanno subito violenza, programmi di trattamento di uomini maltrattanti, supporto e protezione delle donne sottoposte anche a violenza “economica” e progetti di sensibilizzazione, prevenzione e educazione.

Esaminando attentamente il bando se, da una parte, emerge distintamente l’ideologia che in esso è sottesa e di cui in più occasioni abbiamo fatto stato (confronta per una più estesa trattazione delle strategie politiche dei comitati pari opportunità e delle loro ricadute sociali: G. Cerrelli, M. Invernizzi, La famiglia in Italia dal divorzio al gender, Sugarco, 2017, pp. 235 e ss.), dall’altra suscita una fondata preoccupazione e un vivo sconcerto la specificazione del contenuto, che è dato nel bando, di due aree di intervento e precisamente quella prevista dall’art. 2 lett. C: “Programmi di trattamento degli uomini maltrattanti” e finanziata con un milione di euro e quella prevista dall’art. 2, lett. F: “Progetti di animazione, comunicazione e sensibilizzazione territoriale rivolti alla prevenzione della violenza di genere mediante la realizzazione di campagne di comunicazione, educazione, attività culturali, artistiche e sportive, per promuovere i cambiamenti nei comportamenti socio-culturali, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini”, finanziata con duemilioninovecento euro.

La linea d’intervento prevista dall’art. 2 lett. C prevede dei “Programmi di trattamento per gli uomini maltrattanti”. Tale previsione è inquietante, non perché non esistano uomini che maltrattino le donne e che meritano perciò tutto il nostro biasimo, ma per il fatto che tale linea d’intervento può aprire scenari veramente preoccupanti e allarmanti.Vediamone alcuni:
a) Chi deciderà se un uomo è veramente maltrattante? Nel clima di sospetto che nella nostra società è stato artatamente instaurato contro il “maschio”, che viene considerato ormai come un essere violento e come un potenziale omicida, qualsiasi denuncia, anche se infondata, potrebbe suscitare a suo carico l’inizio di un percorso rieducativo e cautelativo che produrrebbe esiti paradossali e nefasti per la vita del malcapitato;

b) Perché sono previsti programmi di trattamento solo per gli uomini maltrattanti e non anche per donne maltrattanti? Nella mia professione di avvocato non poche volte ho preso atto di vere e proprie violenze fisiche e morali perpetrate da donne contro i loro partner di sesso maschile, che hanno cagionato in essi la loro distruzione morale e civile;

c) Cosa s’intende per “programma di trattamento degli uomini maltrattanti”? Tale locuzione è veramente inquietante, se si pensa che questo trattamento di rieducazione dovrà essere attuato principalmente da quelle “associazioni, organizzazioni e cooperative sociali operanti nel settore del sostegno e dell’aiuto alle donne vittime di violenza, che abbiano maturato esperienze e competenze specifiche in materia di violenza contro le donne, che utilizzino una metodologia di accoglienza basata sulla relazione tra donne, con personale formato specificatamente sulla violenza di genere.”
Questo trattamento dovrà portare a una presa di coscienza e cambiamento degli uomini autori di violenza o a rischio di comportamenti violenti. Tutto ciò come sarà attuato? Con quali mezzi? Con quali garanzie per l’uomo che è valutato da queste associazioni come un essere da combattere?

d) Viene da chiedersi: i suddetti programmi di trattamento risultano conformi al dettato costituzionale? L’art. 32, 2 c. afferma, infatti, che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Non è che per caso si prospetta all’orizzonte un ritorno ai totalitarismi di passata memoria?Se la linea d’intervento prevista dall’art. 2 lett. C del bando ha molti aspetti che destano una seria preoccupazione, la linea d’intervento prevista dall’art. 2 lett. F ha caratteristiche veramente raccapriccianti.

Tale linea d’intervento, infatti, prevede un’azione – da parte di enti pubblici territoriali e delle solite associazioni operanti nel settore del sostegno e dell’aiuto alle donne vittime di violenza – di promozione a favore dei “cambiamenti nei comportamenti socio-culturali, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini”.

Come si può notare si è di fronte a una vera e propria rieducazione del popolo italiano, che deve essere inquadrata nell’ambito di quel percorso iniziato, fin dagli anni ’60 del secolo scorso, dal pensiero femminista che ha incontrato l’ideologia del gender.

