La guerra che sta per cominciare sarà l’ultima

Un articolo di John Pilger per dare una idea precisa di quello che sta accadendo mentre siamo ubriacati da tutta una serie di fatti di cronaca, e problemi ventilati dai pennivendoli come assolutamente centrali – i vitalizi dei parlamentari, il degrado di Roma, la sfacciataggine degli immigrati che gettano il cibo, mentre la minaccia che incombe su di noi, intendo noi italiani – che abbiamo installate in Italia 70 bombe nucleari – è quella di un conflitto nucleare, l’ultimo possibile, a causa della demenza dei “dominatori del pianeta” o almeno così pensano loro.

Unico appunto a John Pilger, chiamare Trump fascista; purtroppo non pare che il presidente americano abbia una qualche ideologia, almeno si tratterebbe di un sistema di idee. Ha di certo una mentalità pragmatica, per quello in campagna elettorale ha parlato di difesa della famiglia e di tagliare i finanziamenti a Planned Parenthood, di rimpatrio della produzione industriale, e lo ha fatto, poi ha parlato di interrompere le ostilità con la Russia e non lo ha fatto, sempre per lo stesso pragmatismo, vista la grande opposizione delle élite finanziaria e militare. E sempre per pragmatismo, ossia per scongiurare un impeachment, ha lanciato 59 missili sulla Siria, in base alla bufala dell’attacco chimico di Assad, e ultimamente, dopo aver firmato le nuove sanzioni contro la Russia per la ridicola montatura del Russiagate lo ha fatto solo per non contraddire una schiacciante maggioranza, repubblicani e democratici in coro, salvo poi i giorni seguenti dichiarare il Russiagate una solenne stupidaggine. Ci riuscite a vedere una linea in tutto ciò? Purtroppo si capisce solo una cosa: che non è lui a comandare. E questo è ciò che rende la situazione estremamente pericolosa, non solo quella degli USA; la nostra.

Sulla spiaggia 2017 – La Chiamata alla Guerra Nucleare

Il capitano del sottomarino US dice, “Dovremo tutti morire un giorno, qualcuno prima, qualcuno dopo. Il guaio è sempre stato che non sei mai pronto, perché non sai quando sarà. Be’, ora lo sappiamo e non c’è niente che ci possiamo fare.”

Dice che sarà morto a Settembre. Per morire ci vorrà una settimana, anche se nessuno può esser sicuro. Gli animali vivranno più a lungo di tutti.

La guerra era finita in un mese. I protagonisti furono Stati Uniti, Russia e Cina. Non è chiaro se sia iniziata per sbaglio. Non ci fu vincitore. L’emisfero nord è ora contaminato e senza vita.

Un velo di radioattività si sta muovendo verso Australia e Nuova Zelanda, Sudafrica e Sudamerica. Entro Settembre le ultime città e gli ultimi villaggi soccomberanno. Come a nord, la maggior parte degli edifici rimarranno intatti, alcuni illuminati dagli ultimi bagliori di luce elettrica.

Questo è come finisce il mondo

Non con un’esplosione, ma con un sussurro

Queste righe dal poema di T.S. Eliot «Gli Uomini Vuoti» appaiono all’inizio del romanzo «L’ultima spiaggia» di Nevil Shute, che mi ha lasciato quasi in lacrime. Le note di copertina dicevano lo stesso.

Pubblicato nel 1957 al culmine della Guerra Fredda quando troppi scrittori tacevano intimiditi, è un capolavoro. Dapprima il linguaggio suggerisce una raffinata reliquia; eppure niente che io abbia mai letto sulla guerra nucleare è più chiaro nel fare un avvertimento. Nessun libro è più urgente.

Qualche lettore ricorderà il film di Hollywood in bianco e nero interpretato da Gregory Peck nelle vesti del comandante della marina statunitense che porta il sottomarino verso l’Australia, in attesa che lo spettro silente e informe discenda sull’ultimo del mondo vivente.

Ho letto Sulla Spiaggia per la prima volta l’altro giorno, finendolo nel momento in cui il Congresso US passava una legge per dichiarare guerra economica alla Russia, la seconda più letale potenza nucleare al mondo. Non c’era ragione per questo voto folle, eccetto la promessa di depredare.

Le “sanzioni” sono anche destinate all’Europa, principalmente alla Germania, che dipende dalla gas naturale russo e alle compagnie europee che fanno legittimi affari con la Russia. In ciò che è passato come dibattito a Capital Hill, i senatori più garruli non hanno lasciato dubbi che l’embargo era disegnato per forzare l’Europa a importare il costoso gas americano.

