IL FURTO DEL DEBITO PUBBLICO

Il debito pubblico è l’argomento oramai entrato nel lessico di ogni italiano. Tutti ne parlano. I più evoluti, che parlano con grande convinzione e poi alzano la voce come contro un bifolco che non vuole capire, arrivano sempre alla famosa frase, cavallo di battaglia dei politici disonesti o cretini: “Ma ti rendi conto che i nostri nipoti nasceranno con un debito di 40000 euro sulle spalle?”

A dire il vero questa enorme scempiaggine (del debito pubblico che dovrebbe essere ripagato da ogni italiano) è stato il tema del cartellone digitale apparso in diverse stazioni italiane, a cura dell’Istituto Bruno Leoni, con l’evidente disonesto intento di seminare il panico fra gli elettori per influenzare il voto del 4 marzo dato che i sondaggi davano in crescita i partiti di opposizione all’establishment.

Questa operazione di procurato allarme ci ha dato fra l’altro l’occasione di pubblicare in forma permanente nella nostra home page il numeratore della cifra che l’Italia versa all’Unione Europea dal 2010, per chiarire che l’Italia nei confronti della stessa è contributore netto e non certo un paese in ginocchio bisognoso di aiuti in quanto sull’orlo del default.

Volete capire bene come sia la questione del famigerato debito pubblico italiano?

Dunque vi chiediamo una mezz’oretta di tempo per ascoltare Guido Grossi, giurista ed ex manager BNL, ripreso il 21 settembre scorso, a Roma, dalle telecamere di Byoblu, all’evento “Finanza al servizio della Politica, un approccio responsabile a Risparmio e Investimenti”, evento organizzato dal Centro Studi della “Confederazione Sovranità Popolare”.

Rimarrete sbalorditi di come sia semplice la questione e soprattutto come sia anni luce lontana dalle fandonie che ci hanno raccontato da trent’anni a questa parte.