Il femminismo, nel corso degli anni, ha imparato a servirsi del diritto che è divenuto lo strumento d’intervento per mutare l’ordine delle relazioni di genere e sancire l‘autodeterminazione delle donne.

La violenza di genere diviene, così, una costruzione sociale, che è agitata per alimentare odio e paura. Pur se è vero che alcuni uomini sono violenti, tuttavia, questi sono soltanto un’eccezione, ma tali casi di violenza – che sono in ogni caso da riprovare, perché anche un solo caso di violenza contro una donna è insopportabile ed è già troppo – servono al movimento femminista per agitare la violenza di genere come categoria, utilizzandola strategicamente per propiziare la decostruzione socio culturale della nazione.

Esaminando, difatti, l’ultima Relazione disponibile che il Ministero dell’Interno ha trasmesso al Parlamento sulle attività delle forze di Polizia sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica (consultabile sul sito del Ministero dell’Interno) vi è un intero capitolo dedicato alla cosiddetta “violenza di genere” e al cosiddetto “femminicidio”.

Scrutando i dati emerge sorprendentemente che la maggior parte delle vittime – per qualsiasi genere di reato – è di sesso maschile: 58,42% contro 41,58%.

Tale tendenza è confermata anche per i cosiddetti reati di genere; anche in questo caso è sorprendente notare che il numero di vittime maschili sia maggiore del numero di vittime femminili: 50,21% contro 49,79%.

Di cosa allora stiamo parlando?
E così se anche il termine femminicidio non piace a nessuno è, però, riconosciuto e utilizzato per il suo impatto semantico. Anche la violenza di genere come costruzione è un dispositivo che è utilizzato come arma per annichilire qualsiasi forma di dissenso a favore delle politiche di genere.

Pietra miliare di questa strategia è senz’altro la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere nei confronti delle donne e la violenza domestica, sottoscritta l’11 maggio 2011 a Istanbul, da 24 Stati europei e ratificata dal Parlamento Italiano il 19 giugno 2013.

Sulla spinta di tale Convenzione l’Italia ha approvato il disegno di legge 14 agosto 2013, n. 93, recante Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province, convertito in legge 15 ottobre 2013, n. 119, ribattezzato dai mass-media e altresì da numerosi esponenti governativi e parlamentari “legge contro il femminicidio”.

Indicativa è la definizione che dà il Corriere della Sera (vedi edizione del 15 luglio u.s.) al termine “femminicidio”, presentandolo come un “neologismo riferito ai casi di omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi basati sul genere”.

Ci vogliono far credere, guarda caso, che gli omicidi commessi da un uomo nei confronti di una donna siano perpetrati con l’intento di uccidere una donna in quanto donna, ma un osservatore attento della realtà comprende che non è così e che nella maggior parte dei casi la violenza viene innescata dalla fine di un rapporto: divorzio, separazione, fine del fidanzamento o della convivenza.

È necessario, pertanto, riflettere su quanto la fluidità dei rapporti interpersonali incida sulle cause di violenza di genere. Con il pretesto, infatti, di esercitare il diritto all’autodeterminazione, che è divenuto un assoluto etico e giuridico, si mette fine ai rapporti familiari ad nutum, per la sola volontà di una parte, senza che questa riceva alcuna seria sanzione giuridica.

Senza giustificare in alcun modo forme di aggressività perpetrate nei confronti del proprio partner, sarebbe utile verificare, invece, le vere cause della violenza sul proprio coniuge. È forse il caso di analizzare se la violenza, chiamata sovente a sproposito “violenza di genere”, faccia breccia nella mente di soggetti deboli caratterialmente, che vedendosi impotenti di fronte alla decisione meramente potestativa e unilaterale del congiunto di voler scomporre il nucleo familiare e senza avere, tra l’altro, alcuna forma seria di tutela dell’integrità del rapporto familiare, prevista dall’ordinamento giuridico, pensano – sbagliando – di farsi giustizia da sé.