Il loro scopo principale sembra la guerra – la vera guerra. Una provocazione tanto estrema non suggerisce altro. Sembra che la desiderino, anche se gli Americani hanno poca idea di cosa sia la guerra. La Guerra Civile del 1861-1865 è stata l’ultima sul loro territorio. Guerra è quello che gli Stati Uniti fanno ad altri.

L’unica nazione ad aver usato armi nucleari contro esseri umani, hanno da allora distrutto schiere di governi, molti dei quali democrazie, e raso al suolo intere società – i milioni di morti in Irak erano una frazione della carneficina fatta in Indocina, quella che il Presidente Reagan ha chiamato “una nobile causa” e il Presidente Obama ha rivisitato come la tragedia di un “popolo eccezionale”. E non stava parlando dei vietnamiti.

Facendo delle riprese l’anno scorso al Lincoln Memorial di Washington, ho sentito una guida del Servizio Parchi Nazionali impartire una lezione a un gruppo scolastico di adolescenti. “Ascoltate,” ha detto. “Abbiamo perso 58.000 giovani soldati in Vietnam, e sono morti per difendere la vostra libertà.”

Con un colpo, la verità è stata invertita. Nessuna libertà è stata difesa. La libertà è stata distrutta. Un paese di contadini è stato invaso e milioni di persone sono state uccise, mutilate, depredate, avvelenate; 60.000 tra gli invasori hanno perso la vita. Ascoltate, davvero.

Si opera una lobotomia su ogni generazione. I fatti sono rimossi. La storia è recisa e rimpiazzata con quello che il Times chiama “un presente eterno”. Harold Pinter lo ha descritto come la «manipolazione globale del potere, che si maschera da forza per il bene universale, un brillante, persino arguto, atto di ipnosi perfettamente riuscito [ciò che significa] che non è mai accaduto. Niente è mai accaduto. Anche mentre accadeva non stava accadendo. Non aveva importanza, Non aveva interesse».

Quelli che si professano liberali o tendenziosamente “di sinistra” sono avidi protagonisti in questa manipolazione, e il suo lavaggio di cervello, che oggi si converte in un nome: Trump.

Trump è un pazzo, un fascista, una vittima d’inganno della Russia. È anche un regalo per i “cervelli liberali imbalsamati nella formaldeide della politica d’identità”, ha scritto memorabilmente Luciana Bohne. L’ossessione con l’uomo Trump – non Trump come sintomo e caricatura di un sistema perdurante – indica un gran pericolo per tutti noi.

Mentre perseguono le loro agende fossilizzate anti-Russia, media narcisistici come il Washington Post, la BBC e il Guardian sopprimono l’essenza della più importante storia politica del nostro tempo, mentre fomentano alla guerra in un modo di cui non ho ricordo in tutta una vita.

Il 3 agosto, in contrasto con l’ampio spazio data dal Guardian all’idiozia che i Russi abbiano cospirato con Trump (ci ricorda la diffamazione dell’estrema destra di John Kennedy quale “agente sovietico”), il giornale ha seppellito a pagina 16 la notizia che il Presidente degli Stati Uniti sia stato forzato a firmare il progetto di legge che dichiara guerra economica alla Russia. Diversamente da altre sottoscrizioni di Trump, questa è stata condotta in virtuale segretezza e attaccata da Trump stesso come “chiaramente incostituzionale”.

È in corso un colpo di stato contro l’uomo alla Casa Bianca. E questo non perché sia un essere odioso, ma perché ha chiaramente detto che non vuole la guerra con la Russia.

Un barlume di salute mentale, o semplice pragmatismo, è anatema per i manager della “sicurezza nazionale” che custodiscono un sistema basato su guerra, sorveglianza, armamenti, minacce e capitalismo estremo. Martin Luther King li chiamava “i grandi fornitori di violenza nel mondo d’oggi”.

Hanno circondato la Russia e la Cina di missili e di un arsenale nucleare. Hanno usato dei neo-nazisti per installare un regime instabile e aggressivo al confine con la Russia (in Ucraina ndr) – il modo attraverso il quale Hitler ha invaso, causando la morte di 27 milioni di persone. Il loro fine è smembrare la moderna Federazione Russa.

In risposta, “partnenariato” è una parola usata incessantemente da Vladimir Putin – qualsiasi cosa, sembra, che possa fermare la spinta zelante verso la guerra con gli Stati Uniti. L’incredulità in Russia può essersi mutata in paura e forse in una certa risolutezza. I Russi hanno quasi certamente simulato contrattacchi nucleari. Raid aerei di esercitazione non sono infrequenti. La storia insegna loro a stare pronti.