Sarebbe, dunque, opportuno, invece di propiziare artate “lotte di classe tra i sessi”, prevedere delle terapie sociali che contrastino il processo di ridefinizione della famiglia che in modo sempre più aggressivo rende più fragili e più fluidi i rapporti interpersonali e familiari, con un inevitabile riverbero negativo sulla società che diventa ogn’ora più debole e instabile.

http://www.tempi.it/il-bando-che-vuole-mal-trattare-i-maschi#.WX5jd1FLfDc




Microchip sottopelle, Fusaro: “E’ la società di controllo di Deleuze. Superati Urss e Hitler”

Diego Fusaro, giovane filosofo che si definisce  “allievo indipendente di Hegel e Marx. Al di là della destra e della sinistra”, risponde ad alcune domande di intelligonews.it su un tema di cui si parla da tempo. Inizialmente si ridicolizzava chi parlasse di microchip sottopelle; adesso pare non ci sia niente da ridere.

Sorgente: Microchip sottopelle, Fusaro: “E’ la società di controllo di Deleuze. Superati Urss e Hitler” – Intelligo News – notizie, ultima ora e gossip




Così lo Stato ci spia: cellulari e web controllati per 6 anni

Qualcuno crede ancora che in Italia ci sia la democrazia? Convinzione alquanto azzardata.

Il Grande Fratello esce dai romanzi ed entra nella realtà…

di Lorenzo Vendemiale

 

Il Fatto Quotidiano, 23 luglio 2017

 

Il sito internet su cui abbiamo navigato, magari anche solo per un click sbagliato. La telefonata ricevuta o addirittura persa, in un giorno qualsiasi che pensavamo di aver dimenticato. Invece resterà tutto negli archivi delle compagnie e dei provider, a disposizione delle autorità giudiziarie, per un tempo lunghissimo: sei anni. Il triplo di quello in vigore attualmente, più del doppio della media degli altri Paesi europei.
Praticamente una sorveglianza di massa: con la scusa della lotta al terrorismo il data retention in Italia non avrà più limiti. La svolta in stile “Grande Fratello” è merito di un emendamento firmato dal deputato Pd, Walter Verini (insieme al collega di partito Giuseppe Berretta e all’ex M5s, ora nel Gruppo misto, Mara Mucci) e infilato in una legge sul recepimento di normative comunitarie. Le grandi novità sono due: telefoni e internet vengono equiparati.
E il periodo prima di poter cancellare i tabulati viene esteso per tutti addirittura a 72 mesi. All’estero, invece, la soglia media si aggira tra i 2 e i 3 anni. Si tratta di un vero e proprio blitz, considerando che il limite attuale previsto dal Codice del Garante della privacy è di soli 24 mesi per le telefonate (6 per quelle senza risposta) e 12 mesi per i metadati online. Ora tutte queste informazioni resteranno nella disponibilità delle aziende, che dovranno fornirle alle autorità giudiziarie in caso di indagini su particolari reati.
Neanche troppo limitati: c’è l’attività anti-terrorismo, certo, ma pure le più generiche “investigazioni complesse per la molteplicità dei fatti tra loro collegati”. Le maglie, insomma, sono molto larghe. “Quello che accade è molto semplice”, spiega Ugo Mattei, giurista e professore di diritto civile all’Università di Torino. “Le aziende saranno in possesso di una massa di dati privati enorme, che ha ovviamente un valore economico alto, visto l’uso commerciale improprio che spesso ne viene fatto e che è molto difficile da controllare. Mentre lo Stato si assicura la possibilità di fare un “profiling” dei cittadini per un periodo di una lunghezza esorbitante. Praticamente ci stanno schedando”.
Mattei non è l’unico ad avere dubbi sul provvedimento. Solo pochi mesi fa il garante della Privacy, Antonello Soro, in una audizione al Senato avvisava il governo che “la parificazione tra dati di traffico telefonico e telematico, se non giustificata da specifiche esigenze investigative, potrebbe risultare incompatibile” con le indicazioni comunitarie. Anche il Garante europeo, Carlo Buttarelli, sta seguendo da vicino la questione. Nell’ambiente c’è molta perplessità sulla svolta del governo italiano.
Non è un mistero del resto, che l’Europa abbia sempre guardato con diffidenza alla pratica del data retention. Nel 2014 la Corte di Giustizia aveva bocciato la “direttiva Frattini ” sulla conservazione dei dati, per una “forte ingerenza nella vita privata dei cittadini” e l’idea di essere esposti ad una “costante sorveglianza”. Orientamento seguito poi anche in pareri successivi. Ma il governo italiano se l’è studiata bene: per aggirare i paletti posti a livello comunitario, utilizza un’altra direttiva comunitaria, quella del marzo 2017 sulla lotta al terrorismo. “È paradossale – commenta Mattei: siamo all’Euro – pa che ci dice di contraddire l’Europa.
Ormai con la scusa degli attentati stravolgono i principi elementari dello Stato di diritto”. Il primo firmatario Verini, invece, difende il suo emendamento: “Abbiamo avuto contatti con esperti e inquirenti, ascoltando le indicazioni della Procura nazionale antiterrorismo. Ci sembra il giusto compromesso tra le esigenze della democrazia e quelle della sicurezza. Anche in aula, del resto, non c’è stata nessuna polemica al momento dell’approvazione”. Insomma, se la legge passerà anche in Senato gli italiani dovranno rassegnarsi a vedere le loro comunicazioni conservate molto più a lungo di quanto avrebbero mai pensato.
E non è neanche detto che questo serva davvero alle indagini. Anche secondo chi non condivide gli stessi timori sui rischi per la privacy: “Il data retentionin sé non è qualcosa di sbagliato: attraverso le informazioni conservate ci si può anche difendere. Certo, a volte vengono utilizzate impropriamente, ma è una questione diversa”, spiega Giuseppe Corasaniti, magistrato della Corte di Cassazione ed esperto di diritto informatico. “Il problema è che la norma rischia di essere inutile, visto che interviene sulla legislazione nazionale, mentre la maggior parte dei provider hanno sede all’estero”. “La verità – conclude il giudice – è che il governo dovrebbe fare meno leggi sul web, ed essere più presente dove il web viene regolato davvero: in Europa e nell’Onu”.




La manipolazione invisibile della società

Le tecniche usate per influenzare i media e l’opinione pubblica, le masse, il loro modo di vivere, i loro valori, i loro gusti, persino le loro tendenze sessuali. [M. Foa]

Un tema mi affascina da tempo, anche perché è fondamentale per capire le dinamiche della società di oggi, quello dell’ingegneria sociale, nozione oscura ai più, ma che, in estrema sintesi, racchiude le tecniche usate per influenzare non tanto o non solo i media e l’opinione pubblica, quanto le masse, il loro modo di vivere, i loro valori, i loro gusti, persino – e il tema è più che mai attuale – le loro tendenze sessuali.

Il problema è che quando si affrontano temi come questi si oscilla fra due estremi: saggi suggestivi ma esasperatamente complottisti e quelli rigorosamente allineati all’establishment e tesi a confermare, veementemente e talvolta ottusamente, le verità ufficiali.

Ho appena finito di leggere un saggio che, invece, ha l’approccio giusto, giustamente dubbioso ma che fa parlare i fatti anziché proporre al lettore le prove a sostegno di una tesi precostituita. L’ha scritto un intellettuale che meriterebbe maggior fama, Enzo Pennetta, ma che, come capita a molti pensatori davvero liberi e dunque scomodi, non viene adorato dal mainstream. Il suo bel e notevole saggio si intitola “L’ultimo uomo” ed è edito dal Circolo Proudhon, animato da giovani promettenti e coraggiosi.

Pennetta, autore tra l’altro del blog Critica scientifica, fa quel che dovrebbe fare ogni studioso: costruisce la sua analisi su documenti e citazioni precisi, a cui dà un senso e una prospettiva storica. Ne “L’ultimo uomo” si propone di delineare il collante ideologico e teorico che modella la società di oggi, sempre più destrutturata nell’identità, sempre più tecnologica, sempre più confusa sessualmente, sempre meno religiosa e che tende pericolosamente verso la prossima era, in cui per il tramite delle nuove Divinità, la scienza e la tecnologia, si pretende di sovvertire le leggi della natura.

Non è lunbezos e zuckerberggo, raggiunge appena le 200 pagine ed è di piacevolissima e fluida lettura, ma è talmente ricco di contenuti che, quando lo concludi, d’istinto sei portato a rileggere alcuni passaggi, per apprezzare connessioni tanto raffinate quanto illuminanti. Pennetta ripercorre la storia e a suo giudizio le illusioni del darwinismo, spiegando come da una teoria in sé plausibile ma che non può essere considerata definitiva, si sia creato il Dogma in nome del quale si sono giustificate nuove forme di dominio sociale ed economico. In tal senso rivela nessi sorprendenti tra capitalismo e marxismo, spiega l’autentica funzione della Fabian Society, svela le inclinazioni malthusiane veicolate dal femminismo. Quel che colpisce, nella sua analisi, è la capacità di dimostrare le conseguenze sulla nostra società di teorie in apparenza lontane e per molti versi astruse. Il romanzo “Mondo nuovo” di Aldous Huxley è stato profetico e alcune mode dell’era moderna (come la rivoluzione sessuale, quella psichedelica, il New Age) ritentrano in un percorso di modellamento sociale.