La minaccia è simultanea. La Russia è la prima, la Cina è seconda. Gli Stati Uniti hanno appena terminato un enorme esercitazione militare con l’Australia conosciuto come Talismano Sciabola. Hanno messo alla prova un blocco dello Stretto di Malacca e del Mare della Cina del Sud attraverso il quale passano le linee vitali economiche della Cina.

L’ammiraglio comandante della flotta statunitense nel Pacifico ha detto che, “se richiesto”, bombarderebbe la Cina col nucleare. Il fatto che dica una cosa del genere pubblicamente nell’attuale perfida atmosfera comincia dar realtà alla finzione di Nevil Shute.

Niente di tutto ciò è considerato notizia. Nessuna connessione vine fatta, mentre si commemora la carneficina di Passchendaele di un secolo fa. L’onesto reportage non è più il benvenuto nella maggior parte dei media. I tromboni parolai dominano, in veste di opinionisti: gli editori fanno i manager dell’informazione-spettacolo o della linea di partito. Dove una volta c’era spazio per il vice-redattore, ora si scatena il cliché dell’opinione personale. I giornalisti che non si adeguano sono defenestrati.

L’urgenza ha molti antecedenti. Nel mio film, La Guerra Ventura alla Cina, John Bordne, un membro di una squadra di combattimento delle forze aeree statunitensi con base a Okinawa, Giappone, descrive come nel 1962 – durante la crisi dei missili a Cuba – fu ordinato a lui e ai suoi colleghi di “lanciare tutti i missili” dalle loro basi.

Armati di testate nucleari, i missili erano diretti sia verso la Cina che la Russia. Un giovane ufficiale si oppose, e l’ordine fu poi annullato – ma solo dopo aver ricevuto pistole di servizio con l’ordine di sparare agli altri della propria squadra se non si fossero “sottomessi”.

Al culmine della Guerra Fredda, l’isteria anti-comunista negli Stati Uniti era tale che gli ufficiali US ufficialmente in Cina per lavoro furono accusati di tradimento e saccheggiati. Nel 1957 – l’anno in cui Shute ha scritto Sulla Spiaggia – nessun ufficiale del Dipartimento di Stato poteva parlare la lingua della nazione più popolosa al mondo. Gli interpreti in Mandarino erano epurati con censure che rimandano alla proposta di legge che il Congresso ha appena passato, contro la Russia.

La proposta è bipartisan. Non c’è differenza sostanziale fra Democratici e Repubblicani. Le parole “destra” e “sinistra” sono prive di significato. La maggior parte delle moderne guerre americane non sono state dichiarate da conservatori, ma da democratici liberali.

Al termine della sua presidenza, Obama vanta un record di sette guerre intraprese, inclusa la più lunga guerra d’America e una campagna senza precedenti di assassinii extragiudiziali – omicidi – tramite droni.

In questo ultimo anno, secondo uno studio del Consiglio Affari Esteri, Obama, il “riluttante guerriero liberale”, ha sganciato 26.171 bombe – tre bombe ogni ora, 24 ore al giorno. Avendo promesso di “liberare il mondo” dalle armi nucleari, il Premio Nobel Laureato ha costruito più testate nucleari di qualsiasi presidente dalla Guerra Fredda.

Trump al confronto è un rammollito. È stato Obama – con accanto il suo Segretario di Stato Hillary Clinton – che ha distrutto la Libia come stato moderno e lanciato l’assalto umano all’Europa. A casa, gruppi di immigranti lo conoscevano come il “deportatore-capo”.

Uno degli ultimi atti di Obama come presidente è stato firmare una proposta legge che ha assegnato un record di 618 miliardi di dollari al Pentagono, come riflesso della dolorosa ascesa del militarismo fascista nel governo degli Stati Uniti. Trump lo ha sottoscritto.

Sepolto nei dettagli era la fondazione di un “Centro per Analisi e Risposta dell’Informazione”. È il ministero della verità. Suo compito è fornire una “narrazione ufficiale dei fatti” che ci preparerà nell’eventualità di una guerra nucleare – se glielo permetteremo.

Traduzione di Stefano Dominici

John Pilger, “On The Beach 2017. The Beckoning of Nuclear War”, 4 August 2017
http://johnpilger.com/articles/on-the-beach-2017-the-beckoning-of-nuclear-war