Questo libro rischia di essere traumatico sopattutto per il lettore in buona fede di sinistra, quello più moderno, progressista, evoluto. Quello, per intenderci, che legge Repubblica, vota Pd e adora i guru, soprattutto stranieri. Pennetta denuncia, anzi dimostra, come dietro a tali guru, a cominciare da quelli della Silicon Valley, come Bezos, Brin, Zuckerberg, si celino intenti che rappresentano l’antitesi di quello che un tempo era la sinistra, in quanto ultraélitisti e che rispecchiano l’approccio filosofico di Ayn Rand, secondo cui esiste una differenza antropologica fra gli esseri umani: da una parte gli eletti, gli imprenditori illuminati e dall’altra una massa di personaggi parassitari condannati a vivere degli avanzi dei primi.

Da qui la strumentalizzazione di battaglie apparentemente giuste e in realtà infide dei movimenti che appellandosi a ogni forma di diritto distruggono le fondamenta della nostra società, rendendola totalmente liquida e dunque facilmente manipolabile. Da qui il ruolo di ariete, tutt’altro che innocente, delle Organizzazioni non governative, di partiti come quello radicale, della pretesa di una società unisex come strumento per liquefare la famiglia e l’identità biologica.

“L’ultimo uomo” rischia, però, di essere traumatizzante anche per il lettore liberale-conservatore, che crede sia nel libero mercato sia in una società tradizionalista, perché si accorgerà che quel liberismo non è solo meritocratico ma ha finalità sconvolgenti di ingegneria sociale.

È, insomma, un saggio per lettori che vogliono capire, aperti di spirito. Mira a far nascere una nuova consapevolezza, ad aprire gli occhi su dinamiche che restano invisibili ai più ma che trasformano la nostra esistenza, rendendo sempre più vicina una società talmente avveniristica e scientifica da poter fare a meno persino di te, caro lettore, e di me. Di noi tutti. In ultima analisi dell’Uomo stesso.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/07/12/la-manipolazione-invisibile-della-societa-funziona-cosi/




Anticorpi

Un punto importante da conservare, la visuale di Marcello Foa sulla possibilità di una alternativa politica, non di destra, non di sinistra…

Una visuale che non è sfuggita nemmeno a Claudio Messora che ha pubblicato l’articolo su Byoblu.com

Noi saremo gli anticorpi

Anticorpi

di Marcello Foa

Viviamo in un mondo sempre più complesso, in cui l’apparenza non corrisponde alla realtà, un mondo in cui, ricorrendo alle tecniche che Jacques Ellul aveva sapientemente individuato oltre mezzo secolo fa nel suo saggio “Propaganda”, si tende ad appropriarsi di un concetto di un’idea, di un principio, promettendo di difenderlo, per poi fare in realtà esattamente l’opposto ovvero svuotarlo di significato ma sempre pretendendo il contrario. Gli esempi sono innumerevoli.

L’ex presidente italiano Napolitano avrebbe dovuto essere il primo custode della Costituzione italiana, dunque della sua sovranità e dei suoi valori, ma durante la sua lunga permanenza al Quirinale non ha fatto altro che incentivare il trasferimento di poteri e di competenze all’Unione Europea, violando – nella forma e nella sostanza – proprio la Costituzione su cui ha prestato giuramento.

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Dopo l’11 settembre i governi occidentali hanno proclamato la difesa ad oltranza delle nostre radici giudaicocristiane ma poi hanno promosso una società i cui valori sono antitetici rispetto ad esse. Il valore della famiglia, del ruolo e delle origini dell’uomo e della donna, viene rimesso in discussione dalla teoria del gender secondo cui l’identità maschile e femminile non è naturale ma frutto di condizionamenti culturali, dalla promozione dell’aborto, dai matrimoni gay e dalle adozioni gay, dai continui attacchi e alla ghettizzazione dei cattolici.

Noi eleggiamo dei Parlamenti nell’illusione che siano sovrani mentre gli ambiti in cui possono legiferare liberamente sono ridottissimi. Nell’Unione europea il diritto europeo prevale automaticamente su quello nazionale ma il fenomeno non è limitato alla Ue. In genere, codici e normative che emanano da organismi sovranazionali sovrastano quelli nazionali, anche se questi accordi non sono frutto di negoziati fra Stati sovrani ma emanano da organizzazioni che non hanno alcuna legittimità popolare e i cui vertici vengono scelti secondo criteri opachi o sconosciuti; “dettaglio” che dovrebbe allarmare tutti ma su cui in realtà quasi nessuno si interroga con la conseguenza che molti Paesi finiscono per prevedere l’adozione automatica di trattati e accordi internazionali.

Potrei continuare citando altri esempi ma mi pare superfluo. La tendenza in atto da molti decenni, e che ha subito un’accelerazione dopo il crollo del Muro di Berlino, è di una progressiva erosione del concetto di Nazione e di identità dei singoli popoli. La globalizzazione funge da immenso frullatore, in cui tutto si mischia e si confonde fino a diventare neutrale, uniforme, omologato. Questo processo è antitetico rispetto alla storia dell’Uomo e all’essenza della Natura che si basa non sulla standardizzazione ma sul proliferare della diversità come fonte di ricchezza sia culturale che biologica.

La grande novità degli ultimi anni è che sempre più persone non considerano più la globalizzazione nella sua attuale forma come un processo ineluttabile e a esserlo non sono i “no-global” della prima ora ma rappresentanti della borghesia, di quell’opinione pubblica moderata, di esponenti del centrodestra e del centrosinistra che non propongono soluzioni estreme ma che, in coscienza, sentono l’esigenza e talvolta il dovere morale di dire basta e di rivendicare la difesa della propria peculiarità nazionale, linguistica, identitaria. Rappresentano, costoro,gli anticorpi della globalizzazione e non propongono un ritorno al nazionalismo (come invece lasciano intendere i loro detrattori), bensì la ricerca di una diversa e più armoniosa collaborazione fra i popoli e la supremazia di valori che sembravano acquisiti – come la democrazia popolare – e che ora non lo sono più.  Sono di destra? Di sinistra? Apolitici? Poco importa, gli orientamenti politici sono molto diversi, non però l’esigenza che accomuna i“neosovranisti”: quella di tornare ad essere padroni del proprio destino e di continuare a credere nella supremazia della volontà popolare, in evidente rottura con l’approccio ultraélitario che accomuna l’establishment internazionalista.

Una sfida che, naturalmente, è politica ma anche culturale; con una distinzione importante. Mentre nel mondo politico stanno emergendo leader e partiti, talvolta con grande successo elettorale, il fermento culturale resta indefinito nei suoi connotati e nelle forme in cui si esprime; oscilla tra l’esigenza di occupare lo spazio dell’informazione, soprattutto sul web, e l’ambizione di dare profondità e struttura al pensiero, che però si esprime attraverso singoli autori che non interagiscono fra loro e che finora non sono stati capaci di dare vita a un vero e proprio movimento di idee.

Questa, però, è una necessità ineludibile: se, come tutto sembra suggerire, la spinta neosovranista ha l’ambizione e il desiderio di essere duratura, dovrà generare anche una corrente culturale e di pensiero, che metta in rete personalità e menti oggi slegate e che sia, per sua natura, il laboratorio capace di dare profondità e lungimiranza a questa istanza, nell’ambito di un duplice percorso: fortemente identitario da un lato ma al contempo fortemente cooperativo a livello internazionale. E non è una contraddizione: si tratta di creare un collante tra pensatori di diverse culture che credono nella valorizzazione della propria identità ma che sono consapevoli di poter incidere davvero se sapranno creare sponde, occasioni di incontro e di cooperazione con intellettuali di altri Paesi che condividono la loro stessa ambizione. I liberi pensatori che hanno avuto il coraggio di esporsi personalmente oggi devono trovare la forza di trasformarsi in un vero movimento. Di iniziare un percorso comune, polifonico nell’identità ma solidale e coeso nelle intenzioni.